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Guerra

L’Oman tenta di sciogliere il nodo Hormuz

No aiuta la de-escalation la pretesa, avanzata per ora informalmente, che Teheran dichiari che l'attraversamento dello Stretto di Hormuz sia libero come prima della guerra.
L'Oman tenta di sciogliere il nodo Hormuz

La tregua armata tra Iran e Stati Uniti prosegue, ma l’isterismo statunitense non rassicura. Le stralunate dichiarazioni di Trump sul mandato automatico a una ritorsione alzo zero se viene assassinato dall’Iran incrementa i rischi di essere assassinato dai guerrafondai anti-iraniani. Intemerata che discende da un avvertimento pervenuto da Israele su asserito un complotto per ucciderlo.

Su tale avvertimento, riportiamo la CNN: diversi “funzionari americani hanno ipotizzato che il rapporto israeliano potrebbe essere un tentativo di influenzare le decisioni di Trump, impegnato a valutare se intensificare l’azione militare americana contro l’Iran”…

Israel shared intelligence with US of Iranian plot to assassinate Trump, sources say

Né aiuta la de-escalation la pretesa, avanzata per ora informalmente, che Teheran dichiari che l’attraversamento dello Stretto di Hormuz sia libero come prima della guerra.

Richiesta, quest’ultima, che va contro il Memorandum di Islamabad firmato dalle parti nel quale si stabilisce che, dopo 60 giorni nei quali l’Iran assicura e garantisce il transito libero attraverso la via d’acqua, la navigazione sarà regolata da un regime concordato con l’Oman e gli altri Paesi rivieraschi.

Tale intesa, benché non del tutto esplicita (da cui le interpretazioni interessate), di fatto conferisce all’Iran, in accordo con l’Oman, la gestione della via navigabile dopo i 60 giorni stabiliti e, nell’interregno, quella libera da dazi e tariffe, come in effetti era avvenuto nei primi giorni del cessate il fuoco, quando le autorità iraniane avevano regolato il traffico marittimo interfacciandosi con le navi in transito.

Il fatto che gli Stati Uniti avessero aperto una via alternativa lungo le coste dell’Oman – da utilizzare di notte e a transponder spenti – sotto la propria supervisione non minava solo l’attuale regime di libera navigazione, con le navi mercantili che, in violazione del protocollo, si coordinavano con la Marina Usa piuttosto che con le autorità iraniane, ma soprattutto la prospettiva, sulla quale Teheran non vuole né può cedere. L’attuale violazione del Memorandum, infatti, poneva le basi per violarlo anche in futuro, con danni per l’Iran ben peggiori degli attuali.

Peraltro, Teheran non può che nutrire profonda sfiducia nell’amministrazione Usa, che con una mano fa e con l’altra disfa. Lo si è visto anche con l’accordo Libano – Israele che, di fatto, vanificava la parte del Memorandum di Islamabad che statuiva il cessate il fuoco nel Paese dei cedri e il ritiro dell’IDF.

E con il parallelo e quasi contemporaneo comunicato del Consiglio per la cooperazione del Golfo – che riunisce Arabia saudita, Emirati arabi, Oman, Qatar, Bahrein e Kuwait – nel quale si dichiarava con assoluta assertività che il transito attraverso Hormuz dovesse essere assolutamente libero, vanificando l’intesa di Islamabad sul punto.

A presiedere a entrambe le iniziative Marco Rubio, che in due giorni ha incenerito l’intenso lavorio diplomatico del vicepresidente J.D. Vance e dell’inviato Steve Witkoff (con il più meno inutile Jared Kushner a seguito), che dopo il prepotente attivismo del Capo del Dipartimento di Stato sembrano spariti dai radar.

Certo, Rubio non poteva agire apertamente contro Trump, che non può non averne avallato l’operato. Ma, più che un placet convinto, quello del presidente ha tutto l’aspetto di un avallo forzato, concesso per evitare pressioni indebite e pericolose (vedi all’incipit della nota), ma anche nella presunzione di poter gestire le stridenti contraddizioni che il sabotaggio di Rubio (il cui cuore batte per Netanyahu e i neocon) ha innescato sia nella criticità mediorientale che negli interna corporis del potere statunitense.

In attesa di vedere come evolverà la pericolosa situazione, con la Casa Bianca che comunque ha dichiarato non collassati né il Memorandum né i negoziati, si registra un surplus di lavorio diplomatico, in prima fila Pakistan, Qatar ed Egitto.

Il nodo da sciogliere con urgenza resta quello di Hormuz, da cui l’importanza di quanto riferisce al Mayadeen: “Il vice primo ministro britannico, David Lammy, ha affermato che i pedaggi obbligatori sarebbero catastrofici. Tuttavia, diversi colleghi di governo hanno riconosciuto che i sistemi di pagamento che coprono specifici servizi di navigazione sono già consentiti in numerose importanti vie navigabili, tra cui lo Stretto di Malacca e il Canale della Manica”.

 Europe weighs Hormuz navigation fee framework à la Malacca, Channel

“[…] L’Oman, in collaborazione con esperti legali britannici, ha già elaborato una proposta che adatta [a Hormuz] i principi utilizzati nello Stretto di Malacca. Da allora, Muscat si è offerta di inviare esperti legali a Teheran per presentare la proposta nei dettagli”.

Sul punto il media arabo riferisce il recente intervento del delegato dell’Oman, Khamis bin Mohammed al Shamakhi, al Consiglio dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) a Londra. Pur ribadendo il principio della libertà di navigazione, al Shamakhi ha aggiunto che l’Oman sostiene la ricerca di accordi volontari ‘relativi ai servizi di supporto alla navigazione che potrebbero migliorare la sicurezza marittima, proteggere l’habitat marino, ridurre il rischio di inquinamento e rafforzare la preparazione alle emergenze marittime, comprese le collisioni e gli incendi a bordo di navi e petroliere'”.

“La proposta dell’Oman”, prosegue al Mayadeen, “si basa sugli accordi di governance utilizzati nello Stretto di Malacca, che collega l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico”. Un rapporto del Consiglio dell’IMO sul meccanismo di cooperazione che regola gli Stretti di Malacca e Singapore specifica che il meccanismo “si è evoluto in una piattaforma strutturata e inclusiva attraverso la quale è possibile affrontare collettivamente i rischi emergenti, gli sviluppi tecnologici e le priorità ambientali nello Stretto”. Qualcosa si muove: oggi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si è recato in Oman

Araghchi arrives in Muscat for talks on Strait of Hormuz, regional developments
AAA

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