Usare la morte come elemento di spettacolarizzazione. Sembra essere stata questa l’intenzione del presidente colombiano Abelardo de la Espriella quando, alcuni giorni fa, ha deciso di pubblicare sui suoi canali social un video in cui lo si vede passeggiare tra 23 cadaveri — tra cui anche quelli di alcuni minorenni — avvolti in teli bianchi posati sullo spoglio pavimento di un hangar. La raccapricciante scena del neo presidente a suo agio tra corpi esanimi esibiti come trofei è probabilmente l’espressione più esasperata del nuovo violento corso impresso da El Tigre alla politica colombiana, nel segno della “guerra totale”.
«Sono un cancro, li distruggeremo»
L’intervento militare, condotto nel dipartimento del Guaviare e che ha portato all’uccisione di decine di presunti terroristi, è stato ribattezzato Operación Azarías. «Siamo assolutamente determinati a distruggerli; sono un cancro», sono state le parole dell’ex avvocato divenuto presidente dopo un appuntamento elettorale a dir poco controverso. A pochi giorni di distanza, la scena si è ripetuta al termine della Operación Centinela de Patria, effettuata in un’altra regione, quella della Guajira.
Nel commentare la macabra passeggiata di De la Espriella e altre sue recenti decisioni di analogo respiro, alcuni analisti e l’ex presidente Gustavo Petro si sono spinti a parlare esplicitamente di necropolitica, richiamando l’espressione coniata dal filosofo e politologo camerunense Achille Mbembe che la usò per descrivere una forma di sovranità in base alla quale si definisce chi è degno di vivere e chi, al contrario, può essere lasciato morire o addirittura ucciso.
A un mese dal suo insediamento — avvenuto lo scorso 7 agosto —, De la Espriella ha effettuato tre bombardamenti massivi in varie aree del Paese, ferendo civili, causando sfollamenti forzati e ammazzando almeno quattro minorenni. Uccisioni — queste ultime — che vengono giustificate in base al dispositivo giuridico definito “funzione continua di combattimento”, un parametro legale per identificare chi, indipendentemente dalla propria età, appartiene a un gruppo armato e, dunque, rientra nella categoria degli obiettivi militari legittimi. De la Espriella ha definito i processi ereditati dal suo predecessore «farse» utilizzate come rifugio per la criminalità e l’impunità. La nuova linea governativa stabilisce che la pace sarà «imposta» attraverso la forza delle armi e delle leggi della Repubblica. Un indirizzo, tuttavia, destinato a rivelarsi fallimentare, secondo alcuni commentatori come l’attivista per i diritti umani Lilia Solano che — sulle pagine del quotidiano El País — scrive: «La forza può raggiungere obiettivi militari a breve termine, ma aggrava i problemi. Bombardare non significa governare. Gli attacchi militari hanno dimostrato di non portare alla pace né di risolvere la violenza».
“Ciclo del Milagro”: la fuga di notizie che svela l’agenda di De la Espriella
All’estetica della morte — cui corrisponde, dunque, un concreto inasprimento della strategia militare dello Stato e la chiusura ufficiale dei tavoli di negoziazione con diversi gruppi armati che aveva invece segnato la politica di “Pace Totale” dell’amministrazione Petro — si accompagna una controversa agenda di governo sul piano della politica interna che mira a smantellare una serie di diritti civili — tra cui l’aborto —, a legalizzare il porto d’armi per «cittadini decenti», a procedere con la costruzione di mega carceri e a riconsiderare l’appartenenza della Colombia a organismi internazionali come le Nazioni Unite e l’Organizzazione degli Stati Americani, tra le altre misure. A tutto questo si aggiungono alcune scelte sul piano delle politiche economiche — già annunciate durante la campagna elettorale e coerenti con i principi neoliberali, come la riduzione della tassazione diretta sui grandi patrimoni — e, nelle relazioni estere, un pieno allineamento con l’amministrazione di Donald Trump e con Tel Aviv. È il cosiddetto piano “Ciclo del Milagro” —articolato in sette punti — che delinea le priorità strategiche per il quadriennio e che è trapelato a causa di una fuga di notizie interna al Dipartimento Nazionale di Pianificazione. Nonostante quest’ultimo abbia cercato di minimizzare l’accaduto — definendo il grafico diffuso un semplice esercizio tecnico esplorativo e non una politica ufficiale dello Stato —, la realtà è che il contenuto emerso riflette fedelmente le promesse della campagna elettorale del presidente.
La formula del “miracolo” non è neutra: richiama la promessa elettorale di una rigenerazione nazionale attraverso la fede e la forza spirituale. Non è un caso che spesso il presidente chiuda i suoi post social con l’espressione «¡Viva Cristo Rey!», nel segno di un certo ostentato fanatismo religioso.
Rubio e De la Espriella rilanciano l’asse Bogotá-Washington
Nei giorni scorsi, De la Espriella ha accolto nel Paese — precisamente nella sua residenza di Barranquilla — il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio. Si è trattato della prima visita di alto livello per il presidente colombiano che è anche cittadino statunitense. Come riporta El País, Rubio ha confessato che «non capita tutti i giorni di viaggiare in un Paese e avere l’opportunità di parlare con un capo di Stato che conoscevi prima di diventare un politico. Due anni e mezzo fa, eravamo allo stesso tavolo a un matrimonio nel Sud della Florida», sottolineando anche i rapporti di natura personale che li legano. I due leader hanno discusso di come «ricostruire la nazione, rilanciare l’economia e garantire la sicurezza dell’emisfero». De la Espriella ha espresso l’intenzione di cooperare con gli Stati Uniti nel settore dei minerali critici, delle terre rare e dell’energia nucleare. «Ma la componente più significativa degli accordi è probabilmente la lotta al narcotraffico, un pilastro centrale delle politiche sia di Trump che di De la Espriella», ricorda il giornalista Diego Stacey. Soprattutto, l’incontro ha confermato l’appartenenza della Colombia allo Scudo delle Americhe, la coalizione fondata da Trump e già composta da 18 paesi, e più in generale il ritorno del Paese nell’orbita statunitense. «Inizia una nuova era per una delle nostre alleanze più storiche», ha rimarcato Rubio dal suo profilo X.
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