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Politica

Russia, Cina, India, Iran: dalla Sco ai Brics, due settimane diplomatiche calde

Russia, Cina, India, Iran; Xi, Putin, Modi: dalla Sco ai Brics, due settimane diplomatiche calde con incontri a alti livelli.

Nel contesto geopolitico euroasiatico si preparano due settimane molto calde che vedranno protagonisti, con ogni probabilità, il presidente cinese Xi Jinping, l’omologo russo Vladimir Putin e il primo ministro indiano Narendra Modi. Mosca, Pechino e Nuova Delhi sono tutte e tre membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) costituita per coordinare le discussioni sulla stabilità e la sicurezza degli scenari euroasiatici e del forum multilaterale dei Brics. La Sco vedrà il suo forum svolgersi il 31 agosto e l’1 settembre a Biskek, capitale del Kirghizistan; i Brics si riuniranno il 12-13 settembre a Nuova Delhi, capitale dell’India. A entrambi i formati multilaterali partecipa anche l’Iran che, con il presidente Masoud Pezeshkian, avrà una delle maggiori opportunità di confronto diplomatico internazionale dall’inizio del conflitto con Usa e Israele del 28 febbraio scorso, oggi sospeso in un limbo e nel confronto diplomatico e politico tra Teheran e Washington.

Il valzer dei leader comincia a Bishkek

Appare ormai certo confermare la presenza dei quattro leader al primo vertice, quello della Sco: da Teheran è stato comunicato che Pezeshkian incontrerà Putin ai margini del vertice e ricevendo di recente a Mosca il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar il capo del Cremlino ha lasciato intendere che potrebbe avere un confronto anche con Modi a latere dei lavori, poi confermato da Nuova Delhi per il 31 agosto. Il ministero degli Esteri cinese ha confermato che anche Xi sarà in Kirghizistan in un contesto che si inserirà in un quadro strategico estremamente mutevole e delicato per gli equilibri internazionali, segnati dall’eredità dei conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, dalla de-strutturazione dell’ordine internazionale, dalla prospettiva di una crisi energetica globale e dalla minaccia di nuove sfide tariffarie.

In tal senso, la Sco si presenta come un terreno di confronto complesso. Mosca è parte attiva in una di queste guerre, quella in Ucraina, su cui ad oggi le prospettive di una risoluzione in tempi stretti sembrano farsi sempre più incerte e su cui pende la minaccia di ulteriori escalation, mentre i grandi player internazionali guardano con attenzione alle prospettive di risoluzione delle tensioni sull’arco di crisi internazionale che perturba gli scenari: nei giorni che precedono il summit è accelerata la diplomazia attorno a una questione critica come quella della possibile definizione di vie strategiche per accelerare il traffico mercantile ed energetico attraverso lo Stretto di Hormuz, scenario a cui Paesi come India e Cina guardano con attenzione. E che inevitabilmente sarà un tema caldo proprio alla Sco, che ha nell’Eurasia e nelle sue dinamiche un focus primario.

Prima dei vertici-chiave accelera la diplomazia in Medio Oriente

La mediazione dell’Iran con l’Oman, Stato che con la Cina sta strutturando un partenariato sempre più articolato sul piano diplomatico, è avanzata in occasione della recente visita a Teheran del capo della diplomazia di Mascate, Badr Albusaidi, che ha incontrato l’omologo Abbas Araghchi per consolidare l’ipotesi di un piano di navigazione strutturato in maniera congiunta. La dinamica del dialogo condotta dal Paese mediatore per eccellenza è vista nel Golfo come una potenziale opportunità per convincere l’Iran a consolidare la via della diplomazia e a rifiutare l’escalation nel confronto con gli Usa, eventualità che un’analisi di Saeld Jafari per Foreign Policy invita a non escludere come scenario.

“L’accordo quadro prevede un corridoio marittimo temporaneo congiunto e un progetto comune per lo sminamento. I colloqui tecnici proseguiranno, e saranno consultati anche gli altri Stati rivieraschi del Golfo”, nota Amwaj Media, che sottolinea anche il fatto che Teheran e Mascate intendono richiamarsi ai dettami del Memorandum di Islamabad mediato da Pakistan, Paese a sua volta membro del forum Sco e il cui premier Shehbaz Sharif, co-firmatario del patto che ha provato a porre fine alla guerra d’Iran, sarà in Kirghizistan. La visita di Albusaidi è caduta nel pieno di una fitta rete di confronti diplomatici che l’Iran sta avendo e che, nota Al Jazeera, ha portato a Teheran anche l’altro uomo forte del Pakistan, il capo delle forze armate Asim Munir.

Il rodeo diplomatico appare altamente complesso e articolato, ma che a Biskek possano convergere dinamiche e aspettative tanto diverse e complesse ai margini del forum non è da escludere. La Sco potrebbe diventare un polmone diplomatico capace di giocare di sponda per favorire soluzioni politiche al conflitto in Medio Oriente? La sua presenza al forum sarà utilizzata dall’Iran per rivendicare che non si trova in una situazione di isolamento? E come si concentreranno i dialoghi sul tema della sicurezza comune e della cooperazione negli spazi euroasiatici in un contesto che vedrà anche molti partner della Sco chiamati a gestire importanti questioni bilaterali? Pakistan e India, ad esempio, condividono l’apprensione per Hormuz e per la critica giugulare energetica di approvvigionamento ma sono divisi da un’aspra rivalità, mentre anche Nuova Delhi e Pechino hanno bisogno di consolidare un modus vivendi che certifichi bene gli spazi di cooperazione e quelli di competizione.

