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Nazionalismi

Francia, la lunga corsa all’Eliseo: Le Pen in fuga, il gruppo insegue

Francia, la lunga corsa all'Eliseo: un gruppo affollato insegue Le Pen, in testa ampiamente nei sondaggi del primo turno.

Marine Le Pen è in fuga davanti a tutti, e dietro di lei il gruppo degli sfidanti deve ancora definire chi sia il vero e proprio sfidante numero uno: mancano ancora sette mesi alle elezioni presidenziali francesi che definiranno il successore di Emmanuel Macron ma alla quarta candidatura consecutiva la leader del Rassemblement National appare seriamente titolata dell’opportunità di conquistare l’Eliseo, visti i dati che presentano i sondaggi elettorali. Nel 2012 Le Pen si classificò terza al primo turno dopo François Hollande e Nicolas Sarkozy, mostrando il rilancio della destra nazionalista francese; nel 2017 e nel 2022 è stata sconfitta da Macron al ballottaggio ma già alle Europee del 2024 il Rassemblement ha dimostrato di essere, per consensi, il primo partito di Francia e il caos politico seguito alle legislative anticipate del 2024 ha aperto ulteriori spazi.

Le Pen guida la corsa

Gli ultimi sondaggi estivi danno Le Pen su un consenso stabile,al 33-34% al primo turno: un dato sostanzialmente in linea coi consensi di cui era titolare il Rassemblement prima che il processo per appropriazione indebita a Parigi confermasse la condanna della leader a luglio, senza però vietarle di candidarsi all’Eliseo. Un fatto che ha portato Marine Le Pen ad annunciare la corsa all’Eliseo e a ridimensionare le aspirazioni dell’astro nascente Jordan Bardella, presidente del partito, che Le Pen ha annunciato come potenziale premier in caso di vittoria delle presidenziali. Ma essere in testa ai sondaggi non significa necessariamente tramutare questi consensi in voti concreti e, soprattutto, resta la grande incognita del ballottaggio.

Da un lato, il Rassemblement presenta la grande novità di risultare, rispetto al recente passato, potenzialmente competitivo contro i tentativi di barrage nei suoi confronti e può sfruttare lo scollamento tra centro e centro-destra liberale, sinistra moderata e radicali. Dall’altro, la sfida per definire l’anti-Le Pen è ancora ben lungi dall’essere conclusa e il novero degli sfidanti, come di recente il primo dibattito presidenziale ha consentito di capire, è affollato. Dunque, ad oggi, gli sfidanti hanno modo di cercare di capire come prendere le contromisure a una candidata che ha un nucleo solido di proposte in materia di sicurezza, lotta all’immigrazione clandestina (su cui il Rassemblement ha di recente concluso un protocollo di coordinamento politico con la destra di Reform Uk, guidata da Nigel Farage), critica del sistema tradizionale e conservatorismo sociale ma deve ancora capire come bilanciare al meglio lo zoccolo duro del suo elettorato con la necessità di espandere il campo quantomeno verso la destra moderata e il centro per assicurarsi i consensi necessari a conquistare un eventuale ballottaggio.

Philippe, Attal, Glucksmann, Mélenchon: il gruppo degli inseguitori

Nel gruppo che insegue Le Pen in vista della lunga pedalata verso la salita tortuosa che concluderà al corsa all’Eliseo le figure oggi più attenzionate spaziano dall’estrema sinistra all’ampio fronte del campo moderato, tra il centro-sinistra, il centro e il centro-destra. Quattro nomi, a tal proposito, si rincorrono. Ad oggi, leggermente avvantaggiato sugli altri è, nelle rilevazioni, Edouard Philippe, sindaco di Le Havre e già primo ministro nella prima presidenza Macron.

Esponente dell’ala liberale e di centro-destra del campo macroniano, ex membro dei gollisti di Les Republicains, Philippe, leader di Horizons, punta a presentarsi come una figura capace di dare continuità alle politiche francesi odierne e ad attaccare Le Pen e i suoi su quelli che ritiene essere i loro punti deboli, ad esempio sul contesto della posizione dei sovranisti riguardo il sostegno all’Ucraina e i rapporti con la Russia. Si fa portavoce di un realismo in campo economico e della continuità dei rapporti con l’Europa, e provenendo da destra si contende il controllo del blocco centrista storicamente decisivo per portare Macron all’Eliseo con Attal, a sua volta ex premier, che ha un’impronta più liberal-progressista. Negli ultimi giorni, Philippe e Attal si sono scambiati frecciate, a testimonianza di una competizione per il controllo del centro che appare più accesa che mai. Entrambi appaiono, per ora, staccati da Le Pen, con il solo Philippe che in alcune rilevazioni tocca il 19-20%. Ma la partita resta lunga.

