Il presidente serbo Aleksandr Vucic ha sciolto il Parlamento e indetto elezioni anticipate, per il rinnovo dei 250 seggi dell’Assemblea Nazionale, che si terranno il 25 ottobre, un anno in anticipo rispetto all’iniziale scadenza della legislatura. Si tratta dell’ultimo capitolo della crisi politica del Paese balcanico aperta a fine 2024 dal tragico crollo di una pensilina della stazione di Novi Sad, che causò la morte di 16 persone e aprì la strada a un’ampia serie di proteste contro la gestione del potere da parte delle autorità di Belgrado, fino a portare alla nascita di un movimento guidato dagli studenti che chiedeva un cambiamento netto nella gestione della Serbia.
Vucic, al potere come presidente dal 2017 dopo tre anni da premier e rieletto nel 2022, è un leader sempre più divisivo: i sostenitori rivendicano le conquiste economiche e il rinnovato ruolo della Serbia a livello governativo mentre gli oppositori rinfacciano l’involuzione della tenuta democratica della Serbia, l’aumento della corruzione e un crescente controllo governativo sui media.
Il sistema-Vucic e le sue eredità
A giugno il presidente aveva annunciato le dimissioni “entro poche settimane”, ora è arrivata la mossa della chiamata a elezioni anticipate che potrebbe portare, se la sua coalizione si confermerà alla guida della Serbia, a delle porte girevoli nel potere di Belgrado. Il leader della coalizione Serbia Unita guidata dal Partito Progressista Serbo (Sns), la formazione populista di Vucic al potere dal 2012, è stato indicato come candidato premier dai suoi sostenitori. Vucic, costituzionalmente vincolato a non potersi ricandidare alla carica di presidente dopo i due mandati, dopo la fine della sua esperienza come capo dello Stato mira a consolidare la sua permanenza nelle istituzioni passando da capo di Stato a capo di governo. Sarà capolista del Sns e candidato premier della sua coalizione.
La problematica situazione delle proteste, che sono diventate una contestazione a tutto tondo del sistema-Vucic, ha spinto la coalizione di governo a compiere il passo decisivo in un voto che sarà un potenziale spartiacque per il Paese. La Serbia si è mantenuta a cavallo tra Europa, Russia, Cina, con un occhio verso i rapporti con l’Occidente in campo economico e con un altro ben attento a difendere il proprio perimetro di autonomia; ha cercato di ritagliarsi un ruolo nel contesto balcanico mentre all’interno, tra divisioni, critiche e contestazioni, Vucic consolidava il suo potere.
La strategia di Vucic, la sfida degli studenti
L’ex Ministro dell’Informazione dell’era di Slobodan Milosevic ha l’indubbia capacità di ribaltare il tavolo quando la situazione si fa difficile e, nota Tvp World, nel periodo di permanenza al potere del Partito Progressista Serbo “la Serbia ha indetto elezioni parlamentari anticipate nel 2014, 2016, 2022 e 2023; quelle di ottobre saranno le quinte”, nota Tvp World, aggiungendo che “scegliere il momento opportuno permette al partito di governo di mobilitare la propria organizzazione e trasformare le crisi politiche in competizioni a condizioni favorevoli”. Sns e alleati hanno vinto tutte queste elezioni, conquistando sempre, tranne che nel 2022, la maggioranza assoluta dei seggi. Lo scenario è in ogni caso estremamente fluido. Contro Sns e alleati si sono schierati i frutti della protesta studentesca: la Lista degli Studenti è scesa ufficialmente in campo e potrebbe rappresentare un’alternativa seria in termini elettorali. Ancora da definire se figure di punta di un movimento estremamente decentralizzato e dinamico saranno in campo o meno.
Come nota Vreme, la formazione della Lista Studentesca “afferma di aver preparato un programma sociale dettagliato e di aver scelto professionisti che lo rappresenteranno nella lista elettorale”, lasciando intendere che l’onda lunga del movimento per il cambio di rotta del governo, anti-corruzione e a favore di un cambio delle istituzioni serbe potrebbe aprirsi alla società civile. La lista ha una base estremamente eterogenea e, va sottolineato, pur mantenendosi indipendente dai partiti ha di fatto incassato la desistenza di molte formazioni che, trasversalmente, non schiereranno candidati alle elezioni per favorirne l’ascesa, pur senza alcun apparentamento formale. Si va dal Fronte Verde di Sinistra agli esponenti del Movimento per la restaurazione del Regno di Serbia, formazione dai forti tratti conservatori, a testimonianza di un malcontento verso Vucic che, analogamente al sostegno al presidente, corre trasversale alla società serba.
