Sono settimane difficili per il Regno Unito guidato dal nuovo primo ministro Andy Burnham, succeduto a luglio a Keir Starmer ed entrato in campo con l’impegno di governare in nome di una parte di Paese da lui ritenuta “dimenticata”, oggi chiamato a dover gestire il combinato disposto tra pressioni internazionali e spinte al decentramento interno che hanno posto negli ultimi giorni all’ordine delle discussioni il tema della stessa capacità di tenuta dello Stato britannico nei prossimi decenni. Riavvolgendo il nastro si possono sommare diversi fatti. Hanno fatto scalpore le parole del presidente statunitense Donald Trump nella recente visita in Irlanda, dove ha sterzato rispetto a una posizione consolidata degli Usa e aperto, a parole, a un giudizio positivo sulla riunificazione dell’isola celtica, che hanno preceduto di poco la dichiarazione congiunta di Cardiff da parte dei leader di Galles, Scozia e Irlanda del Nord.
Lunedì, infatti, Rhun ap Iorwerth, First Minister gallese, e i colleghi di Edimburgo, John Swinney, e Belfast, Michelle O’Neill, assieme a Mary Lou McDonald, capa della sezione di Dublino del Sinn Fein, l’organizzazione nazionalista, cattolica e di sinistra pro-riunificazione irlandese, hanno firmato un memorandum che apre alla comune rivendicazione di possibili, futuri referendum per l’indipendenza e, soprattutto, alla spinta per pesanti cambiamenti istituzionali nello Stato di Sua Maestà. Come ha commentato il Guardian, queste dichiarazioni “fanno parte di un dialogo transnazionale in cui il decentramento è il progetto determinante del primo ministro britannico, ancora relativamente nuovo”.
Devolution e indipendentismo, nazionalismo e decentramento
Burnham lavora a un progetto di consolidamento del decentramento del potere su diversi settori strategici per le comunità in Inghilterra, così da dare maggior margine di manovra alle autorità; il leader laburista, ha ricordato il Financial Times, ha però in mente anche un confronto serrato con i leader di Edimburgo, Belfast e Cardiff su come tale processo possa prendere piede anche nelle tre terre celtiche che assieme all’Inghilterra formano il Regno Unito. Per Scozia, Galles e Irlanda del Nord, del resto, la dichiarazione di Cardiff ha innanzitutto valore politico, per riaffermare una linea comune verso Londra e creare un fronte comune sul piano della conquista di maggiore autonomia. Il rafforzamento dei poteri è l’obiettivo vicino, il referendum indipendentista l’aspettativa di arrivo su cui nessuna delle tre nazioni vede tempi e prospettive certe.
In tal senso, se lo Scottish National Party è in ripresa dopo anni difficili e dopo aver perso il referendum sull’indipendenza nel 2024 e il Playd Cymru ha vinto a maggio le elezioni locali in Galles scalzando il Partito Laburista dopo oltre un quarto di secolo, il caso dell’Irlanda del Nord si salda alla posizione internazionale del Regno Unito, dato che è difficile leggere in forma scissa la presa di posizione dei leader locali a Cardiff e le parole di Trump a Dublino. Per quanto indipendenti e dettate da motivazioni diverse, queste prese di posizione hanno avuto un ruolo strategico.
Trump, secondo la Bbc, ha detto parole importanti perché ” il dibattito sulla riunificazione irlandese è reale e in corso, e l’Accordo del Venerdì Santo prevede un percorso politico per realizzarla” e, del resto, va ricordato che proprio gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo (si suggeriscono per approfondire un’analisi del politologo Brian Atwood per The Hill e una di Monica McWilliams per il Georgetown Institute for Women, Peace and Security) nel porre fine, sulla scia della sintonia politica tra Bill Clinton e Tony Blair, al conflitto tra l’Irish Republican Army e le autorità britanniche col patto del 1998, che è anche una filiazione della diplomazia Usa. Le parole di Trump sono il proverbiale sasso nello stagno che agiterà non solo l’ampia comunità irlandese-americana ma anche la politica britannica. Per ora, c’è da segnalare la presa di distanza tra Nigel Farage, leader dei nazionalisti di Reform Uk, e l’alleato americano d’oltre Atlantico, dato che il leader della destra ha criticato le parole di Trump. Mostrando come sul fronte interno per Burnham la sfida sia tra la tendenza centrifuga e l’arroccamento nazionalista dell’Inghilterra profonda, già motore del voto per la Brexit nel 2016 e che i Laburisti mirano a riconquistare.
