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Spazio

Vivere sulla Luna? Nessun problema, arriva la casa Made in Italy

Due astronauti italiani sulla Luna e oltre 5 miliardi di dollari per l’MPH: il contributo dell’Italia ad Artemis passa dagli equipaggi alle infrastrutture destinate alla superficie lunare
Luna

La Nasa ha annunciato che due astronauti italiani cammineranno sulla Luna. La dichirazione di Jared Isaacman, amministratore dell’agenzia statunitense, che non ha ancora indicato né i nomi degli astronauti né le missioni alle quali saranno assegnati, arriva insieme a un accordo che spiega perché l’Italia avrà un ruolo diretto nelle prossime missioni lunari: Roma fornirà a Washington il Multi-Purpose Habitation module (MPH), un modulo pressurizzato destinato alla superficie lunare e sviluppato da Thales Alenia Space Italia per l’Agenzia Spaziale Italiana.

È attorno a questa struttura che si concentra una parte importante del contributo italiano ad Artemis. Secondo quanto riferito da Isaacman durante la Air, Space & Cyber Conference, l’Italia sta investendo oltre 5 miliardi di dollari per realizzare uno dei primi moduli abitativi destinati alla Luna. Il progetto è ancora in sviluppo, ma a maggio la Nasa ha autorizzato il passaggio verso la Preliminary Design Review, mentre il lancio è attualmente previsto per il 2033.

L’MPH dovrà essere molto più di un semplice ambiente pressurizzato. Il progetto prevede infatti una struttura nella quale gli astronauti possano vivere e lavorare sulla superficie, con una vita operativa stimata in dieci anni e la possibilità di essere spostata sul terreno lunare. È una differenza sostanziale rispetto alle prime missioni Apollo, costruite attorno a permanenze brevi: Artemis sta progettando infrastrutture che possano rimanere sulla Luna e diventare parte delle missioni successive.

Dall’orbita lunare alla superficie

La capacità italiana di costruire habitat per astronauti, del resto, non nasce con l’MPH. Thales Alenia Space Italia è già coinvolta nella realizzazione del Lunar I-Hab, il modulo abitativo europeo destinato al Gateway, la stazione internazionale che sarà posizionata in orbita lunare. Il modulo, costruito a Torino, dovrebbe raggiungere il Gateway con Artemis IV e metterà a disposizione degli equipaggi circa 10 metri cubi di spazio abitabile.

L’esperienza maturata con le strutture pressurizzate per la Stazione Spaziale Internazionale e trasferita al programma Gateway rappresenta quindi una delle basi industriali sulle quali si innesta il progetto lunare dell’ASI. I-Hab porta queste competenze in orbita lunare; con l’MPH, la stessa esperienza viene trasferita sulla superficie. Cambiano le condizioni di lavoro e le esigenze tecniche, ma resta lo stesso obiettivo: mantenere un ambiente abitabile lontano dalla Terra.

È dentro questa stessa architettura che si colloca anche la partecipazione degli astronauti italiani. Luca Parmitano è stato selezionato come pilota di Artemis III, missione prevista per il 2027 che servirà a testare in orbita terrestre le operazioni di rendezvous e docking con i sistemi commerciali destinati alle missioni lunari successive. L’allunaggio umano dell’attuale programma Artemis è invece previsto con Artemis IV nel 2028. I due astronauti annunciati da Isaacman si aggiungono dunque a una presenza italiana che non si limita alla scelta degli equipaggi, ma comprende componenti essenziali dell’infrastruttura.

Per arrivare sulla Luna non basta costruire un habitat

Una volta sulla superficie, infatti, il problema diventa anche quello di muoversi, orientarsi e comunicare ed è per questo che accanto ai moduli abitativi stanno avanzando altri progetti italiani destinati alle operazioni lunari. A luglio l’ASI ha utilizzato i terreni vulcanici dell’Etna per testare il rover ETNA, sviluppato per verificare sistemi di navigazione e autonomia. Il test non riguarda soltanto la capacità di un veicolo di muoversi su un terreno accidentato: sulla Luna l’indipendenza operativa assume un peso maggiore perché i sistemi dovranno operare senza poter contare sulle condizioni e sulle infrastrutture disponibili sulla Terra.

