Il mondo è sempre più scosso da crisi energetiche che si manifestano a più latitudini e dopo l’Est europeo e Hormuz, eccone potenzialmente un’altra nella sponda meridionale del Mediterraneo: la Libia. Secondo la stampa locale, il personale della Petroleum Facilities Guard (PFG) – corpo incaricato della sorveglianza e della tutela degli impianti petroliferi libici – e un gruppo armato hanno chiuso una valvola dell’oleodotto Sharara, un’infrastruttura tra le più importanti del Paese per il trasporto di greggio, che conduce alla raffineria di Zawiya. La National Oil Corporation (NOC), compagnia statale degli idrocarburi, ha dichiarato che se lo stop ai flussi di petrolio dovessero persistere, la fiamma innescata alla raffineria rischia di divampare in un incendio di più vaste dimensioni, capace di bruciare l’approvvigionamento nell’area mediterranea.
I fatti e il perché dello stop
Da inizio settembre i dipendenti della Petroleum Facilities Guard incrociano le braccia e scendono in piazza per chiedere paghe più consistenti nonché maggiori risorse e strumenti per gestire le infrastrutture dell’oro nero. La protesta, però, non riguarda soltanto le condizioni di lavoro, ma anche la governance della loro organizzazione: la PFG è un apparato dipendente dal ministero della Difesa e ciò che agognano i lavoratori è il passaggio sotto l’egida della National Oil Corporation. Il fatto di divenire una propaggine della società pubblica permetterebbe al personale della PNG di beneficiare dei finanziamenti destinati alla filiera dell’oro nero e, indirettamente, questo garantirebbe loro un miglioramento delle condizioni economiche e di operatività lavorativa.
A seguito degli impegni disattesi da parte dell’esecutivo, i lavoratori hanno preso la decisione di passare all’azione chiudendo la valvola 7 dell’oleodotto che trasporta il greggio dal giacimento di Sharara fino a Ovest di tripoli, a Zawiya. L’operazione è stata svolta con il supporto di un gruppo armato non identificato, uno dei numerosi di cui purtroppo pullula la Libia dopo essere diventata terreno fertile per milizie terroristiche nell’era post-guerra del 2011.
Il mancato afflusso ha comportato la sospensione di attività di raffinazione e la chiusura di alcuni comparti. A fronte di tale scenario, si è innescato un calo produttivo di oltre 900 mila barili, corrispondente a una perdita ingente in termini di ricavi monetari. I dipendenti della PFG sembrano voler tenere il punto anche se qualche segnale a loro favorevole parrebbe stagliarsi all’orizzonte dopo che il Governo ha annunciato l’approvazione di un decreto volto a equiparare i loro stipendi a quelli delle Forze Armate, implicando de facto un incremento.
La NOC auspica che i volumi produttivi tornino il prima possibile a quelli dell’estate, ma se lo stallo dovesse perdurare, non è escluso il rischio di venir meno agli impegni assunti con i partner commerciali.
Il nuovo focolaio nel cuore del Mediterraneo
La Libia è uno dei principali produttori di petrolio nel continente africano e il Vecchio Continente è il principale acquirente dei barili provenienti da Tripoli, mentre la raffineria di Zawiya è un centro nevralgico per la lavorazione del greggio in Tripolitania.
L’Italia è un Paese importatore di barili di greggio e di derivati petroliferi come benzina e gasolio provenienti dalla Libia, tanto che nel primo trimestre del 2025 ne è stato il primo acquirente con un interscambio commerciale superiore a 2 miliardi di euro. Nello stesso anno, le importazioni di greggio libico sono state pari al 24,3 %, ovvero la percentuale più elevata sul totale delle importazioni.
Ove la sospensione delle attività di Zawya fosse continuativa, i contraccolpi per il nostro Paese e per il settore petrolifero nel Mediteranei si sentirebbero. Una prospettiva che rischia di rendere l’approvvigionamento energetico più fragile di quanto già sia con conseguente vulnerabilità del Vecchio Continente, già alle prese con le crisi che si manifestano a Est.
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Fonti
Armed group shutdown keeps Libya’s largest Zawiya largest refinery disrupted, Turkiye Today, 26 settembre 2026 – https://www.turkiyetoday.com/business/armed-group-shutdown-keeps-libyas-largest-zawiya-refinery-disrupted-3228998;
Refining Unit at Zawiya Refinery halted due to closure of Sharara pipeline valve, The Libya Observer, 26 settembre 2026 – https://libyaobserver.ly/inbrief/refining-unit-zawiya-refinery-halted-due-closure-sharara-pipeline-valve;
Dbeibah decide di equiparare gli stipendi delle guardie degli impianti petroliferi a quelli del personale militare, Al Wast, 27 settembre 2026 – https://www.alwasat.ly/news/478926?utm_source=chatgpt.com;
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