Il Parlamento Europeo ha dato il via libera alla cosiddetta Chat Control 1.0, una misura che permette ai giganti della tecnologia di scansionare in massa le comunicazioni private di circa 450 milioni di cittadini europei fino al 2028. Il via libera è arrivato giovedì scorso, l’ultimo giorno di seduta prima della pausa estiva, al termine di una seduta definita “caotica” e caratterizzata da “scene tumultuose”.
Secondo quanto riportato dalla Berliner Zeitung, la misura è stata approvata nonostante una maggioranza di deputati si sia espressa contro. Il segreto di questo paradosso – tutt’altro che “democratico” – risiede in un escamotage procedurale voluto dalla presidente del Parlamento Roberta Metsola (Ppe), che ha riproposto in extremis il testo, già respinto due volte a marzo, attraverso un procedimento d’urgenza.
L’escamotage di Metsola
La dinamica del voto è emblematica di quanto denunciato da molti osservatori. Martedì, i deputati avevano dato il via libera alla discussione del provvedimento d’urgenza con una maggioranza risicata. Questo passaggio ha alzato l’asticella per il successivo voto di giovedì: per bocciare definitivamente la Chat Control non sarebbe bastata una semplice maggioranza, ma sarebbero stati necessari 360 voti contrari, vale a dire la maggioranza assoluta dei 720 seggi del Parlamento. Giovedì, tuttavia, solo 314 deputati hanno votato per la reiezione del provvedimento, mentre 276 si sono espressi a favore. La maggioranza semplice dei votanti era dunque contraria (314 contro 276), ma non avendo raggiunto la soglia dei 360, il “no” è stato considerato non valido e il provvedimento è passato.
La scelta di far slittare la votazione all’ultimo giorno utile ha ulteriormente complicato il raggiungimento del quorum. Come sottolinea la Berliner Zeitung, erano presenti in aula 607 parlamentari, ma molti si trovavano già “in partenza” per le vacanze, rendendo più difficile raggiungere la maggioranza assoluta dei 360 voti necessari. Unica nota positiva: il Parlamento, grazie a un emendamento proposto dal Partito Pirata, ha approvato un’esenzione per escludere «le comunicazioni alle quali è, è stata o sarà applicata la crittografia end-to-end».
Tensione al Parlamento Ue
L’atmosfera nell’aula di Strasburgo è stata tesa e confusa. L’eurodeputato non iscritto Friedrich Pürner ha raccontato su X di “scene tumultuose” e ha denunciato che “un numero considerevole di deputati non aveva la più pallida idea di cosa si stesse votando”. Pürner ha anche sollevato il sospetto che una votazione-chiave sia stata tenuta aperta per un tempo insolitamente lungo, forse in modo intenzionale, prima che i dispositivi venissero chiusi. «I risultati sono decisi da tempo», ha tuonato, definendo l’intero processo «altamente antidemocratico” e il Parlamento un «parlamento fittizio».
Anche l’eurodeputato Fabio De Masi (BSW) ha criticato duramente l’operazione, dichiarando alla Berliner Zeitung: «Si vota finché il risultato non è quello voluto». De Masi ha definito la Chat Control un «cavallo di Troia» per introdurre una «sorveglianza di massa indiscriminata».
La spinta decisiva per l’approvazione è arrivata dal Partito Popolare Europeo (PPE) e dal suo leader Manfred Weber (Csu), che hanno giustificato il ricorso alla procedura d’urgenza con la necessità di colmare un vuoto normativo nella lotta alla pedopornografia online.
La Chat Control 1.0 è una deroga temporanea alle norme europee sulla privacy (ePrivacy) che consente a colossi come Meta e Google di effettuare scansioni volontarie delle comunicazioni private alla ricerca di materiale pedopornografico. La versione 2.0, attualmente in negoziazione, mira a rendere tale obbligo permanente e vincolante per tutti i fornitori di servizi.
Così l’Ue vuole spiarci tutti
La misura ha scatenato un’ondata di critiche da parte di esperti di sicurezza informatica, associazioni per i diritti digitali e difensori della privacy. Come più volte spiegato su InsideOver, organizzazioni come l’Electronic Frontier Foundation (EFF) avevano già messo in guardia sui rischi del cosiddetto client-side scanning, la tecnica che verrebbe utilizzata per analizzare i contenuti sui dispositivi degli utenti.
Secondo l’EFF, questa pratica mina alla base la crittografia end-to-end, il sistema che garantisce la sicurezza e la privacy delle comunicazioni su piattaforme come Signal e WhatsApp. Se il governo o le aziende hanno accesso a uno dei “terminali” di una comunicazione cifrata, quella comunicazione cessa di essere veramente privata.
La presidente di Signal, Meredith Whittaker, è stata ancora più categorica, definendo la Chat Control una “minaccia esistenziale” per la sua piattaforma. Whittaker ha spiegato che l’obbligo di scansionare ogni messaggio, foto e video sui dispositivi personali mina “il principio stesso della crittografia end-to-end”. In un’intervista, ha dichiarato con fermezza: “Se ci trovassimo di fronte alla scelta tra integrare un sistema di sorveglianza in Signal o abbandonare il mercato, sceglieremmo di lasciare il mercato”.
Il timore, più che fondato, è che questo provvedimento, nato con l’intenzione di proteggere i minori, si trasformi in uno strumento di controllo di massa, mettendo a rischio categorie vulnerabili come giornalisti, whistleblower e attivisti. A settembre riprenderanno i negoziati per la definitiva ‘Chat Control 2.0’. Al centro del dibattito resta il disaccordo tra i legislatori sull’opportunità di applicare la scansione dei messaggi in maniera selettiva o indiscriminata.
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