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Difesa

Finita la missione sperimentale per la task force droni USA

La Task Force Falcon, unità dell'U.S. Army che utilizza droni aerei, di superficie e subacquei, ha terminato la sua missione

A settembre terminerà la missione sperimentale della task force droni dell’esercito statunitense nel teatro euro-africano, cominciata a novembre del 2025. Ad agosto dello scorso anno, il CENTCOM, il Comando Centrale degli Stati Uniti che sovrintende le operazioni in Medio Oriente e Asia Centrale, aveva istituito la Task Force Falcon, la prima unità dell’U.S. Army dotata di droni d’attacco one way composti da sistemi senza pilota in grado di operare in superficie, in mare e sott’acqua, gestiti da personale di supporto militare statunitense e partner regionali.

Al suo avvio, la task force era stata incaricata dal Dipartimento dell’esercito e dall’EUCOM (il Comando Europo degli Stati Uniti), di apprendere tattiche, soluzioni costruttive e metodologie di impiego dalle forze droni specializzate, comprese quelle impiegate dall’Ucraina, e di trasmettere tali insegnamenti all’esercito per supportare l’obiettivo del Pentagono di raggiungere la supremazia statunitense nel settore dei droni.

Un anonimo funzionario dell’U.S. Army ha dichiarato in un comunicato che, dopo la massiccia esercitazione multinazionale Saber Junction di agosto e settembre, il battaglione tornerà alla sua missione di fanteria aviotrasportata. Questo mese invece, il CENTCOM ha annunciato la creazione di una task force multinazionale che utilizzerà droni d’attacco one way aerei, di superficie e sottomarini insieme ai partner regionali. Questa task force fa seguito alla creazione, nel 2025, della Task Force Scorpion Strike, con sede in Medio Oriente e dotata di droni d’attacco, che è stata impiegata durante l’operazione Epic Fury nel Golfo Persico.

Il Pentagono, come riporta Defense News, si è concentrato molto sull’espansione del suo arsenale di droni in seguito a un ordine esecutivo del giugno 2025 che imponeva alle forze armate statunitensi di potenziare le proprie capacità in materia di sistemi aerei senza pilota. Dopo tale ordine, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha emesso un memorandum nel luglio 2025 in cui affermava che “le unità statunitensi non sono equipaggiate con i piccoli droni letali richiesti dal moderno campo di battaglia” e si impegnava a rinnovare gli sforzi delle forze armate per l’acquisizione e l’impiego dei droni.

La creazione della Task Force Falcon segue l’istituzione della Task Force Scorpion Strike nel dicembre 2025 equipaggiata con droni d’attacco one way, nell’ambito dello sforzo volto a integrare questo tipo di tecnologia nelle diverse forze armate statunitensi.

All’avvio dell’operazione Epic Fury, sappiamo che l’esercito statunitense ha utilizzato per la prima volta in combattimento il drone one way LUCAS (Low-cost Unmanned Combat Attack System): uno UAV (Unmanned Air Vehicle) prodotto dalla SpektreWorks dal costo unitario di 35mila dollari. Il LUCAS possiede ala delta larga 2,5 metri ed è lungo circa 3, è propulso da un motore a elica, ed è in grado di trasportare un carico utile di circa 18 kg con un’autonomia dichiarata di 444 miglia nautiche (circa 712 km). La sua designazione commerciale è FLM 136. Il drone viene lanciato da una rotaia come avviene per l’iraniano Shahed 136, e in effetti il LUCAS ne ricorda molto le forme e molto probabilmente è stato sviluppato partendo dai resti di questo tipo di drone – che i russi producono su licenza col nome Geran-2 – recuperati nel teatro mediorientale o in quello ucraino.

A due settimane dall’inizio dell’operazione Epic Fury, il responsabile del programma LUCAS aveva affermato che “non ne stiamo producendo decine di migliaia. Si tratta di poche decine, ma finora funzionano molto bene” aggiungendo che i droni “non erano in piena produzione” prima del dispiegamento presso il CENTCOM e che i militari “hanno lanciato ciò che avevano a disposizione”. L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM, aveva anche fatto notare il grande successo dei droni impiegati e che il sistema era in fase di perfezionamento in vista della produzione di massa.

Tornando alla Task Force Falcon, il suo aspetto più distintivo è l’integrazione di sistemi aerei, di superficie e subacquei all’interno di un’unica organizzazione. Il CENTCOM non ha mai specificato quali piattaforme marittime o sommergibili sono state assegnate a questa unità né in che modo i partner internazionali hanno contribuito. Anche il numero l’organizzazione del personale non sono noti. Tale incertezza è rilevante perché un drone d’attacco aereo one way, un’imbarcazione di superficie autonoma e un veicolo sottomarino hanno requisiti di comunicazione, velocità di avvicinamento, metodi di navigazione e processi di puntamento differenti; inoltre sapere l’organigramma della Task Force e come si è integrata con le altre unità delle forze armate USA impegnate nell’operazione Epic Fury aiuterebbe a capire in che modo il Pentagono intenda integrare i droni nei suoi reparti. Utilizzare UAV, USV e UUV in un’unica struttura operativa implica ben più che il semplice impiego di un maggior numero di sistemi senza equipaggio.

Sappiamo solo, come accennato, che il CENTCOM questo mese ha annunciato la creazione di un’altra task force multinazionale che utilizzerà droni d’attacco one way in aria, in acqua e sott’acqua insieme a partner regionali, e molto probabilmente questo modello organizzativo verrà impiegato in ambito NATO nel prossimo futuro.

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