La nazionale cinese di calcio ha deciso di non partecipare alla nuova competizione organizzata dalla Fifa, l’Asean Cup, preferendo invece concentrarsi su gare amichevoli in vista della ben più allettante Coppa d’Asia (il corrispettivo dei nostri Europei) e delle qualificazioni per i Mondiali del 2030. Nei giorni in cui si terrà l’evento, un evento regionale inedito in programma tra settembre e ottobre, e che coinvolgerà una decina di team, la Cina sarà impegnata ad affrontare Uzbekistan, Corea del Nord, Tagikistan e Palestina in un mini torneo che andrà in scena in quel di Chongqing.
A prima vista potrebbe trattarsi di una notizia irrilevante; coinvolgendo Pechino e la Fifa assume invece una certa rilevanza. In primis perché, con la sua scelta, la nazionale cinese ha inviato un chiaro messaggio alla Federazione internazionale che gestisce il gioco del pallone: non tutti sono interessati alle sempre più numerose competizioni create dal nulla soltanto per attirare sponsor e movimentare ingenti giri di denaro.
E poi perché, invitando Corea del Nord e Palestina, il gigante asiatico sta dicendo al mondo intero che non ha alcun timore di coinvolgere sportivamente Paesi ostracizzati dalla comunità internazionale. Per intenderci: un po’ quello che dovrebbe fare la Fifa, molto più interessata a incassare quattrini che non unire i popoli.

Il nuovo torneo asiatico della Fifa
Si sentiva per caso il bisogno di un’Asean Cup? Molto probabilmente no. Eppure la Fifa ha creato il torneo. E lo ha fatto sia per fondare una competizione regionale ufficiale giocata nelle cosiddette “finestre Fifa”, ovvero periodi del calendario in cui le squadre di club sono obbligate a lasciare partire i propri giocatori convocati dalle nazionali, sia ovviamente per rafforzare la propria presenza nel Sud Est Asiatico, un mercato potenzialmente enorme per sponsor, tv e tifosi, e soprattutto in continua crescita.
“Il torneo non solo avrà un forte impatto sul Sud Est Asiatico, ma contribuirà anche a dare lustro alla regione sulla mappa calcistica mondiale”, ha dichiarato il presidente della Fifa, Gianni Infantino, convinto che questa coppa darà nuova linfa al calcio regionale e simboleggerà la solidarietà dell’Asean attraverso lo sport.
Nel momento in cui scriviamo si sta tenendo l’Asean Hyundai Cup, un evento biennale regionale organizzato dalla Federazione calcistica dell’Asean (AFF), evidentemente non altrettanto ricco e pieno di hype. L’Asean Cup avrebbe dovuto coinvolgere Thailandia, Vietnam, Indonesia, Filippine, Malesia e Singapore, oltre a India, Hong Kong, Cina, Myanmar, Cambogia, Laos, Brunei e Timor Est. Abbiamo usato il condizionale perché, come detto, la Cina darà forfait.
La mossa della Cina
Con tutta la tranquillità del mondo la Cina ha “snobbato” l’ultima invenzione di Infantino, una mossa che spingerà presumibilmente la Fifa a invitare altre nazionali.
L’Asean Cup 2026 ha un montepremi totale fino a 4 milioni di dollari, inclusi 1 milione di dollari per la squadra vincitrice, 300.000 dollari per la seconda classificata e 125.000 dollari di compensi per ciascuna squadra partecipante.
I media cinesi hanno scritto che la loro nazionale si è “mostrata piuttosto proattiva nella preparazione alla Coppa d’Asia”, affrontando squadre che ritiene possano “aiutarla ad adattarsi a uno stile di gioco più internazionale e squadre” e che “hanno uno stile di gioco simile a quello delle avversarie che incontrerà nel torneo in programma in Arabia Saudita” nel 2027.
Lo scorso marzo la Cina ha comunque preso parte alla Fifa Series 2026 in Australia, battendo Curacao, al suo debutto ai Mondiali, per 2-0, prima di subire una pesante sconfitta con lo stesso risultato contro il Camerun. A giugno i cinesi hanno battuto Singapore per 2-1 e pareggiato 0-0 con la Thailandia. Nella Coppa d’Asia sono stati inseriti nel Gruppo C, dove affronteranno Iran, Siria e Kirghizistan, un sorteggio che il commissario tecnico Shao Jiayi ha definito difficile. Per quanto riguarda il Mondiale, la Cina si è qualificata al torneo solo una volta nel lontano 2002.
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