L’interazione USA-Israele, in particolare nel settore intelligence, rappresenta un’inesauribile filone di storie, talvolta anche divertenti, per quei malcapitati che di questi tempi si occupano di geopolitica.
L’ultima perla ci è stata regalata dal recente Vertice NATO svoltosi ad Ankara il 7 e 8 luglio scorso. I fatti sono ormai ampiamente noti ma quello che fa ancora discutere sono i risvolti di questi ultimi.
In breve, a causa di una minaccia alla sua incolumità il Presidente Trump alla fine del Summit non sarebbe rientrato a Washington con il suo nuovo Air Force One (per intenderci quello regalatogli dal Qatar del modico valore di 400 milioni di $) ma con quellotradizionale che dispone di migliori apparti di sicurezza passiva.
Dopo circa un mese, grazie al Washington Post, e, successivamente, ad altre testate giornalistiche USA, veniamo a scoprire nell’ordine:
- che Trump non ha preso il vecchio Air Force One ma addirittura un terzo aereo, militare, parcheggiato a fianco;
- che è stato esfiltrato (insieme alla sua onnipresente e affascinante assistente esecutiva, Natalie Harp) attraverso il carrello dell’Air Force One, occultato in un furgoncino per il catering e con lo stesso sistema introdotto nell’aereo militare parcheggiato a fianco. Durante uno scalo a Londra con lo stesso sistema Trump sarebbe stato reintrodotto nel vecchio Air Force da dove sarebbe disceso a beneficio di telecamere e fotografi per confermare la sua presenza a bordo;
- che l’informazione sulla presunta minaccia al Presidente Trump veniva (guarda caso!) da Israele, che farebbe di tutto per tenere gli Stati Uniti inchiodati nel conflitto con l’Iran;
- che l’intelligence USA sarebbe stata scettica sul valore effettivo della segnalazione israeliana;
- ma soprattutto che tutto il seguito di Trump nel vecchio Air Force One – oggetto della presunta minaccia segnalata da Israele – sarebbe comunque decollato; seguito che includeva niente di meno che il Segretario di Stato Rubio, quello alla Guerra Hegseth e quello al Tesoro Bessent insieme all’apparentemente insostituibile portavoce del Presidente, Caroline Leavitt.
Venendo ai risvolti e alle considerazioni c’è solo da sbizzarrirsi.
Da mesi i media e l’establishment politico statunitensi enfatizzano, talvolta con scherno, l’anomala circostanza dell’occultamento permanente del Leader Supremo iraniano, Moijtaba Khamenei. Non sappiamo se dovuto allo sfiguramento che questi avrebbe subito nell’attacco del 28 febbraio scorso o per preservarne l’incolumità; può darsi che si tratti di entrambe le ragioni. È una scelta che tuttavia è difficile da biasimare visto che il raid israelo-americano del 28 febbraio a Moijtaba Khamenei gli ha ucciso il padre Ali Khamenei (la precedente Guida Suprema), la madre, la moglie, la sorella con il marito e si ritiene anche un figlio. Ma non si può sfuggire al karma della situazione quando il Presidente degli Stati Uniti si ritrova costretto ad uscire di soppiatto dal carrello di un aeromobile e a nascondersi dentro il furgoncino di un catering aeroportuale per ragioni di sicurezza.
Naturalmente la vicenda ha scatenato un’ondata globale di meme che scherniscono doverosamente l’inquilino della Casa Bianca. Vale la pena evidenziare il più geniale e sottile di tutti a modesto avviso di chi scrive, quello di Elijah Magnier, storico corrispondente di guerra mediorientale ed uno dei suoi migliori analisti, che il 17 agosto scorso ha diffuso suX il seguente, straordinario, finto scoop:
“Donald Trump ha avuto conversazioni segrete con tutti il leader degli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo per capire chi di loro potesse offrirgli il miglior furgoncino per il catering per la sua prossima visita in Medio Oriente”.
Difficile pronunciarsi invece sull’attendibilità della segnalazione israeliana, resta il fatto che non sarebbe la prima volta che il Governo Netanyahu rifila una patacca all’Amministrazione Trump; quello che sorprende, semmai, è la pervicacia con la quale quest’ultima, ma la considerazione vale anche per quelle che l’hanno preceduta, continui ad essere così propensa a farsi intortare da Israele. È plausibile che il Secret Service statunitense, addetto alla sicurezza del Presidente, trattandosi di quest’ultimo, non abbia voluto correre rischio nonostante i dubbi della CIA e delle altre molteplici agenzie della galassia dell’intelligence americana.
Naturalmente la segnalazione israeliana assestava perfidamente anche un colpo alla credibilità ed affidabilità della Turchia come paese ospitante il Summit; non è un mistero che dopo l’Iran, nel mirino di Israele si profili ormai chiaramente la Turchia come prossimo bersaglio, lo rivendicano anche esponenti politici come l’ex Premier Naftali Bennet che si ripromettono di sostituire Netanyahu. Della serie non c’è mai limite al peggio.
L’aspetto più stupefacente di tutta la vicenda resta tuttavia la disinvoltura con la quale, una volta esfiltrato Trump dall’Air Force One, il velivolo con tutti i menzionati pezzi grossi a bordo sia stato lasciato decollare come una sorta di esca mentre una presunta immanente minaccia lo attenzionava. Qualcuno, con macabra e perfida ironia visto il contesto che ci accompagna dal 7 ottobre 2023, li ha descritti come “scudi umani”.
Provate ad immaginare lo stato d’animo di Rubio, Hegseth e Bessent quando a distanza di tempo hanno appreso che il loro Presidente se l’era squagliata lasciandoli non solo al tradizionale ruolo di suoi sicofanti, che peraltro svolgono egregiamente da quasi due anni, ma anche quello di esche a loro insaputa.
Del resto, è fin troppo noto che Trump concentra la sua scarsa curva attentiva su sé stesso e la sua ristretta cerchia famigliare, al quale aggiungiamo arbitrariamente anche Natalie Harp, ma stentiamo a credere che la sua noncuranza, al quale andrebbe aggiunta quella degli apparati di sicurezza statunitensi, possa essere arrivata a questo punto.
Speriamo di essere sonoramente smentiti!
Diversamente ci troveremmo dinanzi ad una variante del noto TACO (Trump Always Chickens Out) ovvero “Trump se la fa sempre sotto” che potremmo etichettare TAAS (Trump Always Abandons [his] Staff” ovvero abbandona sempre i suoi collaboratori.
Non potrebbe essere un caso, infine, che, in coincidenza con le rivelazioni del Washington Post, sia stato annunciato ch, la finora “adorata” portavoce del Presidente, Caroline Leavitt, lascerà a breve l’Amministrazione per dedicarsi al più gravoso, ma sicuramente più edificante, compito di crescere i suoi due figli, in fin dei conti ha accumulato sufficiente esperienza nel gestire il fanciullo capriccioso che risiede alla Casa Bianca.
Che non le sia andata giù la preferenza accordata a Natalie Harp?
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