Rallentare il ritmo con cui l’intelligenza artificiale sta accelerando verso l’armageddon: è la proposta messa nera su bianco dal ceo di Anthropic, Dario Amodei, e condivisa dai leader di altri due colossi del settore, Sam Altman di OpenAi e Elon Musk di x.Ai. E non è casuale che sia proprio Anthropic al centro del clamore suscitato dalle dimissioni di un suo ricercatore, Jacob Coxon («si sta giocando d’azzardo con la vita umana») e dalle dichiarazioni di Evan Hubinger, responsabile dell’Alignment Stress-Testing dell’azienda («c’è oltre il 10% di probabilità che l’Ai provochi l’estinzione dell’umanità entro dieci anni»). Perché dietro mosse e affermazioni così allarmistiche c’è una strategia a tridente: di mercato, geopolitica, e ideologica. L’appello etico serve a dare una copertura alla prima, a rafforzare la seconda, e a legittimare la terza.
Bolla
Sul piatto c’è sicuramente, anzitutto, l’interesse economico. L’AI di fabbricazione americana sta bruciando capitale a una velocità vertiginosa. La bolla sta gonfiando. OpenAI ha chiuso il 2025 con circa 13 miliardi di dollari di ricavi contro 34 miliardi di costi, 19 dei quali destinati alla ricerca. Anthropic, che prepara una quotazione a Wall Street con una valutazione potenziale fino a 2 mila miliardi di dollari, ha registrato un utile operativo di 818 milioni solo adesso, nel secondo trimestre del 2026. Proprio per questo, però, il mercato le chiede di dimostrare che il pozzo delle perdite non è senza fondo. Nel frattempo Microsoft, Alphabet, Meta, Amazon, Oracle e xAI finanziano una corsa agli armamenti fatta di chip, data center, reti elettriche e debito. Tra passività accumulate e investimenti futuri, il conto potrebbe avvicinarsi a 1300 miliardi di dollari entro il 2027.
Oligopolio
È una macchina che non può permettersi di fermarsi. E proprio qui sta il paradosso. Nei software di frontiera com’è l’intelligenza artificiale generativa, il tempo costa. Un modello diventa vecchio appena il concorrente ne presenta uno migliore. L’addestramento richiede quantità enormi di calcolo. E i ricavi sono ancora incerti. Una parte dell’intero sistema è curiosamente circolare: i produttori di chip finanziano i laboratori, i laboratori comprano cloud, il cloud alimenta nuovi investimenti, e gli stessi investitori scommettono sulla crescita futura del settore. Tutti corrono perché nessuno può essere il primo a smettere. È il dilemma del prigioniero su scala industriale: se tutti rallentano, forse guadagnano tempo; se rallenti soltanto tu, perdi quote di mercato. Una moratoria, allora, avrebbe un vantaggio non trascurabile per chi si trova già sulla cima: congelerebbe la classifica. Non è un dettaglio. Un’inchiesta del Guardian ha sottolineato come regole particolarmente onerose possano rafforzare la rendita di posizione di oligopolisti come Anthropic, OpenAI o x.Ai, rendendo molto più difficile la vita alle startup e ai progetti open source.
Sfida cinese
Impellente è poi il confronto con il rivale tecnologico degli Stati Uniti: la Cina. Più povera di capitali ma più ricca di informatici, ingegneri ed esperti. Il modello cinese DeepSeek ha mostrato che prestazioni competitive possono essere ottenute con un impiego di calcolo più efficiente rispetto ai giganteschi sistemi americani. La reazione del mercato è stata brutale: Nvidia ha perso circa 600 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta. In sostanza, quei comunisti dei cinesi – fra parentesi, bersaglio polemico sia di Amodei di Anthropic che del duo Thiel-Karp di Palantir – dimostrano che si può ottenere di più spendendo meno. Anche perché, nel loro ecosistema finanziario e giuridico, contano sull’onnipresenza di un’entità che in genere agli imprenditori americani dà l’orticaria: lo Stato. È significativo ma non sorprendente, allora, che i tecno-oligarchi siano ora presi da un’irresistibile voglia di statalismo. OpenAI ha chiesto esplicitamente al Dipartimento dell’Energia «approcci innovativi» per ridurre il rischio d’impresa. Tradotto: energia a condizioni favorevoli, incentivi fiscali, infrastrutture, autorizzazioni più rapide e protezioni legali. Aiuti di Stato, insomma. È l’incendiario che scopre all’improvviso di aver bisogno dei pompieri.
Aiuti di Stato
Il passaggio più interessante riguarda la richiesta di maggiori regolamentazioni e controlli da parte della pubblica amministrazione. E su questo è Anthropic, guarda caso, a fare da avanguardia. In un documento pubblicato il 12 settembre dal titolo We Must Pace the Frontier, Amodei segnala il pericolo che i bot blocchino i server dell’intera Internet, con danni per centinaia di miliardi. E cala l’asso nella manica: propone valutatori terzi da inserire stabilmente addirittura nelle sedi aziendali, con tanto di badge e scrivania, con accesso ai cantieri digitali e diritto-dovere di esaminare e rendere noti problemi e incidenti. Tralasciando la questione di chi, in ultima analisi, visto il lobbismo imperante a Washington, controlli i controllori, è estremamente indicativo che i privati facciano domanda di supervisione statale. Significa che intendono munirsi di uno scudo che li renda meno attaccabili davanti a un giudice, e soprattutto cementi l’intreccio con l’apparato dello Stato, che a sua volta significa agevolazioni, commesse ecc.
Guerra fredda
Ma è anche un passo, quello di Anthropic, che butta la palla nel campo del governo, allegando alla proposta l’apertura di negoziati con Pechino riguardo il «limite di velocità» dell’auto-potenziamento algoritmico. Per parte sua, la Repubblica Popolare, dalle colonne del Global Times, ha già liquidato l’eventualità come una tattica da «guerra fredda». India e Paesi del Sud globale respingono quello che appare come un cartello americanocentrico dell’AI, paragonandolo a un recinto discriminatorio. L’Europa, vaso di coccio fra i vasi di ferro, balbetta. A ogni buon conto Donald Trump, a cui Amodei ha in pratica girato il cerino in mano, si è affrettato a bocciare ogni ipotesi in tal senso. Così come è spiegabilissima la reazione della filo-trumpiana Palantir, molto espostasi sul fronte della battaglia per agguantare contratti pubblici e dominare il dibattito d’idee. Il co-fondatore Joe Lonsdale, con un tweet, ha sfoggiato sicurezza nel ribattere agli avversari di Anthropic: «Andrà tutto bene, la situazione è sotto controllo»
Messia nerd
Affari ed egemonia culturale sono terreni in cui i concorrenti giocano tutti contro tutti. Ma non si tratta solo di marketing: il “Palantir Manifesto” firmato da Alex Karp, le conferenze sull’Anticristo di Peter Thiel, i saggi scritti da Amodei, le intemerate politiche di Musk, le uscite visionarie di Altman rivelano che, ad animare questi nerd padroni dell’IA, non è la sola motivazione del profitto, ma è ancor più la convinzione in buona fede di essere investiti di una missione salvifica, messianica. Quasi religiosa. Non per niente, alla presentazione dell’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV faceva capolino un rappresentante di Anthropic, unica impresa ammessa alla cerimonia. A vincere, difatti, è chi sa influenzare la pubblica opinione e muoversi strategicamente sul piano politico e dell’immaginario. E cosa attira più attenzione e benevolenza di profetizzare la fine del mondo presentandosi come salvatori, con la faccia tosta tipica di chi invece è responsabile e profittatore della nuova bomba atomica?
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