Chi atterra oggi ad Abidjan ha subito l’impressione di ritrovarsi in una città decisamente in fermento. Basta muovere i primi passi al di fuori dell’area aeroportuale e attraversare i primi ponti sulla Laguna Ebrié che caratterizza la geografia della metropoli, per accorgersi di profondi e importanti cambiamenti. Lungo la strada verso il centro, si incontrano decine di cantieri e il più imponente è quello della costruenda metropolitana. Si tratta di 37 km di strada ferrata che collegheranno le punte più estreme di Abidjan, dando agli abitanti un’importante alternativa al sempre più ingolfato traffico. Sullo sfondo poi, si nota uno skyline con molte gru e molti grattacieli in via di definizione.
Il boom economico e urbanistico che sta investendo Abidjan, reso possibile da anni di relativa stabilità del Paese dopo la guerra civile dello scorso decennio, è figlio di una precisa volontà del governo della Costa d’Avorio: rendere la metropoli un hub importante dell’Africa occidentale, capace di fare concorrenza alla nigeriana Lagos. Un discorso che vale anche per la sanità: sono numerosi i progetti volti a impiantare nella città ivoriana nuove strutture ospedaliere e nuovi servizi da offrire anche a utenti che arrivano dai Paesi vicini.
La costruzione di nuovi ospedali
L’ultimo nuovo presidio ospedaliero inaugurato è quello di Yopougon-Gesco, poco al di fuori di Abidjan. La struttura è stata voluta dall’associazione umanitaria Humanity First, la quale gestisce i locali e garantisce importanti servizi per tutta la popolazione dell’area nordoccidentale della città. All’interno del nuovo nosocomio sono comprese tre sale parto, una nuova sala adibita a pronto soccorso, così come anche due sale operatorie e un reparto di neonatologia. Un settore quest’ultimo molto delicato per il Paese: terminata la guerra civile nel 2016, il governo del presidente Alassane Ouattara ha giudicato eccessivo e non tollerabile il dato legato alla mortalità infantile e alla mortalità dovuta a complicazioni durante il parto. Da qui gli investimenti volti a creare nuovi reparti neonatali e nuove cliniche dedicate alle donne in gravidanza, distribuiti in dieci nuovi distretti sanitari istituiti in tutto il Paese. I risultati sono in effetti stati incoraggianti: nel 2023, la Costa d’Avorio ha assistito a un notevole ridimensionamento delle morti neonatali, passando da 38 a 30 morti ogni 1.000 nati vivi e con la mortalità infantile scesa da 108 a 52 decessi ogni 1.000 nati vivi.
Il Paese ha poi spinto per un ulteriore salto di qualità, capace di andare oltre il discorso legato alla neonatologia. Sempre nel 2023 infatti, è stato lanciato il programma “Santé pour tous“, Sanità per Tutti. Un progetto volto a replicare in vari comparti e settori i successi conseguiti nella neonatologia. L’obiettivo è ben evidente già nel nome: l’ambizione è costruire una sanità capace di ramificarsi su tutto il territorio nazionale e di arrivare a lambire ogni area, anche remota, del Paese. Il perno del progetto è costituito dalla costruzione o dall’ammodernamento di 71 ospedali. Di questi, molti sono situati nell’area urbana di Abidjan, la più popolosa e dunque la più bisognosa di servizi. Oltre che ad investimenti pubblici, il governo da tre anni a questa parte è impegnato nella collaborazione con enti ed istituti privati. Tra questi, da annoverare sia gli istituti religiosi che quelli ricollegabili alle Organizzazioni Non Governative.
L’ambizione di Abidjan
Nella principale città ivoriana l’obiettivo è andare oltre a quello, già ovviamente piuttosto importante, di erogare e offrire servizi alla più amplia platea possibile di utenti. La vera ambizione a lungo termine è far diventare Abidjan un polo di eccellenza per tutta l’Africa occidentale. Attrarre qui non solo pazienti e persone bisognose di cure, ma anche ricercatori e investimenti da tutta la regione. Non è un caso se proprio nella metropoli ivoriana è stato inaugurato il primo centro di medicina nucleare dell’Africa occidentale, grazie anche a investimenti europei. In migliaia potranno avere diagnosi più precise senza dover rinunciare alle cure o senza intraprendere viaggi in ospedali nord africani o europei. Trasferte che, tra le altre cose, in pochi possono permettersi.
In generale, si può dire che lo sviluppo del sistema sanitario di Abidjan va di pari passo con quello economico ed urbanistico della città. Non mancano, oltre che ai passi importanti sopra segnalati, anche i limiti. C’è chi, ad esempio, sottolinea il rischio di rendere la sanità ivoriana troppo incentrata su Abidjan e poco tarata su altri territori più remoti e tradizionalmente più lontani dai servizi. Il boom di Abidjan, in poche parole, non deve far dimenticare le altre regioni di cui è composto il territorio della Costa d’Avorio.
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