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Guerra

Stati Uniti, 1.000 miliardi per la Difesa non bastano: il Pentagono è a corto di fondi per la guerra in Iran

Nonostante spenda per la Difesa cinque volte più di qualsiasi altra nazione, gli USA si trovano a corto di fondi per la guerra in Iran
Pentagono Iran

Gli Stati Uniti spendono per la Difesa quasi cinque volte più di qualsiasi altro Paese al mondo, più dell’intera somma dei successivi quindici. Eppure, proprio mentre vengono trascinati in un nuovo conflitto in Medio Oriente, si scoprono improvvisamente a corto di liquidità. Secondo il Washington Post, il Pentagono sta esaurendo i fondi per le operazioni militari in Iran. Alcune linee di finanziamento critiche si prosciugheranno entro poche settimane, proprio mentre l’amministrazione Trump intensifica lo scontro con Teheran.

La richiesta di 67 miliardi di dollari aggiuntivi al Congresso si scontra con resistenze politiche sempre più forti, mentre Capitol Hill si prepara a chiudere per un mese: qualsiasi decisione verrà rinviata a dopo l’estate. Il dato è paradossale. Il debito pubblico americano ha superato i 39.000 miliardi di dollari, eppure Washington continua a spendere a ritmi record: il bilancio della Difesa per l’anno in corso sfiora i 1.000 miliardi, inclusi 150 miliardi di stanziamenti straordinari approvati dal Congresso lo scorso anno. Una cifra già mostruosa, che la Casa Bianca considera però insufficiente. L’amministrazione ha infatti chiesto 1.500 miliardi per il 2027, un aumento mai visto prima, destinato a infiammare ulteriormente il dibattito al Campidoglio. Dimostrazione, ancora una volta, che nella guerra moderna non conta solo quanto si spende, ma soprattutto come lo si spende.

Iran, una voragine di risorse

Lanciata a fine febbraio con la promessa che si sarebbe risolta in poche settimane, la campagna di bombardamenti contro l’Iran si è trasformata in un conflitto prolungato che ha chiuso lo Stretto di Hormuz, sconvolto l’economia globale e ora minaccia di trascinare gli Stati Uniti in una guerra più ampia e senza fine. Come ha sottolineato la Cnn, rischia di essere la «guerra senza fine» di Donald Trump.

Secondo quanto riportato dal Washington Post, il conflitto ha già messo sotto pressione inaspettata la Marina e l’Aeronautica, che hanno dispiegato aeromobili e navi da guerra nel Medio Oriente. Parti del budget 2026 che coprono le operazioni militari in corso per entrambi i servizi sono destinate a esaurirsi entro la fine di questo mese.

Per tamponare la crisi, il Pentagono sta già spostando fondi da altre voci: esercitazioni militari e addestramenti vengono limitati o cancellati, mentre il budget per manutenzione e attrezzature viene prosciugato. Una richiesta di riallocazione di 4,3 miliardi di dollari da addestramenti e acquisti di armi a priorità più urgenti è attualmente bloccata al Congresso. Secondo l’Iran War Cost Tracker, portale che traccia, in tempo reale, le spese sostenute dall’operazione Epic Fury, in circa 108 giorni, la guerra in Iran è costata ai contribuenti statunitensi circa 113,3 miliardi di dollari – dal primo attacco del 28 febbraio al 16 giugno scorso. Un record.

La politica si arena

Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il Capo di Stato Maggiore Congiunto Gen. Dan Caine hanno testimoniato ieri davanti alla Commissione Approvazioni del Senato, nella prima udienza pubblica incentrata sul pacchetto di finanziamenti. Ma le prospettive appaiono fosche.

I dem si oppongono a qualsiasi nuovo finanziamento per il conflitto iraniano, mentre persino alcuni Repubblicani esprimono frustrazione per i ritardi del Pentagono nel comunicare con il Congresso. Il leader della maggioranza al Senato John Thune ha espresso dubbi sulla fattibilità delle strategie di finanziamento proposte. Martedì 14 luglio, i senatori democratici degli Stati Uniti hanno respinto, con 50 voti contrari e 46 favorevoli, la mozione per procedere con l’approvazione del National Defense Authorization Act (NDAA) per il 2027, il disegno di legge da 1.150 miliardi di dollari che autorizza le spese per la difesa.

Il commento di Glenn Greenwald

La contraddizione non è sfuggita a Glenn Greenwald, giornalista premio Pulitzer, che ha commentato su X: «Gli Stati Uniti spendono 5 volte di più per il loro esercito di qualsiasi altro Paese – più della somma dei successivi 15 paesi combinati – eppure stanno esaurendo le difese antimissile e le munizioni chiave, non riescono a sconfiggere una potenza media come l’Iran, affermano che Cuba (una minuscola isola soffocata di 11 milioni di persone) li minaccia e li bullizza, e ora devono implorare centinaia di miliardi in più almeno per sostenere questa nuova guerra in Iran».

Le parole di Greenwald raccontano un tragico paradosso che dovrebbe far riflettere: come può la nazione più militarizzata della storia trovarsi a corto di risorse per un conflitto che ha scelto di iniziare (con Israele)? La risposta risiede nella natura stessa di un apparato bellico così gigantesco e costoso da divorare se stesso.

Il risultato di questa situazione è la guerra in Iran sta diventando sempre più impopolare tra gli americani. Un recente sondaggio Washington Post-Ipsos ha rilevato che solo il 28% degli americani si ritiene d’accordo con la guerra, rispetto al 68% che pensa il contrario – un dato in linea con le peggiori valutazioni della guerra in Afghanistan. Un disastro su tutti i fronti.

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