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Politica

Xi arriva da Modi, India e Cina sempre più vicine sotto il segno dell’economia

Xi torna in India dopo sette anni: con Modi cerca un nuovo equilibrio tra rivalità regionale, interessi economici e pressione americana.

Toh, chi si rivede. Il leader della Cina Xi Jinping è atterrato a Nuova Delhi a sette anni di distanza dal suo ultimo viaggio in India, risalente al 2019, e a sei dai sanguinosi scontri del 2020 avvenuti lungo il confine conteso. La motivazione ufficiale della trasferta coincide con il vertice annuale dei Brics, gruppo del quale fanno parte entrambe le potenze asiatiche. L’occasione sarà tuttavia sfruttata da Xi per ricalibrare le relazioni bilaterali con Narendra Modi, accelerando il progressivo disgelo tra i due vicini che di recente ha prodotto il ripristino dei voli, dei visti e dei contatti ad alto livello.

Ci sono ancora tanti nodi da sciogliere, forse destinati a restare irrisolti, a partire dalla richiamata disputa frontaliera, ma Pechino ha comunque teso la mano spiegando di essere “pronta a collaborare con l’India rafforzando la comunicazione, intensificando la cooperazione e gestendo adeguatamente le divergenze”.

Il momento, del resto, è propizio e conveniente sia per Xi che per Modi. Da quando il presidente statunitense Donald Trump ha lanciato una guerra commerciale contro Cina e India, le diplomazie dei due Paesi, guidate rispettivamente da pesi massimi, come il ministro degli Esteri Wang Yi per parte cinese, e l’alto funzionario della sicurezza Ajit Doval e il ministro degli Esteri S Jaishankar per parte indiana, hanno tutto l’interesse a ricucire i rapporti. Per lo meno in ambito economico.

Perché Xi ha bisogno di Modi (e viceversa)

“L’ombra degli Stati Uniti, che aleggiava in modo così tangibile nel nostro dialogo, ora si sta affievolendo, non per merito degli sforzi diplomatici di entrambe le parti, ma a causa di un più profondo riassetto in atto nell’ordine internazionale stesso”, ha scritto sul People’s Daily, il quotidiano del Partito Comunista Cinese, il commentatore Ding Gang.

Chiaro il significato: gli Usa si sono allontanati dall’India e adesso Delhi e Pechino hanno la strada aperta per gestire la loro rivalità regionale in maniera costruttiva, tra competizione e cooperazione. Cina e India hanno infatti bisogno l’una dell’altra.

Il Dragone possiede tecnologie e materiali essenziali che l’Elefante necessita per alimentare, migliorare, sviluppare le sue ambizioni nel settore della manifattura e dell’hi-tech. Dall’altro lato, tuttavia, Delhi vanta una classe media in ascesa e un nuovo mercato di consumo che potrebbe aiutare a risvegliare le aziende cinesi, rallentate da un’economia interna non più ruspante come in passato.

Basta dare un’occhiata ai numeri per capire che qualcosa si è già mosso. Nel 2025 gli scambi bilaterali tra Cina e India hanno toccato i 155 miliardi di dollari: un aumento del 12,4% su base annua e più del doppio rispetto ai quasi 72 miliardi registrati nel 2015. Sempre nel 2025 Pechino è diventato il secondo partner commerciale di Delhi, subito dopo Washington, grazie alla fortissima domanda indiana di beni di consumo… Made in China.

L’importanza dell’economia

Nei primi sette mesi del 2026 c’è stato un ulteriore balzo del 23% su base annua sul fronte degli scambi bilaterali, accompagnato da una crescita dei flussi di investimento favorita dalla decisione del governo Modi, lo scorso marzo, di allentare i controlli nei campi dell’energia solare e dell’elettronica.

Negli ultimi 18 mesi, ha sottolineato il Financial Times, le aziende cinesi dei settori tecnologico ed energetico hanno mostrato un interesse crescente per le opportunità presenti in India. Tra le società più intraprendenti citiamo Envision, sviluppatrice di tecnologie pulite, Horse Powertrain, fornitore di motori supportato da Geely, e CosMX, produttore di batterie.

Al netto di questi importanti segnali permane tuttavia una certa diffidenza di fondo. Nel loro vis a vis Modi e Xi faranno quindi il possibile per allentare la pressione sulla frontiera himalayana così da avviare un vero, convincente e graduale riavvicinamento economico. Per lanciare un chiaro messaggio agli Stati Uniti ma anche per risvegliare i Brics, ultimamente scossi da contraddizioni interne e preoccupanti fasi di stallo, ma comunque rappresentanti di metà della popolazione mondiale e di due quinti del pil globale.

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