Erano da poco passate le 9 del mattino in Israele quando a Tel Aviv è immediatamente scattato l’allarme: un aereo di linea con 150 passeggeri a bordo decollato da Dubai e atteso proprio nello scalo della capitale economica israeliana, è risultato scomparso dai radar. Poco prima, l’equipaggio ha dichiarato un’emergenza con il codice 7500, quella cioè usata per segnalare i dirottamenti. La situazione è apparsa subito confusa, anche perché dall’aereo è arrivato anche un segnale codice 7700, quello cioè riguardante un allarme più generico e confacente un problema di natura tecnica oppure un’emergenza medica. La mancanza di una certa chiarezza sulla dinamica, unita anche all’inversione di rotta visualizzata sui radar mentre il velivolo era nello spazio aereo saudita, ha destato ulteriore preoccupazione. Il medio oriente ha trattenuto il fiato: l’idea, in una fase già piuttosto drammatica e convulsa, di tornare ad assistere alla stagione dei dirottamenti aerei potrebbe rappresentare di per sé un evento drammtico. Alla fine però, il peggio questa volta non si è verificato: l’aereo, intorno alle 10:00, è atterrato in un aeroporto saudita e non sono state registrate vittime. Ma non è possibile al momento derubricare tutto a un false allarme o a un banale incidente: quanto sta emergendo, denota come in medio oriente e in Israele in particolare può bastare la minima scintilla per creare una tensione difficile poi da contenere ed arginare.
Cosa è successo a bordo dell’aereo?
Una volta che il velivolo operato dalla compagnia FlyDubai ha toccato terra, sono progressivamente usciti i tanto attesi dettagli. Sono stati i media israeliani i primi lanciare le indiscrezioni, parlando di un’emergenza dichiarata dall’aereo per via di una non meglio precisata “rissa” a bordo. Con i dispacci di agenzia già sui monitor delle principali redazioni, le autorità saudite hanno raggiunto lo scalo di Tabuk, nella cui pista l’aereo ha terminato la sua corsa. Da qui l’ulteriore fuoriuscita di informazioni, da cui si è appreso che la rissa in realtà ha riguardato i due piloti. Entrambi, per motivi non ancora chiariti, da insulti e minacce sarebbero poi passati alle maniere forti fino a compromettere l’operatività del volo. In un primo momento, si è parlato di un pilota russo e un co pilota ucraino, con quindi possibile riferimento a un litigio causato da discussioni sulla guerra in corso.
L’indiscrezione è stata smentita però dagli stessi media israeliani. Forse, ma non c’è per adesso certezza, i piloti protagonisti della clamorosa rissa hanno nazionalità emiratina ed omanita. Amit Segal, giornalista di Channel 12 in Israele, sui propri canali social ha mostrato la foto di un passeggero con la propria maglietta bianca macchiata di sangue. Circostanza che ha aperto a un’altra ipotesi, quella cioè non di un alterco finito malamente tra i due piloti ma di un tentativo di accoltellamento di uno dei due nei confronti dell’altro e successiva ribellione da parte dei passeggeri volta a scongiurare il peggio. Anche su questo però, al momento è impossibile trovare conferme. Resta il fatto che il velivolo ha cambiato improvvisamente rotta a 90 minuti dall’approccio con lo scalo di Tel Aviv, abbassandosi a quote da subito definite “sospette” dalle autorità israeliane.
La forte tensione in Israele
Netanyahu, ricevuta la notizia di un’emergenza a bordo di un aereo dagli Emirati Arabi Uniti, ha subito convocato una riunione di emergenza con il ministro della Difesa Israel Katz. Nella sede dei servizi di sicurezza di Tel Aviv, premier e titolare della Difesa hanno deciso nel giro di pochi minuti di mettere in allerta l’aviazione ed eventualmente inviare i propri caccia in direzione del velivolo. Telegiornali e giornali online hanno seguito la notizia con le proprie edizioni straordinarie, il Paese intero è entrato in una fase di forte tensione. Anche perché la tratta in cui l’aereo di FlyDubai stava operando non passa certo inosservata: i voli che collegano Israele con Dubai e con Abu Dhabi sono figli diretti degli accordi di Abramo e quindi del riconoscimento emiratino di Israele, costituendo un potenziale bersaglio terroristico. Inoltre, proprio pochi giorni fa è emersa l’indiscrezione di un viaggio non reso pubblico di Netanyahu ad Abu Dhabi per incontrare il presidente emiratino Mohammed Bin Zayed.

Impossibile, in poche parole, non pensare al peggio. E anche quando la situazione si è ridimensionata il governo non ha smesso di seguire il fatto come un possibile attacco terroristico. La Difesa israeliana vuole capire cosa è realmente successo e, in particolare, comprendere le ragioni dell’eventuale accoltellamento di uno dei due piloti. Il sospetto, così come rilanciato da diversi giornalisti israeliani, è che chi ha avviato la rissa volesse far precipitare l’aereo. Non si sa se per ragioni personali oppure per un atto politicamente motivato. Resta il fatto che, non appena si è diffusa la notizia di un velivolo lontano dalla rotta originaria, Israele ha tremato e non poco. Segno di un Paese che rimane ancorato a una tensione oramai tanto diffusa quanto quasi “strutturale”, lì dove il clima di guerra perenne sembra destinato ancora per lungo tempo a influenzare emotività e stato d’animo dell’opinione pubblica. Circostanza quest’ultima da non sottovalutare in una fase, come quella attuale, di intensa campagna elettorale.
Il caso è diventato anche politico
E a proposito della campagna elettorale, l’episodio non ha mancato di alimentare importanti polemiche politiche tra rappresentanti del governo e membri dell’opposizione. Nei giorni scorsi il premier Netanyahu ha parlato di “minacce importanti” contro il Paese in vista del voto, con l’obiettivo di influenzare l’esito elettorale. Oggi ovviamente, diversi esponenti della maggioranza hanno ripreso quelle parole con l’intento di dimostrare la veridicità degli avvisi di Netanyahu: “Quanto accaduto in queste ore – ha dichiarato Itamar Ben Gvir, ministro della Pubblica Sicurezza e leader del partito ultranazionalista Potere Ebraico – dimostra la necessità di Israele di allargare le operazioni militari nella regione”. Dal canto suo Yair Lapid, tra gli esponenti di spicco dell’opposizione, ha messo in dubbio questa ricostruzione: “Dopo che Netanyahu ha parlato di pericoli imminenti durante la campagna elettorale – ha detto – ho chiesto e ottenuto un incontro con lui per capire di cosa parlava. Ma non ha fatto minimamente menzione di un incidente aereo, dunque la minaccia di cui ha parlato è qualcosa di diverso da ciò che è successo oggi”.
Fonti:
https://www.jpost.com/international/article-910155
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