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Energia

Lo schiaffo green agli Usa: in Cina le emissioni di CO2 continuano a scendere

Il Dragone accelera la transizione verde, tra rinnovabili, auto elettriche e minore dipendenza dal petrolio.

C’è chi prende sul serio gli impegni climatici della comunità internazionale e chi pensa che l’intero dossier sia soltanto una burla. Ai due estremi dello spettro troviamo rispettivamente Cina e Stati Uniti. Il caso di Pechino è emblematico. Le emissioni di CO2 del gigante asiatico hanno raggiunto il picco già due anni fa, e cioè ben prima dell’obiettivo prefissato di riuscirci entro il 2030, una riduzione arrivata nonostante un maggiore utilizzo del carbone, un Paese in via di sviluppo e una popolazione di oltre 1,4 miliardi di abitanti.

Lo scoppio della guerra in Medio Oriente non ha fatto altro che accelerare una delle tendenze alla base di questa importante trasformazione: la diminuzione della dipendenza cinese dalle importazioni di petrolio. L’altra gallina dalle uova d’oro utilizzata da Xi Jinping è coincisa, e coincide tutt’ora, con il rapido impiego dell’energia pulita attraverso lo sfruttamento delle rinnovabili e il boom dei veicoli elettrici (Ev).

In merito a quest’ultimo punto vale la pena elencare alcuni numeri. Nel primo semestre 2026, stando ai dati diffusi dal Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), i veicoli elettrici cinesi hanno evitato il consumo di circa 36 milioni di tonnellate di petrolio, un volume superiore all’intero consumo di petrolio del Regno Unito durante la stessa finestra temporale presa in esame.

La Cina accelera sul green

Arriviamo così all’ultima novità. Come ha fatto notare Carbon Brief, sempre considerando il secondo trimestre del 2026, le emissioni di anidride carbonica della Cina sono diminuite dell’1%.

Il motivo? Lo abbiamo anticipato: a causa del crollo dei consumi di petrolio dovuto alla crisi dello Stretto di Hormuz. Si tratta di un risultato rilevante perché, per prima volta in assoluto, la riduzione cinese del consumo di petrolio è responsabile di una diminuzione complessiva delle emissioni di CO2. In precedenza, infatti, il fattore determinante di questa tendenza era stato il consumo di carbone.

Ci sono altri risultati da menzionare. Gli Ev e il trasporto pubblico sono ormai fattori chiave nella domanda di petrolio cinese e il loro impatto sul consumo di “oro nero” è stato quasi il doppio di quanto ci si sarebbe aspettato.

Certo, come anticipato, nonostante la forte produzione idroelettrica e la crescita della capacità solare ed eolica, il consumo di energia da carbone continua a essere consistente e in aumento. In ogni caso la crescita annua dell’utilizzo dello stesso carbone per la produzione di prodotti chimici è rallentata all’8%, rispetto al 15% previsto per il 2025 e al 19% del primo trimestre.

La marcia verde del Dragone

L’aspetto più curioso, al netto del calo delle emissioni di anidride carbonica e di un non irrilevante rallentamento nella costruzione di nuova capacità green, è che la Cina è sulla buona strada per raggiungere, entro la fine dell’anno, una quantità sufficiente di energia eolica, solare, idroelettrica e nucleare tale da coprire la crescita della domanda di elettricità.

Sono inoltre previste ulteriori cali delle emissioni di CO2 per via del continuo calo delle costruzioni immobiliari e della crescita più lenta del settore chimico-carbonioso.

L’utilizzo dei veicoli elettrici ha subito un cambiamento rilevante. I volumi di ricarica all’interno del Paese sono aumentati del 60% nel secondo trimestre, a dimostrazione del fatto che gli Ev, già ampiamente in circolazione, sono stati utilizzati molto più rispetto al passato a scapito dei veicoli a benzina e diesel.

Altri due fattori che hanno contribuito alla crescita dell’utilizzo dei veicoli elettrici sono stati il maggiore impiego dei taxi elettrici da un lato e della metropolitana e dei treni dall’altro (il traffico passeggeri ferroviario è aumentato del 5% nella prima metà dell’anno).

Nel caso in cui le vendite e i volumi di ricarica degli Ev continueranno a incrementare a questo ritmo anche nella seconda metà dell’anno, il consumo di petrolio evitato raggiungerà gli 80 milioni di tonnellate, pari al consumo del Messico.

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