La Depeché segnala, riprendendo i sondaggi Elabe, l’ascesa nei consensi nelle ultime settimane del candidato di centro-sinistra moderato Raphael Glucksmann, potenziale “terzo uomo” nella corsa al ballottaggio per il trono repubblicano di Francia. Appare fare corsa a sé, invece, un’altra figura nota, quella di Jean-Luc Mélenchon, leader de La France Insoumise, che dalla sinistra radicale si presenta come portatore di una quota di consensi oscillante nelle ultime rilevazioni tra il 14 e il 17%. La presa in un eventuale ballottaggio con Le Pen dell’ex socialista divenuta figura radicale a sinistra è tutta da verificare, ma non va scordato che Mélenchon ha ottenuto sorprendenti risultati ai voti del 2017 e del 2022 sfruttando la sua capacità di ben performare nell’agone della campagna elettorale.

Il fronte repubblicano di ieri e quello di oggi

Le Grand Continent, analizzando gli scenari politici in via di definizione per le presidenziali, ha sottolineato che rispetto al passato, quando in caso di emersione di un ballottaggio col Rassemblement National i votanti degli altri partiti si compattavano sostanzialmente per fare da barriera alla sua ascesa, “il fronte repubblicano ha perso forza” e si rivelan “un nuovo scenario elettorale” in cui esso “non può più essere concepito come una maggioranza dormiente che ha solo bisogno di essere risvegliata tra i due turni. Ora deve essere generata politicamente”. Nell’analisi della testata d’approfondimento, meritevole di lettura per gli scenari che ricostruisce, si coglie la complessità di una campagna elettorale che deciderà le sorti della Francia e in cui una serie di istanze politiche, valoriali, identitarie animeranno un voto destinato ad avere ripercussioni anche sull’agenda dell’Europa intera.

In tal senso, il ruolo da favorita e la competitività in eventuali ballottaggi sono una novità politica che Le Pen dovrà gestire e che, in un certo senso, può rendere agli avversari ben chiaro identificare quale possa essere la rivale strategica per eccellenza. Il Rassemblement, del resto, gode di una quota di consensi che dovrà difendere per consolidare questo scenario da qui ad aprile.

Le Pen e il dualismo con Bardella

E non è qualcosa da dare per scontato, non fosse altro che per la necessità di mantenere coesa una linea che dal ritorno deciso in campo di Le Pen ha ripreso con forza e slancio una retorica populista e nazionalista ben più spinta dall’immagine che, nel periodo di reggenza, Bardella aveva provato a consolidare, mediando le proposte sovraniste, attenzionate da vicino dagli operatori economici e dagli investitori internazionali attenti a un Paese dal debito crescente e preoccupante, in campo economico con un’immagine di maggior apertura al realismo e provando a annacquare certe retoriche radicali che potevano allontanare gli elettori moderati. La stampa francese ha dato notizia, negli ultimi giorni, di frizioni tra i due alti papaveri del sovranismo transalpino sulla linea di campagna elettorale, dalla politica economica e la possibilità di cambiare la riforma delle pensioni dell’era Macron al discusso progetto di bando al velo islamico che diversi esponenti di punta dei nazionalisti hanno messo in campo di recente.

Bardella e Le Pen presentano, dunque, il dualismo di una destra francese alle porte del potere e che oggi è la formazione da battere. Partito maturato negli anni con un passaggio segnato anche dal crescente ingresso di suoi esponenti in Assemblea Nazionale e nel dibattito istituzionale, il Rassemblement è al bivio tra spinta tribunista e progettualità governiste, tra obiettivi concreti per una possibile futura leadership del Paese e spinte alla conquista di consensi, tra l’obiettivo di ascendere all’Eliseo e al potere e la necessità di fare i conti con una situazione critica per la Francia. I rivali si stanno organizzando per capire come contenerne l’ascesa e la sfida, nei prossimi sette mesi, sarà sia politica che narrativa. Tutti contro Le Pen, in attesa di capire chi sarà il contendente principale per un potenziale ballottaggio e come il Rassemblement opererà nella sua strategia di comunicazione e nella dialettica interna. Elemento, quest’ultimo, che potrebbe anche modificare il physique du role che tra i candidati odierni o futuri maggiormente approssimerebbe il ruolo di anti-Le Pen per il dopo-Macron.

Fonti

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