Lo stesso vale per le comunicazioni: l’ASI ha finanziato uno studio di fattibilità per un Lunar Beacon, sviluppato da Thales Alenia Space Italia insieme a Qascom e all’Università di Tor Vergata, con la partecipazione tecnica della Nasa. L’obiettivo è creare un sistema capace di fornire servizi di posizionamento, navigazione, sincronizzazione temporale e comunicazione sulla superficie lunare.

Habitat, mobilità e navigazione rispondono dunque alla stessa esigenza: rendere possibile una permanenza sulla Luna che non dipenda ogni volta da un singolo volo di andata e ritorno. È anche il motivo per cui il Polo Sud lunare è diventato uno dei principali punti di interesse di Artemis.

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Il Polo Sud e la nuova corsa alla Luna

Nelle regioni permanentemente in ombra del Polo Sud potrebbero infatti trovarsi depositi di ghiaccio d’acqua che potrebbe essere utilizzata dagli astronauti e, attraverso processi ancora da sviluppare su scala operativa, trasformata in ossigeno e idrogeno per produrre propellente. La disponibilità di acqua cambierebbe quindi le condizioni logistiche delle future missioni, riducendo almeno in parte ciò che dovrebbe essere trasportato dalla Terra.

È anche qui che entra la competizione con la Cina: Isaacman ha richiamato la missione Chang’e-7 – attualmente prevista per il 2027 – sostenendo che un arrivo troppo tardivo nelle aree considerate più interessanti potrebbe significare trovarle già occupate da altre attività. La questione non riguarda soltanto chi raggiungerà per primo la Luna, ma chi riuscirà a installare infrastrutture utilizzabili per le missioni successive.

Per l’Italia, gli astronauti destinati alla superficie saranno la parte più visibile di questo processo, ma dietro l’annuncio emerge un contributo industriale che parte dai moduli abitativi sviluppati per l’orbita terrestre, passa dal Gateway e arriva alla superficie lunare con l’MPH, mentre rover e sistemi di navigazione e comunicazione cercano di risolvere i problemi che emergeranno una volta fuori dall’habitat. La presenza italiana nella nuova esplorazione lunare, quindi, non si esaurisce nel passo di un astronauta sulla superficie, ma passa soprattutto dalle strutture e dalle tecnologie necessarie a garantirne la permanenza.

Fonti:

European Spaceflight, Italy to spend over $5 billion to send two astronauts to the Moon, 2026. Disponibile su: https://europeanspaceflight.com/italy-to-spend-over-5-billion-to-send-two-astronauts-to-the-moon/

ASI, LMPH – Multipurpose Habitation Module riceve l’ok della NASA per la Preliminary Design Review, 2026. Disponibile su: https://www.asi.it/2026/05/lmph-multipurpose-habitation-module-riceve-lok-della-nasa-per-la-preliminary-design-review

Thales Alenia Space, Thales Alenia Space firma un contratto con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) per lo sviluppo del primo avamposto umano sulla superficie lunare, 2025. Disponibile su: https://www.thalesaleniaspace.com/it/press-releases/thales-alenia-space-firma-un-contratto-con-lagenzia-spaziale-italiana-asi-lo

ESA, Gateway Lunar I-Hab, s.d. (aggiornato al 2024). Disponibile su: https://www.esa.int/Science_Exploration/Human_and_Robotic_Exploration/Gateway_Lunar_I-Hab

NASA, NASA marches toward Artemis III mission in 2027, names crew members, 2026. Disponibile su: https://www.nasa.gov/news-release/nasa-marches-toward-artemis-iii-mission-in-2027-names-crew-members

ASI, Dall’Etna alla Luna, 2026. Disponibile su: https://www.asi.it/2026/07/dalletna-alla-luna

ASI, Beacon lunari: nuove tecnologie per la Luna, 2026. Disponibile su: https://www.asi.it/2026/04/beacon-lunari-nuove-tecnologie-per-la-luna

NASA, NASA provides update on Artemis III moon landing regions, 2024. Disponibile su: https://www.nasa.gov/news-release/nasa-provides-update-on-artemis-iii-moon-landing-regions

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