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Politica

L’asse Kushner-Arabia Saudita mette le mani sul colosso dei videogiochi sportivi EA

Ok all'accordo per l'acquisizione del colosso videoludico Electronic Arts (EA) da parte del tandem composto dall'Arabia Saudita e da Jared Kushner

Alla fine è arrivata la luce verde: l’accordo per l’acquisizione del colosso videoludico Electronic Arts (EA) da parte del tandem composto dall’Arabia Saudita e da Jared Kushner è stato formalizzato il 4 agosto. L’accordo è stato concluso sulla base di 55 miliardi di dollari, che ne fanno la più costosa operazione di leveraged buyout della storia. Le trattative erano iniziate quasi un anno fa, nell’ottobre 2025, sollevando subito molte perplessità, soprattutto sotto il profilo politico.

Kushner è infatti il genero di Donald Trump, ed è stato Senior Advisor del Presidente degli Stati Uniti durante il suo primo mandato alla Casa Bianca. A capo del fondo Affinity Partners, ha messo in piedi una solida alleanza con il PIF (Public Investment Fund), il fondo sovrano dello stato saudita, e con Silver Lake, una società americana direttamente collegata a investimenti nel wrestling e negli sport di combattimento.

Le questioni prettamente economiche e politiche, legate ai rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita, sono ancora oggi molto discusse, ma questa operazione ha ricadute anche in ambito sportivo. EA, infatti, è il principale sviluppatore di videogiochi sul mondo dello sport, con un portfolio che spazia da titoli sullo snowboard e sul cricket fino a veri e propri colossi del settore, come NBA Live, F1 e Madden NFL.

Un accordo che tocca direttamente il mondo dello sport

La punta di diamante di EA, però, resta il suo titolo dedicato al calcio, EA Sports FC, fino al 2023 noto come FIFA. Si tratta della serie di videogiochi sportivi che ha venduto di più nella storia, e che ha contribuito enormemente alla diffusione del calcio nel mondo, in particolare presso il pubblico statunitense.

Già nel 2025, Reuters anticipava che l’interesse del PIF per l’acquisizione di EA fosse dovuto proprio al suo titolo calcistico, che rappresenta il prodotto di maggior successo della compagnia. Ma è impossibile non notare una connessione anche con le altre operazioni del PIF nel calcio, ovvero gli investimenti nel Newcastle, in Premier League, o nel potenziamento del campionato locale, la Saudi Pro League. Negli ultimi quattro anni, il PIF ha speso molto negli eventi sportivi internazionali, ma di recente si è tirata indietro da molti progetti, a partire da LIV Golf, mentre, seppur con qualche ridimensionamento, vuole continuare a puntare sul calcio (e sugli sport da combattimento, altro cavallo di battaglia di EA).

Questa operazione rientra nel noto piano Saudi Vision 2030, che mira a raggiungere l’indipendenza economica dal commercio dei combustibili fossili entro i prossimi quattro anni, e in cui il settore dell’intrattenimento riveste un ruolo centrale. Ma l’accordo tra PIF ed EA può avere ricadute economiche importanti anche nel mondo dello sport: Electronic Arts ha in vigore oltre 300 accordi di licenza con leghe, club e singoli giocatori di varie discipline in tutto il mondo, relativi allo sfruttamento dei diritti d’immagine. Le cifre precise non sono pubbliche, ma varie stime parlano di centinaia di milioni di dollari spesi annualmente.

Solo per fare un esempio, nel 2023 EA ha chiuso un accordo con la Premier League, il campionato di calcio inglese, del valore di quasi 500 milioni di sterline (583,5 milioni di euro) in sei anni. Il passaggio nelle mani del PIF, quindi, potrebbe significare ancora più fondi a disposizione per il mondo dello sport, e per l’Arabia Saudita rappresenterebbe la possibilità di investire nel settore senza dover acquistare squadre o creare dispendiosi tornei alternativi.

Lo zampino di Trump

In tutto ciò, il coinvolgimento di Jared Kushner non è certamente secondario, e anzi potrebbe portare a ulteriori sviluppi interessanti. L’interesse della destra americana per il mondo degli sport di combattimento, e quindi anche per i videogiochi ad esso collegati, è noto, ma qualcosa di simile si può dire per il calcio. Gli Stati Uniti, infatti, hanno appena finito di ospitare il Mondiale, e Trump ha suggerito al suo “amico” Gianni Infantino, il presidente della FIFA, di riassegnare l’evento agli Stati Uniti per il 2038.

Il rapporto tra l’amministrazione Trump e la FIFA, l’organizzazione che controlla il calcio internazionale, è molto stretto, e lo conferma anche il recente scandalo che ha colpito Infantino. Di recente è stato rivelato il suo piano per cedere delle quote del Mondiale di calcio a degli investitori privati, guidati dal fondo speculativo Thrive Capital, il cui fondatore è, curiosamente, Joshua Kushner, il fratello di Jared.

Questa operazione è stata, al momento, abbandonata, ma non si può escludere che l’accordo su EA possa coinvolgere nuovamente Infantino (a patto che riesca a rimanere presidente della FIFA, data l’attuale rivolta verso il suo operato). Nel 2024, come detto, il videogioco calcistico di EA ha dovuto cambiare nome a causa del mancato rinnovo della licenza con la FIFA, ma ora che la compagnia è finita nelle mani di soggetti in ottimi rapporti con Infantino è possibile che la collaborazione possa essere ripresa.

In ultimo, c’è un altro punto di contatto tra Trump, FIFA ed Electronic Arts: la banca d’affari JPMorgan Chase. Al di là delle frizioni dello scorso gennaio, quando Trump voleva denunciare l’istituto di credito, la relazione tra i due soggetti sembra andare piuttosto bene: è proprio JPMorgan a gestire buona parte del portafoglio di investimenti da 858 milioni di dollari del Presidente degli USA. La banca è stata coinvolta, assieme a Thrive Capital, anche nel piano di privatizzazione del Mondiale di Infantino e, allo stesso tempo, ha prestato al PIF 20 miliardi di dollari necessari per completare l’acquisizione di EA.

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