Da portavoce del presidente a nemica sanzionata. Con un provvedimento firmato ieri, 13 settembre, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha imposto sanzioni personali contro una delle voci più critiche del suo governo, Yuliia Mendel. Azione che assume una particolare rilevanza perché Mendel non è un personaggio qualunque: è stata portavoce dal giugno 2019 al luglio 2021 dello stesso Zelensky, prima dell’invasione russa del febbraio 2022.
Il provvedimento del leader ucraino recepisce una decisione del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale (Nsdc) – presieduto dallo stesso Zelensky – e colpisce complessivamente dieci cittadini russi e ucraini accusati di diffondere «disinformazione e propaganda russa» e di sostenere la «politica aggressiva di Mosca nei confronti dell’Ucraina». Tra questi figura, appunto, Mendel, autrice del noto memoir politico The Fight of Our Lives: My Time with Zelenskyy, Ukraine’s Battle for Democracy, and What It Means for the World (2022).
“Filo-russa”. La replica di Mendel
L’ex portavoce di Zelensky ha commentato così la decisione del leader ucraino: «Guardate cosa stanno facendo», ha scritto su X Mendel. «Zelensky non sta solo combattendo la guerra – sta combattendo chiunque metta in discussione la sua versione dei fatti». Mendel ha fatto notare che il provvedimento nei suoi confronti elenca esplicitamente anche i suoi profili social, «così da poter chiedere la chiusura di quegli account», e ha previsto che il prossimo passo sarà un tentativo di oscurare le sue pagine su X e Meta all’interno dell’Ucraina, «perché il pubblico lì sta crescendo, non diminuendo».
Per Mendel «è così che funziona»: una nazione presentata come faro di democrazia starebbe scivolando «verso qualcosa di più freddo: uno Stato in guerra che tratta il dissenso come slealtà». «Nessuna opinione indipendente. Nessuna libertà di espressione. Nessuna voce per gli ucraini che dicono di volere la pace», ha concluso, aggiungendo che ci sono giornalisti che le ripetono, “con aria impassibile, che nessun ucraino vuole la pace».
«Zelensky ha fatto lo stesso con me» ha commentato Myroslav Oleshko, un blogger ucraino e attivista dell’opposizione. «Ha imposto sanzioni su di me per aver criticato le sue azioni al potere. È un dittatore, e questo è ciò che fa a tutti i suoi critici. L’Europa continua a sostenere questa dittatura, mentre la Casa Bianca continua a ignorare l’opposizione ucraina».
Da portavoce a voce critica
Yuliia Mendel ha progressivamente preso le distanze dal suo ex capo. Dopo aver lasciato l’incarico di portavoce presidenziale nel luglio 2021, prima dell’inizio della guerra, Mendel ha pubblicato due libri – due memoir – in cui elogiava Zelensky e descriveva in termini positivi la sua esperienza al suo fianco. Poi qualcosa è cambiato e le visioni diverse sul conflitto hanno portato l’ex portavoce a rivedere le sue posizioni su Zelensky e, in generale, la sua considerazione sul suo ex datore di lavoro.
Il punto di rottura – definitivo – è arrivato lo scorso maggio quando, in un’intervista al giornalista americano Tucker Carlson, Mendel ha sostenuto che, durante i negoziati di Istanbul nella primavera del 2022, la delegazione ucraina fosse pronta ad accettare tutte le richieste russe pur di porre fine alla guerra. L’Ufficio di Zelensky ha reagito duramente, smentendo la ricostruzione – confermata tuttavia da una lunga serie di testimonianze – sottolineando che Mendel non aveva preso parte ai negoziati né era stata coinvolta nel processo decisionale. Nella stessa intervista Mendel ha accusato Zelensky di riciclaggio di denaro e di uso di droghe in locali notturni, e ha definito l’ex capo dell’Ufficio presidenziale Andrii Yermak una persona «molto pericolosa», affermando di temere per la propria vita.
Fibrillazioni in Ucraina, l’ex procuratore generale lascia il Paese
Il caso Mendel arriva in un momento di forte dissidi e tensioni interne alla politica ucraina. Nelle stesse ore, il procuratore generale Ruslan Kravchenko, che si era già dimesso il 7 settembre in seguito a un’inchiesta dell’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) su un presunto giro di protezione di call center truffaldini, ha reso pubbliche accuse di falsificazione di documenti ufficiali nei confronti del direttore della medesima agenzia, Semen Kryvonos, e di una persona vicina al capo della Procura specializzata anticorruzione (Sapo), Oleksandr Klymenko. Il Nabu ha replicato affermando che Kryvonos non risulta formalmente incriminato e ha definito le dichiarazioni di Kravchenko «pubbliche ma non procedurali», parlando di un ulteriore tentativo di colpire l’indipendenza delle agenzie anticorruzione.
Kravchenko, considerato a lungo un fedelissimo del presidente Zelensky, ha lasciato il Paese su un auto di servizio nella notte tra il 13 e il 14 settembre, dichiarando di essere diretto all’estero per un viaggio istituzionale volto a informare i partner sullo «stato reale» del controverso sistema anticorruzione ucraino. Zelensky, dal canto suo, ha chiesto al Parlamento di sostenere la sua rimozione dall’incarico, definendola l’unica strada percorribile e liquidando come mera «opinione» l’eventuale accusa di pressione politica da parte dello stesso Kravchenko. Il voto in Parlamento sulla sua destituzione è atteso per domani, 15 settembre.
Fonti:
Kateryna Tyshchenko, “Zelenskyy Sanctions Former Press Secretary Mendel,” Ukrainska Pravda, 13 settembre 2026, https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/09/13/8053233/.
Oleg Sukhov e Kateryna Denisova, “Explainer: How a Corruption Scandal and Loyalty to Zelensky Brought Down Ukraine’s Prosecutor General,” The Kyiv Independent, 9 settembre 2026, https://kyivindependent.com/explainer-how-a-corruption-scandal-and-loyalty-to-zelensky-brought-down-ukraines-prosecutor-general/.
Denisova, Kateryna. “On His Way Out, Ukraine’s Disgraced Prosecutor General Hits Back, Charges Anti-Graft Agencies Investigating Him.” The Kyiv Independent, 14 settembre 2026. https://kyivindependent.com/ukraines-prosecutor-general-says-he-approved-charges-against-anti-graft-agency-chief-after-resigning/.
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