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Una guerra per Hormuz

La guerra in Iran è per il momento "limitata" all'area dello Stretto di Hormuz, per il momento unico vero obiettivo delle parti in lotta

Da almeno quattro giorni i raid in Iran sono ripresi con una certa intensità. Non si tratta di una situazione peculiare a quella vista nei mesi più caldi della guerra, visto che i bombardamenti statunitensi riguardano quasi esclusivamente le aree costiere affacciate sullo Stretto di Hormuz. Tuttavia, gli attacchi sono adesso costanti e ogni giorni vengono registrate almeno tra le due e le tre ondate di raid. La vera novità delle ultime ore riguardano gli attacchi registrati all’interno della provincia del Khuzestan, ossia l’area confinante con l’Iraq abitata dalla minoranza araba dell’Iran. I bombardamenti hanno preso di mira stabilimenti industriali e almeno un aeroporto.

La risposta dell’Iran è grossomodo la stessa registrata nei mesi scorsi, caratterizzata dal lancio di missili e droni contro obiettivi statunitensi nei Paesi del Golfo e in altri della regione mediorientale. Gli abitanti di Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Giordania hanno nuovamente ripreso “confidenza” con le allerte aree diramate tramite i servizi di emergenza e con le sirene di pericolo installate nelle principali città. L’impressione è che i futuri alti e bassi della guerra, saranno determinati unicamente dalla sorte del corridoio marittimo stretto tra l’Iran e i promontori della penisola arabica.

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