L’affare Falkland
In quest’ottica, per quanto a-strategiche e probabilmente dettate da un combinato disposto di necessità politiche interne connesse all’elettorato di origine irlandese e dalla volontà “punitiva” contro un Regno Unito che non ha seguito fino in fondo Washington sulle recenti avventure mediorientali, e ha una posizione più netta sull’Ucraina e la Nato, le uscite di The Donald intersecano un clima politico articolato e si sovrappongono a altre vicende che sfidano la leadership di Burnham, prima fra tutte la questione della sovranità delle Isole Falkland rimessa in discussione dall’Argentina del presidente di destra e alleato di Trump, Javier Milei, nelle scorse settimane. Trump ha di recente ritenuto problematica l’ipotesi di uno scontro tra Buenos Aires e Londra per il controllo delle Falkland/Malvinas ma anche sottolineato che non ritiene certa l’ipotesi che il Regno Unito sia in grado di garantire, in caso di scontro, un’effettiva difesa dell’arcipelago nell’Atlantico meridionale come avvenne nel conflitto del 1982.
L’amministrazione Trump sta mostrando una cresecente ambiguità sulla vicenda, e va considerato che in un quadro geopolitico in cui Washington mira a consolidare la presa sul cosiddetto “emisfero occidentale“, le Americhe dalla Groenlandia all’Atlantico Meridionale, agli occhi di The Donald il contingente fatto che alla Casa Rosada di Buenos Aires vi sia un governo pienamente allineato a Washington, mentre a Downing Street non succede la stessa cosa, potrebbe far pendere l’ago della bilancia verso l’incertezza. Secondo il quotidiano La Voz, l’entourage di Milei ritiene che “le dichiarazioni di Trump contribuiscono a mantenere la rivendicazione di sovranità dell’Argentina sulle isole all’ordine del giorno internazionale” e in un contesto che vede Buenos Aires aperta a portare sul tavolo del confronto negoziale la sua rivendicazione sulle Falkand la Casa Rosada “sta analizzando la possibilità che gli Stati Uniti svolgano un ruolo nella disputa diplomatica sulle Isole Falkland”.
L’incertezza del Regno Unito
Può però l’America essere un partner oggi ritenuto credibile su una vicenda tanto strategica in un contesto che vede Trump mettere i rapporti ideologici e sistemici odierni di fronte a complesse architetture strategiche e rapporti costruiti in decenni? Possono le idee di Milei trovare riscontro alla luce delle parole di Trump su un altro fronte, quello irlandese? E soprattutto, come gestirà il governo britannico questo sommarsi di tensioni globali e spinte centrifughe, non coordinate ma convergenti temporalmente, in un contesto in cui il ritorno in linea di galleggiamento di un Paese fratturato, indebitato e con una leadership incerta negli ultimi anni è un obiettivo dell’esecutivo che Starmer nei suoi due anni di governo ha mancato e che Burnham mira a conseguire? In definitiva, che Regno Unito conosceremo nei prossimi anni? Dieci anni fa il voto per la Brexit fu salutato dai suoi fautori come una spinta a una maggiore autonomia e forza del Regno Unito. Dal 2016 al 2026, è il Regno Unito che conosce le maggiori incertezze. E per i prossimi decenni inizia a palesarsi l’ipotesi, remota ma non più ascrivibile al periodo ipotetico dell’impossibilità, che si possa arrivare a ritenere messa a repentaglio l’unità stessa del Regno in sinergia con una radicale ristrutturazione del pivot geopolitico storico rappresentato dal partenariato transatlantico con l’America. Un cambio epocale che a Londra si farebbe fatica a metabolizzare.
Fonti
- https://www.washingtonpost.com/world/2026/09/12/trump-dublin-says-he-would-love-see-irish-reunification/
- https://www.theguardian.com/politics/2026/sep/14/westminster-first-ministers-uk-celtic-nations-wales-northern-ireland-scotland
- https://www.theguardian.com/world/2026/sep/15/tuesday-briefing-how-to-understand-wales-scotland-and-northern-irelands-joint-call-for-change
- https://thehill.com/opinion/international/560523-how-irelands-good-friday-agreement-affects-us-uk-relations/
- https://www.yahoo.com/news/politics/articles/uk-breakup-push-escalates-amid-004119391.html
- https://giwps.georgetown.edu/2021/05/13/the-united-states-role-in-reaffirming-the-good-friday-agreement/
- https://www.al-monitor.com/originals/2026/09/argentinas-milei-plans-bill-toughen-sanctions-against-firms-operating-falklands
- https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-05-16/uk-politics-farage-emerges-as-nemesis-for-scotland-wales-nationalists
- https://timesofindia.indiatimes.com/world/uk/northern-ireland-is-part-of-uk-nigel-farage-rejects-trumps-call-for-united-ireland/articleshow/134149044.cms
- https://www.rionegro.com.ar/politica/malvinas-donald-trump-hablo-de-una-posible-mediacion-y-el-gobierno-de-milei-evalua-su-dialogo-con-reino-unido-4719542/
- https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/sep/10/trump-falkland-islands-us-uk-relationship
- https://www.lavoz.com.ar/politica/milei-evalua-eventual-mediacion-estados-unidos-disputa-malvinas_0_nRUHRB5m2i.html
- https://www.lagaceta.com.ar/nota/1153856/politica/milei-planea-reunirse-trump-para-fortalecer-reclamo-malvinas.html
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