Fossimo altrove, forse, qualcuno parlerebbe di una forma di sportwashing: in questi giorni, l’Italia ospita una delle più importanti manifestazioni sportive internazionali, e lo fa in una città che da anni è conosciuta soprattutto per i problemi legati all’inquinamento e ai tumori. Stiamo parlando della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo, iniziata il 21 agosto a Taranto con i fischi nei confronti della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante la cerimonia inaugurale.
Il motivo è facilmente immaginabile: Taranto è la città dell’ex Ilva, la cui questione si trascina, senza soluzione, da decenni. La fabbrica è divenuta tristemente nota per i gravi problemi ambientali causati a tutta la popolazione tarantina, in un’area che da tempo fa registrare tassi di mortalità dovuti ai tumori ai polmoni e ad altre malattie respiratorie abbondantemente sopra la media regionale. I costi della riconversione verde sono elevati, e con un’azienda in profonda crisi la bonifica è sempre più un miraggio.
L’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, conta circa 8.000 dipendenti, di cui la metà è in cassa integrazione. Ma, secondo varie stime, l’azienda dà lavoro complessivamente ad almeno 15.000 persone, considerando anche l’indotto. Al momento del suo insediamento, nel 2022, il governo Meloni aveva annunciato un piano di decarbonizzazione e rilancio della fabbrica, ma quasi quattro anni dopo ancora non se ne sa nulla. Solo pochi giorni fa, curiosamente in concomitanza con l’inizio dei Giochi del Mediterraneo nella città pugliese, è emerso l’interesse di una cordata di 15 aziende italiane, coordinate da Federacciai, per rilevare l’impianto.
Grandi investimenti ma prospettive ridotte
Mentre Taranto è sospesa tra migliaia di posti di lavoro che rischiano di andare in fumo e i costanti problemi per la salute dei cittadini, il governo ha inaugurato dei Giochi che puntano a mostrare al mondo un’immagine ben diversa della città. L’idea è quella di promuovere Taranto come moderna meta turistica; come scrive sul proprio sito il comitato organizzatore dell’evento, l’obiettivo è farne “un volano di sviluppo del territorio, creando nuove opportunità per i giovani e promuovendo un turismo sostenibile”. Ecco, allora, che i Giochi del Mediterraneo assumono un aspetto sinistro: molti soldi investiti per nascondere i problemi di una città che la politica da tempo non riesce ad affrontare adeguatamente.
Si parla di 400 milioni di euro investiti in sette anni per realizzare 45 opere ed impianti, anche se in realtà la maggior parte dei lavori è stata compiuta (a tempo di record) solo dopo la nomina del commissario Massimo Ferrarese, a metà del 2023. Ferrarese è un imprenditore che ha legato il suo nome allo sport attraverso il basket; è stato presidente di Confindustria Brindisi tra il 2004 e il 2009 e, in seguito, presidente della Provincia di Brindisi per una lista indipendente di centro. Se questi Giochi del Mediterraneo, dunque, si stanno effettivamente svolgendo in Puglia, è merito suo, oltre che dei ministri Andrea Abodi (Sport) e Tommaso Foti (Affari europei, PNRR e politiche di coesione).
Oltre al paradosso di investire centinaia di migliaia di euro per un evento sportivo in una città che vive una situazione drammatica come quella dell’ex Ilva, però, ce n’è anche un altro: il difficile ritorno economico. I Giochi del Mediterraneo sono una manifestazione secondaria nel calendario sportivo internazionale, e che di recente ha perso ulteriormente di importanza. A complicare le cose, c’è il fatto che sono iniziati appena cinque giorni dopo la fine degli Europei di atletica a Birmingham, e praticamente in contemporanea con il via della stagione del calcio.

Il simbolo di questi Giochi, nel bene e nel male, è il rimodernato stadio Iacovone di Taranto. Con una spesa di oltre 60 milioni di euro, la capienza è stata aumentata a 20.000 posti e l’impianto è stato messo a norma con i criteri UEFA 4 e FIFA 2: significa che potrà ospitare partite di preliminari e gironi della Champions League, vari match di Europa e Conference League, amichevoli e qualificazione della Nazionale italiana e tornei giovanili. Peccato che l’unica squadra che giochi regolarmente nell’impianto sia il Taranto, fallito nell’estate del 2025 e attualmente militante in Eccellenza, ovvero la quinta divisione italiana.
Nel frattempo, il futuro di Taranto e dell’ex Ilva continua a essere circondato da incognite. Al prefetto che sollecitava un incontro tra il governo e le associazioni del territorio, approfittando della manifestazione in corso, Meloni ha risposto che il tavolo di discussione verrà riaperto a Palazzo Chigi, ma solo a settembre. Vale a dire, sostanzialmente, dopo la fine dell’evento, che terminerà il 3 settembre. Nessuno disturbi i Giochi.
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