Bruxelles mette più quote gratuite di CO2 a disposizione dell’industria europea per alleggerire il peso del mercato del carbonio sui settori più esposti alla concorrenza internazionale. Il Consiglio dell’Unione europea ha fissato a 121 milioni i permessi aggiuntivi che potranno essere assegnati tra il 2026 e il 2030, intervenendo su uno dei punti più delicati dell’Emission Trading System: contenere i costi per le attività industriali senza indebolire la spinta verso la decarbonizzazione.
La dotazione comprende circa 88 milioni di quote già disponibili per l’assegnazione gratuita e altri 33 milioni rimasti inutilizzati. Secondo una stima riportata da Reuters, il provvedimento potrebbe tradursi in un risparmio di circa 8,25 miliardi di euro per le imprese interessate, mentre la Commissione – considerando gli 88 milioni di quote aggiuntive – quantifica il beneficio in circa 6 miliardi.
Il sostegno riguarda soprattutto le industrie maggiormente esposte al carbon leakage, cioè al rischio che una parte della produzione venga spostata fuori dall’Unione per evitare costi ambientali più elevati. Tra i comparti coinvolti ci sono chimica, ceramica, vetro, carta e altre attività industriali ad alta intensità energetica, per le quali una maggiore disponibilità di quote gratuite significa dover acquistare meno permessi sul mercato e contenere una voce di costo sempre più rilevante.
La sfida tra ambiente e competitività
Il punto centrale della misura è il rapporto tra costo del carbonio e competitività industriale. Il sistema ETS attribuisce un prezzo alle emissioni e dovrebbe spingere le imprese a investire in tecnologie meno emissive, ma per alcuni comparti il percorso verso produzioni più pulite si confronta con concorrenti che operano in Paesi dove il prezzo della CO2 o gli obblighi ambientali possono essere differenti.
Da questa disparità deriva il rischio che alcune produzioni vengano trasferite fuori dall’Unione invece di essere progressivamente rese più efficienti. In questa prospettiva, le quote gratuite rappresentano una delle protezioni previste dall’Ue per limitare la delocalizzazione e mantenere la produzione all’interno del mercato europeo durante la transizione.
A questo strumento si è aggiunto il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), attraverso il quale l’Unione applica un costo della CO2 a determinate importazioni provenienti da Paesi extra-Ue. Il meccanismo, però, non copre tutti i comparti esposti alla concorrenza internazionale, lasciando alle quote gratuite un ruolo ancora più determinante per le attività industriali considerate più vulnerabili.
Dove finiranno i 121 milioni di quote
L’aumento delle quote non consiste in un rimborso diretto dei costi energetici sostenuti dalle fabbriche, ma consente piuttosto di aumentare la quantità di permessi che determinate installazioni possono ricevere senza doverli acquistare sul mercato. La modifica riguarda in particolare i benchmark di calore e combustibili, parametri utilizzati dal sistema europeo per determinare il livello di assegnazione gratuita agli impianti sulla base di prestazioni di riferimento armonizzate nell’ETS.
Per le imprese interessate, il vantaggio sarà quindi una minore esposizione ai costi legati alle emissioni e alle oscillazioni del prezzo delle quote, anche se l’effetto economico varierà in base alla situazione dei singoli impianti e all’andamento del mercato. Il dato più immediato resta comunque la dimensione dell’intervento, che amplia in modo consistente la quantità di permessi disponibili nel periodo 2026-2030.
La decisione del Consiglio non chiude però la procedura: gli Stati membri hanno definito la propria posizione il 16 settembre, ma il provvedimento dovrà ora essere discusso con il Parlamento Europeo prima dell’approvazione definitiva, lasciando ancora da stabilire il testo finale e le modalità con cui la nuova dotazione verrà applicata.
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Il futuro dell’industria europea passa dall’ETS
La questione s’intreccia inevitabilmente con una revisione più ampia del mercato europeo delle emissioni, sulla quale l’Unione sta lavorando con l’obiettivo – fissato nel calendario interistituzionale – di arrivare a un accordo nel primo trimestre del 2027. La misura approvata dal Consiglio rappresenta quindi un intervento immediato, mentre la riforma dell’ETS dovrà definire lo scenario nel quale l’industria europea affronterà i prossimi anni della transizione.
Resta aperto il confronto su come sostenere la base industriale senza rallentare il percorso di riduzione delle emissioni. È un tema spinoso che la riforma dell’Emission Trading System dovrà affrontare nei prossimi mesi; nel frattempo, le nuove assegnazioni garantiscono alle imprese un margine di respiro nel breve periodo. Per Bruxelles, dunque, la sfida sarà definire regole capaci di accompagnare la trasformazione dell’industria senza compromettere la sua capacità di competere sui mercati internazionali, anche oltre il 2030.
Fonti:
Euronext, EU countries back plan give industries more free CO2 permits, 2026. Disponibile su: https://live.euronext.com/en/financial-news/eu-countries-back-plan-give-industries-more-free-co2-permits
Reuters, EU countries back plan to give industries more free CO2 permits, 2026. Disponibile su: https://www.reuters.com/business/environment/eu-countries-back-plan-give-industries-more-free-co2-permits-2026-09-16/
Consilium, ETS: Council agrees targeted measure to protect energy-intensive sectors from carbon leakage, 2026. Disponibile su: https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/09/16/ets-council-agrees-targeted-measure-to-protect-energy-intensive-sectors-from-carbon-leakage
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