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Fotografia

InsideOver al Premio Luchetta: lo scatto da Cuba di Marco Gualazzini tra i finalisti

Marco Gualazzini è tra i finalisti del Premio Luchetta 2026 con uno scatto pubblicato da InsideOver sulla drammatica crisi sanitaria a Cuba.

Il 14 settembre il premio Luchetta ha annunciato la lista dei finalisti della XXIII edizione. Tra questi, nella categoria di fotografia, c’è anche il nome di Marco Gualazzini con un suo scatto sulla crisi sanitaria a Cuba, pubblicato da InsideOver il 28 giugno 2026 in collaborazione con Daniele Bellocchio. 

Il servizio, intitolato “Cuba: l’abisso senza luce” restituisce direttamente sul campo la sofferenza della popolazione cubana e le drammatiche condizioni di salute di tanti bambini dell’isola in attesa di cure o di interventi chirurgici essenziali. La presenza del collaboratore di InsideOver selezionato dalla giuria presieduta da Marco Damilano sottolinea l’identità del giornale stesso, fondato sul giornalismo indipendente e sulla testimonianza di contesti di crisi internazionale spesso dimenticati o lasciati in secondo piano.

Il riconoscimento nella XXIII edizione del premio triestino riconferma la qualità e l’importanza del lavoro svolto dai reporter, in quanto sia Marco Gualazzini, sia Daniele Bellocchio, sono già stati insigniti del Premio Luchetta per i loro reportage nei fronti più critici del mondo, operando conformemente alla missione del premio: accendere i riflettori sui diritti violati dell’infanzia.

Dentro lo scatto: il dramma della sanità a Cuba

Realizzato a Cuba, con un punto focale sulle compromesse condizioni sanitarie dell’Avana, lo scatto firmato per Insideover affronta una storia difficile da raccontare, fatta di ingiustizie sociali, sofferenza dei più piccoli e disperazione familiare. 

L’immagine mostra da vicino il tormento di una madre che guarda il figlio. L’angoscia di un viaggio verso la capitale da intraprendere nel breve periodo e la speranza di poter donare al proprio bambino la possibilità di respirare in modo autonomo qualora i medici lo ritenessero possibile. Il bambino ritratto nella fotografia, infatti, è nato con sindrome di down e con una cardiopatia congenita, entrambe sfuggite alle visite prenatali, ed è stato sottoposto a tracheotomia per liberare le vie respiratorie a seguito di un progressivo ingrossamento delle pareti cardiache.

Attraverso questo momento di intimità e di dolore, l’immagine cattura una realtà ben più ampia, che coinvolge migliaia di famiglie cubane costrette a tempi di attesa lunghi, a volte troppo lunghi perché una visita o un’operazione vengano effettuate in tempo. La foto racconta di una crisi sanitaria dalle molteplici cause, ma con esito evidente: la minaccia del diritto all’infanzia.

La presenza di Marco Gualazzini tra i finalisti del Premio Luchetta rappresenta il riconoscimento di un preciso metodo giornalistico fondato sulla presenza sul campo e sulla forza testimoniale della fotografia, capace di suscitare un coinvolgimento emotivo diverso rispetto alla lettura di dati e informazioni. Come evidenzia la stessa giuria del premio, obiettivo primario del giornalismo indipendente dovrebbe essere quello di dare voce a storie lontane o dimenticate, concedendo uno spazio a chi vive nell’ombra delle grandi crisi.

Il Premio Luchetta e gli altri finalisti

Il Premio Giornalistico Internazionale Marco Luchetta, giunto oggi alla sua XXIII edizione, è promosso dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin ETS cui obiettivo è quello di raccontare le conseguenze delle crisi geopolitiche sui più giovani. 

Nella categoria ‘fotografia’, insieme a Marco Gualazzini, figurano tra i finalisti anche Giovanni Morgavi (Kritica), con un reportage sulle condizioni di chi intraprende la rotta balcanica, e Fabio Polese (El Pais) che ha portato gli scatti di bambini in una trincea di fortuna in Myanmar. L’annuncio dei vincitori e la premiazione si terranno a novembre, in concomitanza con le celebrazioni internazionali dedicate alla tutela dei minori.

Al di là dell’esito, la candidatura al premio riconosce prima di tutto la forza estetica di un’immagine, capace come nessun altro mezzo di veicolare emozioni e tormenti lontani che, se non venissero catturati, rischierebbero di rimanere invisibili.

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