La partita è aperta e si inserisce in una fase importante per le relazioni internazionali della Serbia, che di recente ha visto emergere il braccio di ferro con l’Europa per l’esteso tributo andato in scena nella società e nella politica dopo la morte di Ratko Mladic, criminale di guerra condannato deceduto nel carcere dell’Aja e sepolto in patria con gli onori militari.
Il fattore Mladic e il nazionalismo serbo
“Il governo serbo ha ufficialmente dichiarato di non aver avuto alcun ruolo nell’organizzazione del funerale, eppure la salma di Mladić è stata trasportata su un aereo governativo e membri delle Forze Armate serbe hanno scortato la bara fino al luogo della sepoltura”, nota Politico.eu, Vucic ha mantenuto un velo di ambiguità sulla vicenda:non ha partecipato ai funerali, impegnato in un incontro col leader uzbeko Shavkat Mirziyoyev, ma ha criticato il Tribunale Onu per l’ex Jugoslavia per aver negato a Mladic la possibilità di morire in patria, definendo “incivile” la decisione. Una mossa politica a cui ha fatto seguito la convocazione delle elezioni, in cui il Paese andrà al voto stretto tra diverse sfide: il dualismo attorno a Vucic, le richieste della piazza, il risveglio dell’orgoglio nazionale e delle ferite del recente passato che la morte di Mladic ha inevitabilmente portato in emersione in un Paese che ha ancora difficoltà a leggere in maniera uniforme il suo recente passato.
Per Balkan Insight, la sfida alle critiche ricevute dalla Serbia da parte dell’Ue potrebbe rappresentare un cavallo di battaglia politico per Vucic per affrontare la sfida elettorale decisiva per il suo progetto di potere. E a suo modo per i Balcani occidentali, che nella stabilità della Serbia hanno un fattore rilevante sul piano politico. Vucic è stato, a corrente alternata, punto di convergenza e fattore di divisione. Rappresenta il centro della politica serba e vuole continuare a esserlo in un Paese spaccato. La scommessa di passare dalla carica di presidente al ritorno a quella di primo ministro mira a gettare un ponte per un futuro voto presidenziale. Per gli studenti e le opposizioni, l’onda lunga della protesta del 2024 si giocherà nel voto di ottobre una partita cruciale: tra nazionalismo e Europa, tra un sistema che si presenta come fonte di stabilità e volontà di cambiamento, tra una divisione che abbraccia passato, presente e futuro la Serbia vivrà uno spartiacque importante. E dovrà evitare che nuove fratture emergano in una campagna elettorale che è già iniziata e si preannuncia infiamamta.
Fonti
- https://www.reuters.com/world/serbias-president-vucic-dissolves-parliament-ahead-snap-elections-2026-09-09/
- https://tvpworld.com/95286363/serbia-heads-for-early-vote-as-vuic-named-pm-candidate
- https://tvpworld.com/95304524/serbia-heads-for-snap-election-as-vuic-seeks-return-as-prime-minister
- https://vreme.com/en/vesti/studenti-izbori-studensta-lista/
- https://vreme.com/en/vesti/studentska-lista-izbori-grupa-gradjana/
- https://www.021.rs/info/srbija/454727/sta-se-sve-zna-o-izborima-ko-je-uz-vlast-ko-uz-studente-i-na-sta-se-upozorava
- https://www.politico.eu/article/ratko-mladic-funeral-serbia-eu-ambitions-political-reality/
- https://apnews.com/article/serbia-mladic-war-crimes-vucic-adcaaaebce96c1f2f548b795023d3bf2
- https://balkaninsight.com/2026/09/09/letter-from-brussels-glorification-of-mladic-a-test-for-eus-position-on-dear-aleksandar/bi/
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