Per quattro lunghi mesi, mentre lo Stretto di Hormuz restava uno dei fronti più caldi e delicati della guerra tra Stati Uniti e Iran, e le rotte mercantili, come le principali basi militari del Golfo, rimanevano nel mirino dei pasdaran, sotto la superficie del mare, con il favore dell’oscurità, piccole squadre di incursori della Marina statunitense conducevano una missione segreta, rimasta tale fino all’inizio di questa settimana: individuare e neutralizzare le mine navali che impedivano a petroliere, gassiere e mercantili di transitare attraverso uno dei più importanti choke point del pianeta.
Secondo quanto riportato dalle fonti del Financial Times, i protagonisti dell’operazione sarebbero stati membri dei Navy SEAL, probabilmente supportati dagli specialisti nella bonifica degli ordigni esplosivi, costretti a lavorare in condizioni particolarmente difficili: fondali irregolari, forti correnti, scarsa visibilità e, soprattutto, la necessità di non essere individuati dagli iraniani. Così, mentre navi da guerra e i cacciamine facevano rotta verso la regione come diversivo, la missione clandestina degli incursori prendeva vita.
Nell’articolo principale di questa nostra newsletter analizziamo, nel dettaglio, l’operazione condotta dai Navy SEAL nello stretto di Hormuz
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