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Politica

Germania e Russia tornano a parlarsi: gli scenari dopo l’incontro Wadhepul-Lavrov

Quando Germania e Russia si parlano, dialogano i due cuori pulsanti di due parti d'Europa inevitabilmente complementari.

Il recente colloquio di New York tra i ministri degli Esteri di Germania e Russia, Johann Wadhepul e Sergej Lavrov, avvenuto sabato 26 settembre a latere dell’Assemblea Generale dell’Onu, è da registrare come una notizia non secondaria, per almeno tre motivi. In primo luogo, per il fatto stesso che le diplomazie di Mosca e Berlino hanno visto l’incontro ai più alti livelli dall’invasione russa dell’Ucraina in una fase critica delle relazioni bilaterali. Non era scontato. In secondo luogo, perché per la prima volta i responsabili della politica estera dei governi di Friedrich Merz e Vladimir Putin hanno potuto avere un confronto diretto sulle rispettive posizioni ritenute critiche per la sicurezza nazionale e la proiezione futura dei rispettivi Paesi. Infine, non è da sottovalutare, perché il teatro dell’Onu diventa, per una volta, arena di confronto e non agone dove è possibile pensare a qualche forma di scenario diplomatico.

Una rondine non fa primavera, chiaramente. E tra Berlino e Mosca le ruggini ci sono, notevoli e consolidate: in questi anni, da un lato, la Russia ha spesso indicato nei Paesi europei e nel loro sostegno all’Ucraina invasa un fattore determinante per l’escalation delle tensioni in Europa, ha condannato le politiche di sanzioni crescenti e il riarmo del Vecchio Continente; la Germania ha convintamente sostenuto Kiev con armi e appoggio finanziario, secondo l’Ukraine Support Tracker è il secondo contributore allo sforzo bellico di Kiev dopo gli Usa con quasi 25 miliardi di dollari di aiuti militari forniti in quattro anni, ha riorientato le sue attenzioni strategiche indicando nella Russia un avversario primario per l’Europa e con due governi (Olaf Scholz e Friederich Merz) ha consolidato questa posizione.

Parimenti, entrambi i Paesi hanno avuto un problema strategico nel tramonto della sostanziale convergenza e complementare relazione politica e geo-economica che aveva portato negli anni scorsi all’integrazione della “GeRussia”, alimentata dalle convenienti forniture di gas russo a Berlino e alla sua industria e all’ingresso di beni a alto valore aggiunto e investimenti germanici in Russia. Il quadro emerso da quattro anni e mezzo di guerra in Ucraina, segnati dalla fine della relazione complementare sul piano energetico, dal caso del sabotaggio di Nord Stream, dalle accuse tedesche di operazioni di guerra ibrida nel Paese da parte della Russia dopo il recente caso dei droni di Lipsia, i continui moniti della diplomazia russa contro l’Europa e da una lunga serie di provocazioni, hanno esasperato i toni e sostanzialmente azzerato il dialogo su un asse un tempo cruciale per la stabilità dell’Europa.

La inevitabile necessità del dialogo russo-tedesco

Quella russo-tedesca è stata una convergenza d’interessi che a lungo ha prodotto risultati politici importanti e di cui trasversalmente la politica tedesca, dalla Cdu di Wadhepul e del cancelliere Merz alla Spd che fu di Gerhard Schroeder, si è interessata. Oggi lo scenario interno a Berlino è cambiato, anche se davanti ai sondaggi rispetto alle forze storicamente maggioritarie emerge la pressione di un partito, la destra dell’Afd, che con la Russia promuove invece un atteggiamento dialogante e nutre i suoi consensi anche sulla critica delle ricadute economico-industriali di una fase critica per il modello tedesco di sviluppo di cui le tensioni post-Ucraina hanno accentuato le contraddizioni.

