L’estromissione di Yabloko dalle elezioni della Duma sigilla la definitiva chiusura degli spazi di dissenso legale nella Federazione Russa. La Corte Suprema ha confermato l’annullamento della registrazione della lista federale del partito liberale, azzerando la presenza dell’unica forza politica che aveva fatto della richiesta di pace e della cessazione delle ostilità in Ucraina il cuore della propria campagna elettorale. Una decisione giunta a poche settimane dal voto, che invalida la candidatura di 269 esponenti e trasforma la consultazione parlamentare in un mero esercizio di ratifica per il regime.
L’azione giudiziaria contro l’organizzazione fondata da Grigory Yavlinsky ha visto una convergenza coordinata tra istituzioni statali e formazioni nazionaliste. Il procedimento è stato promosso dal movimento Rodina di Aleksei Zhuravlyov, trovando l’immediato e pieno sostegno della Commissione Elettorale Centrale e della Procura Generale. Questa alleanza ha bruciato i tempi procedurali in appena tre giorni, annullando il via libera preliminare che la stessa Commissione aveva concesso al partito a luglio dopo l’esame dei documenti.
I pretesti legali del diritto d’autore
Per motivare la cancellazione della lista, l’accusa ha fatto ricorso a un repertorio di contestazioni formali e cavilli giuridici. Le imputazioni hanno riguardato presunte violazioni del diritto d’autore, legate all’uso di canzoni sovietiche pacifiste, illustrazioni generate con ChatGPT e fermi immagine cinematografici, oltre alle accuse di aver ricevuto finanziamenti dall’estero. Il presidente del partito Nikolai Rybakov ha respinto ogni addebito, denunciando una precisa manovra politica orchestrata dai concorrenti per eliminare la forza liberale dalla competizione.
I doppi standard sui finanziamenti esteri
L’inconsistenza del castello accusatorio emerge con forza dai dati presentati dal Centro Anticorruzione del partito. Un’analisi dei rendiconti finanziari dimostra come i partiti di governo presenti alla Duma abbiano incassato oltre 1,15 miliardi di rubli da soggetti con legami in Paesi considerati ostili. La sola Russia Unita ha beneficiato dell’ottanta per cento di tali erogazioni senza subire conseguenze, mentre a Yabloko è stata contestata un’irregolarità da soli 16.900 rubli, evidenziando una palese disuguaglianza di giudizio. Nonostante i sondaggi attribuissero a Yabloko un consenso fermo al 3 per cento, quindi al di sotto della soglia di sbarramento del 5 per cento, la sua presenza sulla scheda elettorale rappresentava un rischio politico per il Cremlino. Offrire ai cittadini un canale legale per esprimere un voto contrario alla guerra avrebbe trasformato le elezioni in un referendum politico sulla condotta bellica. Per le autorità era quindi fondamentale impedire che si misurasse numericamente l’ampiezza dell’opposizione al conflitto.
Repressione giudiziaria e arresti di piazza
Parallelamente alla sentenza, l’apparato statale ha intensificato la repressione contro i dirigenti e i militanti pacifisti. Alle pesanti condanne detentive, come quella a oltre undici anni comminata al vicepresidente Lev Schlossberg o ai sette anni per Maxim Kruglov, si sono sommati gli arresti di massa all’esterno dei tribunali. Le forze dell’ordine hanno fermato decine di giovani manifestanti a Mosca e San Pietroburgo, sostituendo la paura alle illusioni di cambiamento democratico.
La stretta contro la società civile e l’accademia
La pressione dell’amministrazione statale si è estesa anche al mondo accademico e alla società civile, come dimostra il fermo del professor Igor Zaitsev dell’Università Europea di San Pietroburgo. L’apertura di oltre 225 procedimenti penali per vecchie donazioni alla fondazione di Aleksei Navalny rientra in un disegno metodico volto a recidere qualsiasi forma di sostegno finanziario o intellettuale al dissenso, neutralizzando sul nascere il malumore popolare per le conseguenze del conflitto.
L’isolamento dell’opposizione e le prospettive future
La vicenda mette in luce anche le profonde divisioni interne all’opposizione russa, spaccata tra la militanza rimasta in patria e gli esponenti emigrati all’estero. Qualora il ricorso in appello confermasse l’esclusione, alla consultazione per la Duma resteranno in corsa solo dieci partiti allineati. Per Yabloko si tratta di una sconfitta simbolica devastante: dopo oltre trent’anni di storia, la principale forza liberale del Paese viene cancellata dalla scheda proporzionale proprio nel momento in cui chiedeva il cessate il fuoco.
https://www.ilpost.it/2026/08/17/russia-vicepresidente-yabloko-condannato
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.
