Il recente vertice dell’Alleanza atlantica ha proclamato ancora una volta l’unità occidentale contro la Russia. Dietro i sorrisi e le dichiarazioni ufficiali, tuttavia, emerge una realtà più inquietante: l’Europa sta accettando che l’Ucraina colpisca in profondità il territorio russo e sta offrendo un sostegno sempre più diretto a queste operazioni. La teoria è semplice: portare la guerra nelle città e nelle regioni russe per spingere la popolazione a ribellarsi contro il Cremlino. Il presidente finlandese Alexander Stubb ha sostenuto che la guerra deve diventare una questione personale per i cittadini russi, affinché questi costringano il governo a negoziare.
È una strategia pericolosa. Colpire la popolazione civile per modificarne il comportamento politico appartiene alla logica della guerra irregolare e del terrorismo. Le stesse organizzazioni jihadiste avevano giustificato gli attentati in Europa sostenendo di voler costringere le popolazioni occidentali a fare pressione sui propri governi. L’Occidente non si limita più alla fornitura di armi. Dal 2022 gli Stati Uniti trasmettono informazioni per la regolazione del tiro ucraino. Gli aerei radar dell’Alleanza sorvegliano lo spazio aereo dalla Romania, dalla Polonia, dalla Germania e da altri Paesi. I servizi occidentali avrebbero inoltre collaborato al guidaggio dei droni destinati a colpire Mosca, San Pietroburgo e altre regioni russe.
Alcuni Paesi baltici e la Finlandia sono accusati di tollerare il passaggio dei droni ucraini nel proprio spazio aereo. L’Estonia ha persino ammesso di non voler chiedere a Kiev di interrompere tali operazioni. Ma uno Stato che consente l’uso del proprio territorio, delle proprie basi o del proprio spazio aereo per colpire un altro Paese può essere considerato parte dell’aggressione.
L’Europa sacrifica le proprie difese
Il coinvolgimento occidentale emerge anche dal caso polacco. Il governo di Varsavia avrebbe trasferito segretamente all’Ucraina una parte dei missili destinati alla difesa aerea nazionale, senza informare pienamente il Parlamento. La Polonia disponeva di circa duecento intercettori e ne avrebbe ceduto una quota a Kiev proprio mentre l’Ucraina denuncia una grave carenza di sistemi antiaerei. L’episodio rivela una contraddizione. Da un lato i governi europei affermano che la Russia potrebbe attaccare l’Europa entro pochi anni; dall’altro riducono le proprie scorte strategiche per sostenere l’Ucraina. Se la minaccia russa fosse davvero imminente, privarsi dei mezzi di difesa sarebbe un atto di irresponsabilità. Se invece Varsavia ritiene di poter trasferire le proprie riserve, significa che non considera realistico un attacco russo alla Polonia.
Il vertice ha inoltre promesso circa settanta miliardi di euro per il 2026 e una cifra analoga per l’anno successivo. Gran parte di queste risorse non resterà però in Ucraina: tornerà alle industrie militari europee e americane sotto forma di ordinativi, munizioni e sistemi d’arma. Il sostegno a Kiev diventa così anche una gigantesca politica industriale finanziata dai contribuenti. Il prezzo sarà pagato attraverso maggiore debito, tagli ai servizi pubblici, riduzione degli investimenti civili e rincaro dell’energia.
Dall’operazione ucraina al teatro di guerra europeo
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha affermato che l’allargamento del coinvolgimento occidentale rischia di trasformare l’operazione in Ucraina in una guerra vera e propria. Non è soltanto una questione di parole. Nella concezione militare russa, l’Ucraina rappresenta un teatro di operazioni limitato. Una guerra contro l’Europa costituirebbe invece un teatro strategico superiore, con un diverso livello di comando, una maggiore mobilitazione delle risorse e obiettivi distribuiti su tutto il continente.
La Russia non sta quindi semplicemente cambiando la definizione del conflitto. Sta avvertendo che, se i Paesi europei continueranno a fornire intelligence, a guidare droni, ad aprire il proprio spazio aereo e a sostenere attacchi sul territorio russo, Mosca potrebbe considerarli partecipanti diretti. È questo il rischio più grave: l’Europa potrebbe entrare in guerra senza una decisione formale, attraverso una successione di piccoli passi, ciascuno presentato come limitato e controllabile.
L’errore strategico dell’Ucraina
L’ex comandante delle forze armate ucraine Valerij Zalužnyj ha contestato apertamente l’ottimismo occidentale. Affermare che la Russia abbia già perso la guerra è inesatto e pericoloso. Gli attacchi ucraini contro raffinerie, depositi e infrastrutture russe provocano danni reali, ma sono costosi e non modificano necessariamente la situazione al fronte. La Russia dispone di maggiori risorse umane, industriali e missilistiche. Può rispondere con una forza equivalente o superiore. L’Ucraina, invece, combatte una guerra d’usura contro un Paese più popoloso e dotato di una capacità produttiva molto più ampia.
Kiev continua inoltre a difendere ogni villaggio e ogni posizione, sacrificando uomini e mezzi per impedire avanzate territoriali spesso limitate. Ma il successo strategico non si misura in chilometri quadrati. La vera domanda è quale società riuscirà a sostenere più a lungo il peso economico, umano, militare e psicologico del conflitto. Mosca non cerca più necessariamente grandi sfondamenti. Preferisce aspettare gli attacchi ucraini, logorare le unità avversarie e distruggerne sistematicamente il potenziale. Le operazioni contro ferrovie, centrali, depositi di carburante e vie di rifornimento incidono direttamente sulla capacità di Kiev di portare rinforzi al fronte. Le incursioni ucraine in Crimea o nelle regioni più lontane della Russia producono invece un notevole effetto mediatico, ma spesso non migliorano la condizione delle truppe impegnate nei combattimenti.
Un’Alleanza costruita per un’altra epoca
La guerra ha infine mostrato i limiti dell’Alleanza atlantica. Essa fu costruita per garantire la protezione nucleare americana dell’Europa, non per condurre indefinitamente una guerra convenzionale di logoramento contro una potenza nucleare. L’articolo sulla difesa collettiva serviva soprattutto a impegnare gli Stati Uniti nella protezione degli europei. Ma Washington non sacrificherà le proprie città per Kiev, Stoccolma o Berlino. È questa la ragione profonda per cui l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza continua a essere rinviato.
L’Europa promette quindi all’Ucraina una vittoria che non sa definire e una protezione che non può garantire fino in fondo. L’obiettivo reale sembra essere diventato l’indebolimento della Russia, non la riconquista dei territori perduti. Il risultato è una guerra che consuma l’Ucraina, impoverisce l’Europa, rafforza l’industria militare e avvicina il continente a un confronto diretto con Mosca. L’Europa continua ad avanzare verso il limite, ma nessuno sembra sapere dove fermarsi né come tornare indietro.
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