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Politica

Triangolazioni e affari: perché Russia, Cina e India puntano sulle Maldive

Le Maldive sono diventate un crocevia geopolitico dove Russia, Cina e India si contendono importanti interessi.

Un paradiso per oltre 2 milioni di turisti all’anno che decidono di nuotare nelle loro acque color turchese. Uno hub strategico per alcune tra le più importanti potenze del mondo. Tutti vogliono andare alle Maldive, da qualche anno finite sotto i riflettori non tanto per le spiagge da favola, i resort di lusso e le vacanze esclusive, quanto per i vantaggi geopolitici che sarebbero in grado di offrire ai governi amici.

Il Wall Street Journal, per esempio, ha presentato questo arcipelago come un presunto snodo di transito che aiuterebbe la Russia e eludere le sanzioni economiche occidentali. Chi avrebbe mai immaginato merci, alcune anche a doppio uso, sia militare che civile, dal valore di centinaia di milioni di dollari e soggette a restrizioni, potessero passare in maniera pressoché inosservata nelle mani russe transitando dall’aeroporto di Malé?

Pare, invece, che le stive del sito maldiviano siano spesso colme di parti di aeromobili, microchip e altri componenti elettronici destinati verso Mosca e dintorni.

Tutto ruoterebbe attorno a un sistema ben oliato. Ogni mattina un volo commerciale della Aeroflot, la più grande compagnia aerea russa, atterrerebbe all’aeroporto di Malé, dove squadre di intermediari locali, in collaborazione con aziende logistiche legate alla Russia, sdoganerebbero le merci provenienti da Stati Uniti, Europa e Cina, per poi caricarle su altri voli… Aeroflot di ritorno a Mosca.

Le Maldive come snodo commerciale russo

L’arcipelago delle Maldive è composto da oltre mille isole. Malé, la capitale, è invece un mondo a parte: una delle città più densamente popolate del pianeta e ben poco elegante.

Ma perché la Russia avrebbe scelto un simile hub? In primis a causa dei suoi legami economici con il Paese. I russi rappresentano infatti la seconda nazionalità più numerosa tra i turisti alle Maldive (dopo i cinesi). E il governo locale non ci pensa neanche a scatenare attriti diplomatici con Mosca, considerando che l’economia nazionale si sta ancora riprendendo dal calo del settore turistico provocato dal Covid. La Maldives Airports Company, ha specificato ancora il Wsj, ha registrato un profitto record nel 2024, diventando l’azienda statale più redditizia della nazione.

I dati doganali delle Maldive mostrano un volume irrisorio di esportazioni verso la Russia tra il 2022 e il 2025: circa 2.300 dollari di tonno e 25 dollari di volantini e brochure. Tuttavia, i dati commerciali russi raccolti da Import Genius, una società di ricerca con sede negli Stati Uniti, mostrano che le importazioni russe dalle Maldive, un Paese di fatto privo di industrie, sono aumentate fino a superare i 630 milioni di dollari nel 2022, inizio della guerra in Ucraina. Una cifra piccola rispetto ad altri hub ma comunque interessante.

Il braccio di ferro tra Cina e India

Se la Russia sfrutta le Maldive da un punto di vista economico, Cina e India si contendono l’influenza nel Paese per controllare le rotte marittime che attraversano l’Oceano Indiano.

La sfida tra Pechino e Nuova Delhi si è tradotta, qualche anno fa, in una competizione infrastrutturale. Nel 2018, grazie a finanziamenti cinesi, le Maldive hanno inaugurato il Ponte dell’amicizia tra Cina e Maldive, lungo 2,1 chilometri e costruito per collegare Malé, la capitale, con Hulhule, l’isola che ospita l’aeroporto internazionale, per un costo di circa 200 milioni di dollari.

L’opera è diventata uno dei simboli della crescente presenza cinese nell’arcipelago. Fino alla fine del 2011, del resto, Pechino non aveva nemmeno un’ambasciata nel Paese. Poi Xi Jinping, nel 2014, ha visitato il Paese trascinando l’arcipelago nella nella Belt and Road Initiative.

La risposta indiana è arrivata con un progetto ancora più ambizioso: un nuovo ponte di 6,7 chilometri destinato a collegare Malé con altre isole dell’area, per un investimento stimato in 500 milioni di dollari. Le Maldive, storicamente vicine all’India per ragioni geografiche e strategiche, sono così diventate un terreno di confronto tra le due potenze asiatiche.

Dal canto suo, l’attuale presidente maldiviano Mohamed Muizzu, pur mantenendo una marcata apertura verso Pechino, sta cercando di riequilibrare i rapporti con Nuova Delhi.

Ma perché cinesi e indiani sono così interessati alle Maldive? Il motivo è soprattutto strategico: nelle acque vicine all’arcipelago transitano rotte attraverso cui passa circa l’80% degli scambi esterni dell’India e il 50% delle sue importazioni energetiche. Le stesse direttrici marittime sono cruciali per la Cina, visto che lungo di esse transita circa il 62% del greggio importato da Pechino dall’Africa e dal Medio Oriente.

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