Anche la Russia, peraltro, nonostante i toni orgogliosi spesso mostrati dai suoi dirigenti, Lavrov incluso, vive delle turbolenze che vanno osservate: la perdita sostanziale dei mercati energetici europei è un fatto consolidato che cambia il modello di sviluppo dell’industria gasiera e petrolifera di Mosca e, inoltre, il potenziamento del riarmo europeo va di pari passo a un sostegno a Kiev che in questa fase Paesi come la Germania non intendono ridimensionare. Di poche settimane fa, ad esempio, le notizie che Berlino contribuirà a fornire 600 intercettori Patriot all’Ucraina, cui seguiranno i 1.000 garantiti con l’appoggio europeo.

Ciononostante, l’incontro diplomatico c’è stato. Nulla di risolutivo, sia chiaro: se sia sul lato russo che su quello tedesco il bilaterale Lavrov-Wadhepul è stato commentato senza clamore e sicuramente non c’era nemmeno attesa per una svolta risolutiva. Le distanze restano nette, la sfiducia reciproca è ai massimi. Ma la prospettiva politica che potrebbe schiudere e l’idea di un’apertura a una fase di minore tensione nei rapporti di diplomazie non va esclusa.

Un incontro politico dal valore strategico

Va sottolineato che nel quadro dell’isolamento internazionale imposto alla Russia dopo l’aggressione all’Ucraina, Wadhepul è solo il terzo ministro degli Esteri di un Paese Ue a incontrare Lavrov. Prima di lui, frequenti erano i contatti tra Péter Szijjárto, ministro degli Esteri dell’ex premier ungherese Viktor Orban, e lo stesso Lavrov che l’ha spesso ospitato a Mosca. E dopo il cambio di governo a Budapest, resta nell’esecutivo slovacco di Robert Fico il capo della diplomazia Juraj Blanar, che a sua volta ha avuto più confronti con Lavrov nel triennio seguito al ritorno al potere di Direzione – Socialdemocrazia e della sua coalizione a Bratislava.

In tal senso, la Germania e la Russia possono provare a capire come, nel nadir delle rispettive relazioni bilaterali, si possa trovare una strada per salvare quantomeno la possibilità di un confronto politico dopo anni di gelo. Nella consapevolezza che una relazione tanto cruciale per l’Europa e la sua sicurezza non possa essere lasciata tramontare senza correre rischi di un progressivo processo di perdita del baricentro.

Vien da dire che quattro anni e mezzo per un colloquio del genere sono stati un tempo d’attesa fin troppo lungo. Germania e Russia probabilmente sono destinati a essere distanti e meno integrati; rivali e non partner come un tempo.

Scenari di sicurezza

La sicurezza europea potrebbe tenere sempre più conto della necessità della deterrenza verso Mosca e l’arrocco russo sulla ricerca di vantaggi territoriali e politici in Ucraina può aver cambiato e guastato sul lungo periodo il paradigma geopolitico del Vecchio Continente. Ma la soglia tra il confronto e lo scontro si fa sempre più sottile ed è bene ricordare che quando la Germania e la Russia sono arrivate su fronti opposti, il mondo ha tremato. Fu così nella Guerra dei Sette Anni (1756-1763), quando la Prussia e la Russia si combatterono duramente e fu così, soprattutto, nella due guerre mondiali del Novecento. L’ipotesi di uno scontro totale, ad oggi, sembra molto remota. Ma quantomeno la diplomazia può essere la via per prevenirla.

Quando Germania e Russia si parlano, dialogano i due cuori pulsanti di due parti d’Europa inevitabilmente complementari. Ad oggi, il sunto del meeting Lavrov-Wadhepul sta nel fatto che il dialogo ci sia stato più che nei (magri) risultati concreti. In un’Europa dove le tensioni strategiche hanno fatto sì che ciò che ieri era ritenuto impossibile e irrealistico ora è quantomeno da rubricare come improbabile, come l’ipotesi di un conflitto cinetico, rassegnarsi all’inevitabile degrado delle relazioni è una scelta che nessuno può permettersi. E il bilaterale avrà avuto un ruolo se creerà la base per un confronto, sotterraneo e palese, capace di ricostruire una fiducia in frantumi tra due attori inevitabilmente chiamati a confrontarsi sul futuro dell’Europa. Anche nelle fasi di massima distanza reciproca.

Fonti

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