Cina, Russia e India: strategie da definire. E gli Usa sullo sfondo

In tal senso, evoluzioni politiche a margine del forum Sco darebbero un peso ulteriore al vertice dei Brics in India, che seguirà meno di due settimane dopo. E in cui grandi prospettive strategiche a tutto campo potrebbero schiudersi: da segnalare che se Xi confermerà la presenza, si tratterà del suo ritorno in India dal 2019 e, secondo fonti riportate da Reuters, la Cina intende fare le cose in grande portando nel subcontinente una delegazione di 400 membri. Tra i due summit, Xi visiterà l’Egitto, membro dei Brics e Paese chiave della diplomazia mediorientale.

Resta da capire se tra i tre big dei due forum (Cina, India, Russia) ci sia la comune volontà di tale obiettivo, e in tal senso il Cremlino appare tutto da valutare in tal senso. Il convitato di pietra restano gli Stati Uniti del presidente Donald Trump, ora intenti a sdoganare un tentativo di massima pressione economica su Teheran e con cui in questa fase i tre grandi dei due forum hanno elementi di attrito che spaziano dal confronto commerciale indiano alle più ampie e complesse faglie geostrategiche russe e, soprattutto, cinesi. A tal proposito, la recente visita del direttore della Cia John Ratcliffe a Mosca e l’incontro con i vertici dell’intelligence estera russa è stato, a sua volta, un’occasione per consolidare quel binomio tra spionaggio e diplomazia che sempre più si manifesta come un connotato dei nostri tempi ma, parimenti, assume valore ulteriore guardando allo scenario che il confronto internazionale presenterà nelle settimane successive all’insolito viaggio.

Nel confronto si sarebbe parlato molto delle potenziali minacce russe ai partner Nato in Europa ma anche, ha ricordato Politico.com, di Iran dato che secondo quanto emerso “Ratcliffe  ha espresso il desiderio che Mosca smetta di condividere armi e tecnologie di difesa” con Teheran mentre “il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha minacciato di estendere significativamente le sanzioni ai Paesi che si rifiutano di interrompere i legami economici con l’Iran”. Una linea politica che potenzialmente può vincolare strutturalmente la discussione sul conflitto mediorientale a quello ucraino, per la cui conclusione una fattiva mediazione Usa sembra essere la chiave di volta ma che oggi, un anno dopo il bilaterale Trump-Putin in Alaska, appare sostanzialmente al palo. E non sarebbe certamente ravvivata se Mosca e Washington avviassero un braccio di ferro anche sulla gestione della questione del Golfo.

Summit e competizione globale

In questo caos, appare chiaro che la crisi del sistema-mondo si delinea in molti rivoli e contese a geometria variabile. Nella tempesta mondiale attorno Hormuz, “ciò che i vertici di Biskek e Delhi possono fare è fornire una sequenza e una copertura consecutive: sedi in cui Cina e India possono esortare alla moderazione”, ha scritto l’accademico della Jawaharlal Nehru University di Nuova Delhi Swaran Singh su Asia Times. E in cui, aggiungiamo, si potrà capire l’effettiva volontà di Mosca a aprire strutturalmente a una via diplomatica oggi quanto mai desiderabile in un contesto globale caotico dove il multilateralismo prende soprattutto la forma delle aggregazioni regionali e d’interesse. I cui summit diventano piattaforme di confronto irrinunciabili per ridare fiato al confronto politico tra leader e apparati.

La finestra dei due vertici di fine agosto e inizio settembre non dovrà, dunque, essere sottovalutata. Non risolverà di per sé le crisi ma potrebbe aiutare a capire quali siano gli strumenti ottimali per affrontarle. Il successivo grande summit globale che vedrà potenzialmente presenti molti leader di primo piano del pianeta dopo questo tour de force diplomatico tra Asia centrale e India, del resto, sarà nientemeno che il G20 ospitato dagli Usa di Trump a Miami nel mese di dicembre. Evento clou di una diplomazia dei leader dove la geometria variabile degli interessi e dei rapporti bilaterali delle grandi potenze si dovrà confrontare con la necessità di capire se ci sarà effettivamente margine per dare risposta alle problematiche che perturbano l’ordine mondiale. Il 2026 è stato l’ennesimo anno di caos e di accelerazione della competizione mondiale: si potranno trovare gli strumenti per governarla o indirizzarla su binari controllabili? La risposta a questa domanda resta incerta, ma ogni evoluzione politico-diplomatica dovrà contribuire a capire se questi dubbi si potranno fugare. E anche in Occidente si dovrà guardare con attenzione a cosa emergerà tra il Kirghizistan e l’India nelle prossime, importanti settimane.

Fonti e riferimenti

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