Skip to content
Società

Da Affori al Cesena in Europa, con Pippo Marchioro scompare un altro tassello di un calcio che non c’è più

Con Marchioro scompare un altro tassello di un calcio che non c'è più. Il lungo sodalizio con Osvaldo Bagnoli.

Afforese di nascita, cesenate di adozione, si è spento ieri a 90 anni, nella città dei Tre Papi, un altro protagonista del calcio di ieri, un gentiluomo della provincia, Pippo (Giuseppe) Marchioro. A poche settimane dalla morte di Osvaldo Bagnoli e a pochi giorni da quella di Franco Baresi, viene a mancare un altro rappresentante del calcio italiano che fu. Soprattutto, di Marchioro è da sottolineare la vicinanza, geografica, sociale e nell’interpretazione dello sport all’amico e collega Bagnoli. Entrambi sono emblemi di un’epoca in cui si poteva ascendere a ruoli rilevanti nel calcio anche proveniendo da esperienze sociali umili.

Lo scomparso Marchioro iniziò la sua carriera come attaccante nelle giovanili del Milan ma non debuttò mai in prima squadra, quantunque ne avesse fatto parte per la stagione ’57-’58. La sua carriera da giocatore si dispiegò tra serie B e serie C: fu protagonista di due nobili decadute quali la Pro Patria e la Pro Vercelli. Le buone prestazioni gli valsero la chiamata del Varese con cui fu protagonista della risalita dalla C1 alla A e poi del Catanzaro, che trascinò nella storica finale di Coppa Italia, in cui segnò anche un gol, persa contro la Fiorentina nella stagione 1965-1966.

Iniziò la sua carriera di allenatore come vice del Barone Liedholm al Monza dal ’68 al ’70 per poi spostarsi in Piemonte, dove alla guida di un’altra nobile, l’Alessandra, vinse la prima edizione della Coppa Italia semiprofessionisti del 1973. Questo trionfo gli valse la chiamata del Como, portando in due stagioni i lariani in Serie A. Proprio al Como ritrovò, come vice, una sua vecchia conoscenza, quello Osvaldo Bagnoli nato nel vicino quartiere della Bovisa e compagno di squadra ai tempi del Milan.

Cesena, la sua patria d’adozione

Tra i due fu sempre forte il sodalizio umano e professionale tanto che, quando Marchioro passò al Cesena, a subentrargli fu proprio il Bagnoli. L’anno in Serie A alla guida dei Cavallucci Marini lo rese noto al grande calcio, poiché portò i “Burdel” alla prima e unica storica qualificazione in Coppa Uefa. Nella stagione successiva si spostò sotto la Madonnina, sponda rossonera. La deludente esperienza durò meno di un anno e decise di ripartire dalla serie B: Cesena, Como e poi C con Ancona, Prato e infine Barletta, portando la compagine della Disfida alla prima promozione in B della loro storia. Vogliamo ricordare anche una parentesi a Foggia dove mise in difficoltà allo Zeccheria niente meno che il Real Madrid in una amichevole. Dopodiché fu sempre il calcio emiliano di provincia a vederlo protagonista, allenando per 6 stagioni la Reggiana dal 1988 al 1994.

Fu lui l’artefice della scalata che portò la squadra della Città del Tricolore dalla serie C1 alla serie A, conquistando anche una salvezza insperata battendo il Milan degli invincibili 1-0 a San Siro con un gol di Esposito, sancendo la retrocessione, non senza polemiche, dei corregionali di Piacenza che pareggiando con il Parma 0-0 il giorno precedente, si videro costretti alla serie cadetta. Fu una giornata del tutto particolare perché il Piacenza aveva sfidato il Parma che andava in finale di Coppa delle Coppe, mentre la Reggiana incontrò il Milan, che schierò molte riserve e che avrebbe giocato di lì a poco la finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona. A completare il tutto aggiungiamo che la Coppa Uefa di quell’anno fu vinta dall’Inter che, alla penultima giornata, perse proprio contro la Regia.

La stagione successiva, con una rosa meno competitiva, Marchioro venne esonerato andando poi ad allenare il Genoa su suggerimento proprio di Bagnoli, il quale consigliò al presidente Spinelli di ingaggiare l’afforese al posto dell’esonerato professor Scoglio alla decima giornata. Era quella del 1994-1995 la prima stagione dei tre punti a vittoria per il calcio italiano ma non riuscì a salvare i Grifoni che retrocedettero insieme a Reggiana, Brescia e Foggia. Poi andò ancora a Cesena, ormai sua patria d’adozione. Fu questa l’ultima esperienza di rilievo come allenatore di un altro esponente di quel calcio operaio che appare proveniente da un altro tempo: lo stesso Marchioro in una intervista aveva dichiarato che la sua famiglia, i suoi genitori erano separati, era molto povera, tanto che il Milan aveva aiutato sia lui che Bagnoli anche con i pasti. Un calcio figlio di una scuola che ha contribuito in maniera decisiva a rendere il campionato italiano tra i più difficili e arcigni del mondo.

Fonte foto: Pixabay

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto