Non è l’inizio di un romanzo di Robert Anson Heinlein come Starship Troopers, ma la realtà dei nostri tempi: il segretario del Dipartimento dell’Air Force degli Stati Uniti, Troy Meink, ha dato conferma dell’esistenza di una vera arma spaziale. Gli americani ne dispongono, e forse è già in orbita. Servirà a proteggere le forze statunitensi e quelle congiunte da “azioni ostili“, conferendo a Washington – per la prima volta nella storia – una capacità offensiva nel quarto dominio, lo spazio, anche a costo di entrare in contrasto con tutte le convenzioni e le intese internazionali che hanno sempre stabilito come lo spazio extra-atmosferico dovesse essere utilizzato “esclusivamente per scopi pacifici“, e dunque non essere soggetto alla militarizzazione.
Dopo anni di accuse rivolte contro la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese – che hanno lanciato nuove costellazioni di “satelliti spia e fast-mover” che si ritiene possano essere armati con laser e sistemi di disturbo, e avrebbero compiuto manovre “non professionali”, spiando e mettendo a rischio i satelliti statunitensi e della NATO – gli Stati Uniti hanno dichiarato di disporre di “sistemi spaziali di controllo in grado di proteggere le forze congiunte da azioni ostili” che sono stati affidati alla Space Force dell’US Space Command, o SPACECOM. Tali sistemi mirano a ottenere la superiorità nel dominio spaziale, per garantirne il controllo e consentire agli Stati Uniti di esercitare un vantaggio sulle altre superpotenze che hanno accesso allo spazio, innescando, o meglio, accelerando, una nuova corsa agli armamenti che potrebbe portare non solo a un aumento significativo del numero di satelliti armati nello spazio, ma a tensioni che potrebbero sfociare in un’escalation e assumere le dimensioni di una vera e propria Guerra Stellare. Con ovvie ricadute su tutti i domini che competono alla nostra atmosfera terrestre.
Le caratteristiche di queste armi non sono ancora state divulgate. Non è chiaro se i “guardiani” – così si chiamano tra loro i membri della Space Force degli Stati Uniti – potranno colpire cineticamente o limitarsi a interferire a livello di spettro elettromagnetico; se siano dotate, come riportano su The War Zone, di sistemi che possono consentire a un satellite definito “killer” di danneggiare o distruggere un satellite avversario attraverso braccia meccaniche prensili, getti per influire sul funzionamento dei pannelli solari o altre armi cinetiche, ma gli esperti già concordano sui rischi e le possibili conseguenze che la dichiarazione del segretario Meink può comportare.
Dopo la conferenza “Air, Space and Cyber” che si è tenuta a National Harbor, nel Maryland, occasione in cui è stata rivelata l’esistenza della nuova arma che verrà impiegata per il “controllo dello spazio“, un funzionario statunitense che ha preferito rimanere anonimo ha spiegato al Washington Post che le capacità del nuovo sistema d’arma nelle mani della Space Force potrebbero includere l’abbattimento di un satellite nemico qualora questo venisse utilizzato per prendere di mira truppe americane o un satellite statunitense. Una capacità che si andrebbe ad aggiungere a quella che si prefigge la rete di missili spaziali concepiti come parte del futuro sistema di difesa missilistica “Golden Dome” degli Stati Uniti. Una nuova generazione di ASAT, intercettori antisatellite a lancio diretto con un impiego simile ai sistemi d’arma aviolanciati che sono stati testati in passato.
Per Meink il controllo del quarto dominio ha assunto una chiara importanza in “un’ottica di deterrenza“. La nuova arma servirà a “difendere le forze statunitensi da azioni ostili degli avversari”, senza fare riferimento ad azioni offensive; sono state tuttavia le dichiarazioni del generale Dan Caine, capo dello Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti, a dare una sfumatura diversa alla postura spaziale del Pentagono. Per il generale Caine le truppe americane devono prepararsi al “combattimento non solo nell’orbita terrestre ma anche nei pressi della Luna”, più precisamente nello “spazio cislunare”, ossia la regione compresa tra la Terra e l’area lunare, proiettando i G.I. verso una nuova “frontiera bellica” che li porterebbe a combattere nello spazio, proprio come la fanteria dello spazio del romanzo fantascientifico di Heinlein.
