Gli Usa hanno bombardato domenica sera l’isola di Larak e, in risposta, gli iraniani hanno puntato il mirino contro le basi di Washington in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. È quindi iniziata una nuova fase della guerra tra Iran e Usa? Difficile per il momento a dirlo. Anche perché il vero centro del conflitto sembra essere legato all’economia. Se da un lato Teheran vuole colpire l’economia internazionale chiudendo lo Stretto di Hormuz, consapevole di recare così un grosso danno anche elettorale a Donald Trump, dall’altro gli Usa vogliono provare a dare la spallata finale all’economia iraniana.
Gli Usa sperano di costringere alla resa economica un Paese i cui vertici però, escludendo i moderati più inclini a seguire la via del presidente Masoud Pezeshkian, danno maggior rilevanza alla resilienza militare rispetto a quella economica. L’Iran dal canto suo spera di tirare a lungo la situazione inerente lo Stretto di Hormuz, contro cui però in tanti sono riusciti a trovare delle prime parziali contromisure. Il rischio è quello di arrivare, esattamente per come accaduto sul fronte militare, a uno stallo. E quindi a un prolungamento a tempo indeterminato della guerra.
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