Skip to content
Difesa

Perché l’interesse nazionale dell’Italia passa anche per Bab-el-Mandeb

Il futuro del Paese si scrive anche attraverso la sicurezza delle rotte che garantiscono al commercio di fluire liberamente.

Nella giornata di giovedì 17 settembre a La Spezia il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha ipotizzato che l’Italia potrebbe, in caso di necessità, scortare i mercantili battenti bandiera nazionale attraverso lo Stretto di Bab-el-Mandeb su cui si affaccia la potenziale minaccia degli Houthi yemeniti senza aspettare il via libera dell’Unione Europea, che nel Mar Rosso schiera la missione Eunavfor Aspides.

Crosetto ha parlato di un’ipotesi la cui fattibilità sarebbe stata discussa con i vertici dello Stato Maggiore della Difesa ma la cui messa a terra sarebbe ancora da confermare dato che, ha detto l’esponente di Fratelli d’Italia citato dall’Ansa, bisogna “verificare se l’attuale quadro giuridico consenta, qualora necessario, di richiamare sotto comando nazionale capacità delle Forze armate italiane già presenti nell’area e attualmente impiegate in altre operazioni, oppure se si renda necessaria una nuova e specifica autorizzazione del Parlamento”. Le parole di Crosetto hanno fatto il giro della stampa internazionale, che si è soffermata sulla potenziale disponibilità italiana all’operazione e sulla presa di posizione del ministro sui rischi potenziali posti all’economia italiana dalla disruption commerciale. Posto che ad oggi uno scenario definitivo non è ancora chiaro, quanto sottolineato da Crosetto si presta, in ogni caso, a delle interessanti riflessioni strategiche sulla rilevanza dello scenario di Bab-el-Mandeb per Roma.

Un quadro strategico mutato e rischioso

La prima ha a che vedere col delicato contesto messo in campo dall’avanzata degli Houthi in Yemen, che hanno riaperto con forza la guerra civile congelata nel 2022, hanno occupato il profilo costiero che si affaccia su Bab-el-Mandeb e la strategica isola di Perim posta nel mezzo della strategica via d’acqua decisiva per il passaggio dal Mar Rosso al Golfo di Aden e, di lì, all’Oceano Indiano. Il contesto è diverso rispetto a quello di fine 2023 e del 2024, quando gli Houthi colpivano i mercantili nel Mar Rosso senza però far riesplodere la guerra sul terreno, oggi ripartita mentre nel mirino dei ribelli alleati dell’Iran sembra esserci soprattutto l’Arabia Saudita, le cui fonti energetiche e il cui export è messo a dura prova dall’avanzata.

In tal senso, gli Houthi non hanno proclamato il blocco di Bab-el-Mandeb se non per le navi legate a Riad, ma la loro capacità d’interdizione potenziale si rafforza. Veniamo al secondo punto: ciò che minaccia, ad oggi, potenzialmente l’economia di un Paese come l’Italia è il rischio di uno shock a cascata in un’area critica per i commerci dell’Europa e del Belpaese.

Come ha efficacemente scritto Forbes, “gli Houthi non hanno bisogno di chiudere Bab-el-Mandeb” per esercitare pressione: “un gruppo in grado di minacciare determinate imbarcazioni può rendere le assicurazioni più costose o meno accessibili e spingere i trasportatori verso il Capo di Buona Speranza”, in un contesto in cui, aggiunge Forbes, “la via navigabile rimane aperta sulla mappa, mentre il transito diventa più difficile da assicurare, programmare e difendere nell’ambito di un contratto”. Il traffico merci, già colpito quasi tre anni fa e ridottosi notevolmente dopo l’escalation di luglio, si è secondo diverse rilevazioni ridimensionato enormemente dalla caduta del porto di Mokkah e di Perim in mano agli Houthi e a Bab-el-Mandeb è pressoché ai minimi, mentre il tema dell’aumento dei costi di assicurazione per i passaggi in loco inizia a essere oggetto di discussione tra gli operatori.