Avversari, competizione e trattati
“I nostri potenziali avversari, come la RPC, stanno attivamente conducendo operazioni nel sistema, in alcune aree dello spazio”, ha affermato invece il tenente generale Gregory Gagnon, comandante delle forze operative della Space Force, riferendosi alla Repubblica Popolare Cinese. Pechino ha istituito le proprie forze spaziali militari nel 2024, incaricandole di potenziare le capacità di gestione delle crisi spaziali. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha però dichiarato che “la Cina sostiene da sempre l’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico, tutela la sicurezza spaziale e si oppone alla trasformazione dello spazio in ambito bellico, alla sua militarizzazione e a una corsa agli armamenti nello spazio”. Un appello a cui si è aggiunta anche la voce della Russia. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha dichiarato: “Contiamo su un ampio schieramento internazionale per poter promuovere la completa smilitarizzazione dello spazio”.
Per gli osservatori internazionali non è ancora chiaro se un eventuale “schieramento di armi nello spazio o gli eventuali piani per il loro utilizzo nei pressi della Luna violeranno i trattati internazionali che vietano la militarizzazione dello spazio”. Anche alla luce del Trattato sullo spazio extra-atmosferico sottoscritto sia dagli Stati Uniti sia dalla Cina nel 1967. Il trattato stabilisce che i corpi celesti – come la Luna – debbano essere utilizzati “esclusivamente per scopi pacifici”, vieta il collocamento di armi nucleari nello spazio e prevede che i Paesi siano “responsabili dei danni causati dai propri oggetti spaziali”. Nel 2024 le Nazioni Unite hanno promosso un ulteriore rafforzamento delle misure contro la militarizzazione dello spazio a seguito di rapporti statunitensi secondo cui Mosca stava “sviluppando un’arma spaziale”. L’iniziativa ha scatenato una serie di accuse reciproche, senza ottenere i risultati sperati.
La Space Force del Pentagono
La U.S. Space Force è stata istituita il 20 dicembre 2019 con la promulgazione del National Defense Authorization Act, approvato con sostegno bipartisan, diventando la prima nuova branca delle forze armate statunitensi in 73 anni. La sua creazione nasce dalla consapevolezza che lo spazio rappresenti ormai un dominio fondamentale per la sicurezza nazionale e che, davanti alle crescenti minacce poste da avversari near-peer, sia necessaria una forza dedicata al conseguimento della superiorità spaziale.
Negli ultimi sessant’anni, le capacità spaziali sono diventate essenziali per le moderne operazioni militari, rendendo le forze statunitensi più rapide, connesse, informate, precise e letali. Ma lo spazio è fondamentale anche per la vita quotidiana: i satelliti assicurano comunicazioni, monitoraggio meteorologico e trasmissioni, mentre i servizi di navigazione e sincronizzazione del GPS sostengono reti finanziarie, commercio internazionale, telefonia mobile e infrastrutture critiche.
L’accesso allo spazio e la libertà di operarvi sono quindi alla base della sicurezza nazionale e della prosperità economica americana. Lo spazio, tuttavia, non è più immune dai conflitti: potenziali avversari stanno sviluppando minacce terrestri e orbitali, sempre più numerose e sofisticate, per negare agli Stati Uniti l’accesso a capacità essenziali tanto per le operazioni militari quanto per la società civile. I “Guardiani” della Space Force hanno il compito di proteggere questi interessi, progettando, acquisendo, schierando, testando, gestendo e difendendo i sistemi spaziali critici. Una missione riassunta nel motto “Always Above” e destinata ad allargarsi mentre l’umanità si spinge più lontano nello spazio.
Secondo Gagnon, infatti, la Space Force si prepara a operare e combattere anche nello spazio cislunare, nei pressi della Luna, per garantire la difesa degli interessi statunitensi. Washington intende inoltre raddoppiarne l’organico nei prossimi cinque anni, portandolo a circa 25.000 effettivi; circa due terzi dell’incremento riguarderanno il Combat Forces Command. “Disponiamo di capacità militari perché ci stiamo preparando a difendere la nazione”, ha spiegato Gagnon, sottolineando come queste servano anche a creare deterrenza. Diverse nazioni, Stati Uniti compresi, hanno già dimostrato di poter abbattere satelliti in orbita mediante vettori lanciati da terra contro propri satelliti. Ma, secondo Gagnon, l’intelligence americana ritiene che potenziali avversari stiano cercando di estendere il conflitto allo spazio. Da qui la necessità del Pentagono di avere una forza militare “pronta a combattere, resistere e vincere… dai fondali marini allo spazio cislunare”.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

