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Guerra

Yemen in fiamme, Gibuti invasa: la crisi dei profughi che spaventa il Mar Rosso

Gibuti, "stato delle basi" nel Corno d'Africa, si trova ad affrontare l'arrivo di decine di migliaia di profughi yemeniti in fuga dall'avanzata degli Houthi

DA GIBUTI – Gibuti è una piccola nazione africana costruita attorno al grande porto della sua capitale, quella che si potrebbe definire come una vera e propria città-Stato. La piccola repubblica affacciata sulle coste del Mar Rosso è stata soprannominata lo “Stato delle basi”, perché qui oltre alla storica base militare di Parigi, un tempo i padroni di Gibuti quando veniva chiamata la Somalia francese, una dopo l’altra si incontrano la base americana, quella giapponese e quella italiana. Gli insediamenti militari si susseguono uno dopo l’altro, mentre le rappresentanze militari emiratine ed inglesi hanno scelto il porto della città. A Gibuti la Cina ha deciso di aprire la sua prima base all’estero, cambiando radicalmente la sua prospettiva geopolitica globale. Oggi questa piccola realtà africana è tornata protagonista per l’arrivo di alcune migliaia di profughi dal vicino Yemen, che con imbarcazioni improvvisate attraversano il braccio di mare che separa l’Asia dall’Africa.

Nel punto più stretto la distanza è di soli 20 chilometri e le famiglie yemenite che fuggono dalla violenza degli Houthi hanno trovato riparo sulla costa di Obock, provincia settentrionale al confine con l’Eritrea. Negli ultimi giorni la tribù sciita alleata dell’Iran ha scatenato un’imponente offensiva terrestre sulla costa del Mar Rosso conquistando la città portuale di Mocka e tutte le isole e gli isolotti che costellano Bab el Mandeb, la “Porta delle Lacrime”, passaggio vitale in direzione del Canale di Suez.

Il governo di Aden, lo Yemen ufficialmente riconosciuto dalle Nazioni Unite, non sembra in grado di arrestare l’avanzata di questi ribelli che hanno deciso di chiudere lo stretto e di colpire con forza l’Arabia Saudita, grande alleato di Aden, bersagliando città e impianti petroliferi nel territorio di Riyadh. I sauditi hanno implorato l’intervento statunitensi, ma Washington appare restia a farsi coinvolgere in un altro teatro di guerra. Una pericolosa escalation che potrebbe contagiare tutta le regione, compreso il Corno d’Africa con tutte le sue fragilità. Il Somaliland potrebbe infatti essere facilmente colpito dagli Houthi, dotati di un’invidiabile scorta di missili e droni, vista la sua alleanza con Israele, unica nazione al mondo a rinascerne l’indipendenza e l’esistenza. Ma anche Gibuti rischia di essere in grande difficoltà per le ondate di profughi yemeniti che stanno arrivando.

Abdoulkader Houssein Omar guida da un anno e mezzo il ministero degli Esteri gibutino e prima è stato ambasciatore in Giordania e Kuwait. “I numeri parlano di più di 2000 persone arrivate in un giorno, soprattutto famiglie con molti bambini che stiamo cercando di accogliere, ma mancano le infrastrutture. La Comunità Internazionale deve intervenire rapidamente per allestire campi profughi in tutto il Nord dove sono sbarcate oltre 70mila persone in poche settimane. Gibuti gode di grande credibilità internazionale e noi abbiamo contribuiti per combattere la pirateria che arriva dalla Somalia. La nostra Marina sta recuperando le imbarcazioni che provengono dallo Yemen in alto mare, ma i nostri mezzi sono limitati. Sul nostro territorio tutte le più importanti nazioni del mondo hanno aperto una base e adesso serve la solidarietà di tutti.”

Nessuno sa esattamente quanti soldati stranieri ci siano sul territorio della città-Stato di Gibuti, perché la Cina resta vaga sulle presenza, ma almeno 10mila uomini fra gli statunitensi, 4.000 soldati a Camp Lemonnier, 2000 nella base francese che ospita anche il contingente spagnolo e altrettanti rappresentanti di Pechino, dislocati vicino al grande porto e lontano da occhi indiscreti. Anche l’Italia schiera quasi 200 militari nella nazione africana nella base di supporto intitolata ad Amedeo Guillet.

Una forza di deterrenza sufficiente a tenere lontano le mire degli Houthi yemeniti che non hanno mai bersagliato la costa africana. La bomba migratoria dei profughi può però sconvolgere Gibuti e le nazioni confinanti, dove gran parte della popolazione vive in povertà e gli alleati di Teheran potrebbero utilizzare chi scappa dalla guerra come un’arma, mentre ormai sono diventati i veri padroni del Mar Rosso. La partita fra Asia ed Africa, la difesa del Canale di Suez e l’accesso all’Oceano Indiano si giocano anche nel Corno d’Africa e qui l’Iran potrebbe vincere.

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