I censori burocrati hanno deciso di punire la Biennale e il suo presidente, Pietrangelo Buttafuoco. La Commissione Ue, infatti, ha raccomandato all’Eacea (l’Agenzia europea per la Cultura e l’Educazione) di stoppare i 2 milioni di euro di finanziamenti destinati alla Biennale di Venezia. Motivo? La riapertura del padiglione russo, fortemente voluta da Buttafuoco in nome della libertà culturale e dell’arte come «ponte di pace». Una che Bruxelles ha giudicato incompatibile con i «valori democratici» che dice di voler rappresentare. «La cultura in Europa – finanziata con il denaro dei contribuenti – dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici» ha affermato su X la vicepresidente della Commissione Europea Henna Virkkunen, anticipando una decisione folle e controversa, che sta generando furiose polemiche.
Il corto circuito ideologico di Bruxelles
Ora, proviamo a fare un piccolo esercizio di logica elementare, quello che apparentemente a Bruxelles riesce sempre così difficile. Se il criterio è che non si possono finanziare manifestazioni culturali che ospitano Paesi i cui governi non rispettano i valori democratici, allora la Biennale dovrebbe chiudere almeno metà dei suoi padiglioni, che peraltro vengono gestiti autonomamente dai singoli Paesi. Bruxelles fa finta di non sapere che i padiglioni nazionali funzionano un po’ come le ambasciate: ogni Paese decide come rappresentarsi, con i propri soldi e le proprie scelte politiche/artistiche. La Biennale, infatti, non può imporre artisti o temi e può solo invitare a tenere conto del tema generale della mostra.
La Biennale di Venezia, come chiunque abbia mai messo piede ai Giardini sa bene, ospita padiglioni nazionali di Stati la cui vocazione democratica è quantomeno discutibile. Eppure, nessuna raccomandazione di revoca dei fondi è mai arrivata per quei casi. A cominciare dal padiglione di Israele, rispetto al quale la Commissione Ue non ha proferito parola. Eppure parliamo di uno Stato autore di un genocidio, accusato di colpire in maniera sistematica i bambini dalle stesse Nazioni Unite. Su quello nulla da dire, come su altre nazioni tutt’altro che democratiche o rispettose dei diritti umani. Ma è evidente che per l’Ue ci sono Stati autoritari buoni e cattivi a seconda dell’influenza delle lobby straniere a Bruxelles e Strarsburgo.
Il coraggio di Buttafuoco
In questo teatrino ipocrita, l’unico che ha avuto il coraggio di fare il proprio dovere è stato Pietrangelo Buttafuoco. Ha difeso la scelta di riaprire il padiglione russo non per simpatie politiche, ma per un principio sacrosanto: l’arte non può essere ostaggio delle contingenze geopolitiche. Un gigante in mezzo ai nani. «L’arte – ha sottolineato nei mesi scorsi, quando infuriava la polemica – ha una potenza ancora maggiore di ogni prepotenza. L’arte ci destina al futuro e ci dà la possibilità di cancellare le catastrofi».
La miseria morale e intellettuale dei censori burocrati di Bruxelles sta tutta nella convinzione che questa «punizione» possa mettere in ginocchio Buttafuoco. Si sbagliano di grosso. Con questo gesto rivelano invece la loro vera natura: un’anima autoritaria, profondamente ostile ai principi liberali che pretendono – con tracotanza e arroganza – di incarnare e difendere.
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