Trump boccia il piano di pace proposto dall’Iran. E tutto ritorna nel buio. Motivo: non è in linea con quel che pretende il presidente americano, non pago di aver fatto strame di un Paese senza nessun motivo, ché la fantomatica atomica iraniana era un’invenzione propagandistica, smentita peraltro dalla sua stessa amministrazione.

Nello stesso giorno, tempistica perfetta, il Regno Unito ha annunciato di aver arrestato cinque individui che si preparavano ad attentare alla base della Royal Air Force (RAF) di Fairford, che ospita velivoli americani e dalla quale sono partiti alcuni dei bombardieri che hanno partecipato all’aggressione statunitense all’Iran.
Ovviamente, i sospetti si sono tutti appuntati sull’Iran, sigillando come inevitabile il niet di Trump al piano di Teheran e alimentando la crociata anti-iraniana, che spinge per una ripresa dei bombardamenti.
Al di là della tempistica, risulta interessante anche lo svolgimento dei fatti. L’allarme è stato lanciato da una contadina locale che, tornando a casa da una festa, si è vista la strada bloccata da tre furgoni, che sbarravano anche il viottolo che porta alla sua fattoria. Visto che non poteva passare, la signora ha fatto dietrofront ma, voltandosi, ha notato cinque uomini sospetti e ha allertato la polizia, che ha poi arrestato tutti.
Così i sinistri attentatori appaiono niente più che un manipolo di imbranati che ha fatto di tutto per farsi scoprire, particolare che fa il paio con la Sicurezza di una delle basi più sorvegliate del pianeta, che evidentemente aveva droni e telecamere in catalessi (si tenga presente che, nel giugno del 2025 degli attivisti pro Palestina hanno fatto un’incursione in una base della RAF, imbrattando di rosso sangue due velivoli, precedente che ha sicuramente spinto le autorità a incrementare le misure di sicurezza delle basi del Regno Unito).
Inoltre, desta perplessità la bizzarra circostanza che ha visto il subitaneo rilascio su cauzione dei detenuti, come se fossero stati arrestati per una sbronza molesta e non per un attentato alla sicurezza nazionale e internazionale.

Tutto strano in questa vicenda, tanto da urgere che sia presto steso un velo pietoso, ma non sembra che sarà così nonostante le dichiarazioni del ministro della Difesa britannico Wes Streeting secondo il quale, ad oggi, sarebbe “molto imprudente” per lui speculare sulle motivazioni dei presunti attentatori (quindi anche su eventuali mandanti).
Purtroppo, da tempo la propaganda, e tutto quel che gli è connesso, ha preso una piega bizzarra, relegando nel dimenticatoio quella molto più sofisticata del passato, che era riuscita, ad esempio, a far passare come ordigni diretti a colpire i bambini afghani, cammuffandoli da giocattoli, le mine anti-uomo russe, peraltro una copia sovietica delle mine anti-uomo americane disseminate in abbondanza in Vietnam. Oggi basta un annuncio delle autorità a fare della versione ufficiale un dogma di fede, indiscutibile e inappellabile.
L’annuncio di Trump, che ha dichiarato che l’intelligence Usa e quella britannica seguivano da tempo i cinque scappati di casa, chiude la vicenda. Peraltro, se li seguivano da tempo, perché hanno aspettato che caricassero gli ordigni sui furgoni – che di questo presumibilmente si tratta (che altro, altrimenti?) – e si portassero a ridosso della base, mettendo a repentaglio i cittadini britannici che avrebbero potuto subire danni da un’esplosione imprevista che avrebbe potuto avvenire per via?
E perché, se li seguivano da tempo, controllando presumibilmente tutto quel che facevano o con chi erano in contatto (le intelligence in questione sono attrezzate allo scopo), stanno ancora indagando per cercare di capire chi sono e chi li ha mandati?
Tante, insomma, le stranezze, precedute dal bizzarro avvertimento del ministro degli Esteri britannico Ed Miliband che, rivolgendosi al suo omologo iraniano, lo ha avvertito che il suo Paese non avrebbe tollerato attività “ostili” di Teheran sul proprio territorio.
Accadeva venerdì scorso ai margini della riunione plenaria dell’Onu, due giorni prima del misfatto. E l’Iran, in cerca di un “sì” da Trump alla sua proposta, avrebbe permesso a una cellula di imbranati di fare esattamente quanto paventato dal ministro britannico. E proprio nel giorno in cui attendeva il sospirato placet a un piano di pace che avrebbe ridato respiro a un Paese che l’Occidente sta tentando di strangolare…

Inutile dire che l’Iran ha smentito ogni coinvolgimento nella vicenda, ma conta nulla. Se saranno confermati o meno i sospetti dipenderà dall’interesse del momento, attuale o futuro: infatti, la rivelazione su un asserito coinvolgimento iraniano può essere tenuta in serbo per sabotare un’ulteriore possibilità di pace per il Medio oriente.
Già, perché non è ancora detta l’ultima parola. Nonostante il niet, Trump ha rilanciato, affermando che i negoziati – ovviamente indiretti – con l’Iran proseguiranno in questa settimana, opzione che Teheran ha smentito, aggiungendo che sono preparati a ogni scenario, anche la “guerra apocalittica” minacciata dal presidente americano nel discorso tenuto alla riunione generale dell’Onu (dichiarazione che evidenzia l’attuale triste destino delle Nazioni Unite, create per ricomporre le controversie internazionali evitando i conflitti…).

In attesa, l’Iran sta lottando per contrastare l’embargo della sua aviazione civile dagli aeroporti internazionali imposto dagli States. Ciò incrementa la già dilagante conflittualità mediorientale. Le milizie irachene filo-iraniane, ad esempio, hanno già dichiarato che contrasteranno, attraverso sit-in, l’embargo decretato obtorto collo dal proprio governo.
Baghdad sta pietendo da Washington un’esenzione dalla direttiva; se non sarà concessa, com’è avvenuto finora, potrebbe esplodere una nuova guerra civile nel già martoriato Paese mediorientale… Proprio adesso che le truppe americane stanno abbandonandolo dopo due decenni di gravosa occupazione.
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