La mossa di Crosetto e l’Italia nel Mediterraneo allargato

Lo Small Wars Journal ha ricordato che il sistema assicurativo dei traffici commerciali è un punto vulnerabile del sistema di scambi via mare che un contesto di crisi in un collo di bottiglia strategico può esacerbare, come il caso Hormuz dimostra. L’area del Mar Rosso, poi, deve ancora riprendersi dal precedente shock che hanno prodotto danni importanti ai commerci. “Tra il 2023 e il 2025, le perturbazioni hanno causato una riduzione del 42 per cento dei transiti nel Canale di Suez e del 67 per cento dei traffici settimanali di navi portacontainer, con rotte deviate intorno al Capo di Buona Speranza che hanno aggiunto fino a un milione di dollari di carburante per singolo viaggio”, ha segnalato un ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La terza dinamica ha a che vedere con le prospettive che toccano direttamente l’Italia. Roma può mostrare capacità di proiezione in uno scenario geopolitico critico, il cosiddetto “Mediterraneo allargato”, e in tal senso l’ipotesi di inviare una o più navi a sostegno dei mercantili può servire a controbilanciare qualsiasi potenziale minaccia futura. Gli Houthi non hanno chiuso formalmente Bab-el-Mandeb, il rischio percepito minaccia invece di farlo. Per l’Italia, potenza vincitrice della globalizzazione che vive di un’economia di trasformazione, dipendente dalle materie prime e dall’accesso a mercati globali governati dal principio di libertà di navigazione, il problema non sarebbe solo il danno diretto di una strozzatura di Bab-el-Mandeb, ma l’effetto a cascata: incertezza energetica, ricerca di rotte alternative, calo della fiducia del sistema internazionale nei commerci. In tal senso, le parole di Crosetto mostrano l’urgenza dei vertici del sistema-Paese nel voler prevenire rischi più grandi.

Gli Houthi non minacciano formalmente la chiusura di Bab-el-Mandeb, e dunque un’eventuale evoluzione delle posizione italiana sarebbe da pensare come una manovra di scorta ai mercantili, non di contrasto diretto al gruppo ribelle. In tal senso, si tratterebbe di ristabilire una deterrenza potenziale contro ogni possibile tentazione di escalation, mostrando bandiera a Bab-el-Mandeb in nome della libertà di sicurezza della navigazione. “L’obiettivo immediato è predisporre le condizioni per rendere possibile il transito dei mercantili italiani, valutando anche l’impiego temporaneo di mezzi già presenti nella regione”, nota Linkiesta, citando la Fregata Bergamini come mezzo operativo nell’area potenzialmente a disposizione.

La sfida della libertà di navigazione

Resta da capire in che misura le parole di Crosetto si concretizzeranno e se il governo italiano punterà a fare della postura per la libertà di navigazione una parte dell’agenda europea, e a livello generale appare difficile considerare la necessità di garantire i traffici tra Mar Rosso e Oceano Indiano una priorità solamente italiana e non comunitaria.

Tutto questo avviene mentre al contempo attorno alla crisi yemenita le tensioni che riguardano l’Arabia Saudita, che avrebbe chiesto sostegno a Usa, Regno Unito e Israele, toccano anche i suoi partner e alleati regionali e possono giocare un ruolo di detonatore per una crisi economica più ampia. A livello complessivo, un’evoluzione della missione di Aspides al ruolo di garante dei traffici navali attraverso Bab-el-Mandeb potrebbe essere un ulteriore compromesso da tenere in considerazione. Quel che è certo è che l’Italia percepisce l’urgenza della profondità strategica del suo interesse nazionale in un teatro distante dai suoi confini nazionali, e non esclude la possibilità dell’uso degli strumenti a disposizione per tutelarli. Segno dei tempi che corrono e della maturata consapevolezza che il futuro del Paese si scriva anche attraverso la sicurezza di quelle rotte che garantiscono al commercio, anima dell’economia e dello sviluppo nazionali, di fluire. E che di fronte a certe sfide prevenire sia meglio che curare.

Fonti

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto