Per oltre vent’anni il dibattito sulla sicurezza energetica europea si è concentrato sulla disponibilità di gas, petrolio e sulle rotte di approvvigionamento. La guerra in Ucraina ha accelerato la corsa verso le energie rinnovabili, modificando profondamente il paradigma strategico del continente. Oggi, tuttavia, il problema non consiste più soltanto nel produrre elettricità pulita, bensì nel riuscire a trasportarla rapidamente verso i luoghi dove viene richiesta. È in questo passaggio che nasce la nuova competizione geopolitica europea. Le infrastrutture di rete stanno assumendo un valore strategico paragonabile a quello che, negli ultimi decenni, hanno avuto i grandi gasdotti internazionali. Chi controllerà la capacità di trasmissione dell’elettricità controllerà anche una parte rilevante della competitività industriale europea.
La Spagna dimostra che l’energia abbondante non basta
Il caso spagnolo rappresenta probabilmente il laboratorio più significativo della nuova transizione energetica. Grazie agli investimenti in fotovoltaico ed eolico, Madrid dispone oggi di una delle produzzioni rinnovabili più competitive d’Europa. In numerose giornate dell’anno il prezzo dell’elettricità sul mercato all’ingrosso si avvicina allo zero, mentre in alcune fasce orarie diventa addirittura negativo. Potrebbe sembrare un successo assoluto. In realtà racconta anche un limite strutturale. Quando la produzione supera la domanda interna e le interconnessioni con il resto d’Europa risultano insufficienti, una parte consistente dell’energia deve essere ridotta oppure non viene valorizzata economicamente. In altre parole, produrre molta energia non significa automaticamente poterla utilizzare o vendere. Il collo di bottiglia resta rappresentato dalle limitate connessioni elettriche attraverso i Pirenei, che ancora oggi impediscono alla penisola iberica di trasformarsi in uno dei principali esportatori energetici europei.
Le Energy Highways ridisegnano la geografia del potere europeo
È proprio per superare queste frammentazioni che la Commissione europea ha individuato otto grandi Energy Highways, considerate infrastrutture strategiche continentali. Non si tratta semplicemente di nuovi elettrodotti. Il progetto comprende interconnessioni elettriche, cavi sottomarini, reti dedicate all’idrogeno, collegamenti offshore e sistemi destinati a rendere il mercato energetico europeo realmente integrato. L’obiettivo strategico è duplice. Da un lato ridurre le differenze di prezzo tra i diversi mercati nazionali; dall’altro aumentare la resilienza energetica dell’Unione, diminuendo la vulnerabilità rispetto a crisi geopolitiche, eventi climatici estremi o interruzioni delle forniture. La logica è semplice: una rete europea interconnessa rende molto più difficile che uno Stato membro resti isolato durante una crisi energetica.
Un investimento da oltre 1.200 miliardi
La costruzione della nuova rete continentale richiederà investimenti superiori ai 1.200 miliardi di euro entro il 2040. La cifra riguarda principalmente il rafforzamento delle reti di trasmissione e soprattutto della distribuzione, cioè quella parte dell’infrastruttura che collega direttamente famiglie, imprese, comunità energetiche, mobilità elettrica e industria. Mai prima d’ora la politica energetica europea aveva richiesto una mobilitazione finanziaria di queste dimensioni. Diventa quindi inevitabile affrontare una questione di finanza pubblica: chi sosterrà realmente questi costi? Le risorse europee potranno coprire soltanto una parte degli investimenti. Il resto dovrà essere finanziato attraverso operatori di rete, capitale privato, prestiti della Banca europea per gli investimenti, fondi nazionali e tariffe regolamentate. La sfida non sarà soltanto tecnica, ma eminentemente politica.
Il vero conflitto sarà la distribuzione dei costi
Le nuove infrastrutture producono benefici che spesso interessano l’intera Europa, mentre i costi ricadono inizialmente su territori molto specifici. È questo il principale nodo della futura governance energetica europea. Una linea ad alta tensione può abbassare i prezzi dell’elettricità in più Paesi contemporaneamente, ma attraversa comuni, province e regioni che devono gestirne l’impatto ambientale e amministrativo. Senza un efficace sistema di cost allocation, il rischio è che proprio le opere più strategiche diventino le più difficili da realizzare. Il consenso territoriale diventa così un elemento di sicurezza nazionale.
Le reti diventano infrastrutture critiche della sicurezza europea
La nuova geopolitica dell’energia non riguarda soltanto produzione e prezzi. Una rete fortemente digitalizzata aumenta infatti la dipendenza da trasformatori, semiconduttori, software di gestione, sistemi di controllo e componentistica avanzata. Ciò introduce nuove vulnerabilità. Cyberattacchi, sabotaggi, interruzioni della supply chain e dipendenze industriali assumono oggi un peso crescente nella pianificazione strategica europea. La sicurezza energetica si fonde progressivamente con la sicurezza industriale, la cybersecurity e la politica delle materie prime critiche. L’infrastruttura elettrica diventa così parte integrante della strategia di difesa economica dell’Unione.
L’Italia può diventare il ponte energetico del Mediterraneo
In questo scenario l’Italia occupa una posizione geografica potenzialmente privilegiata. La penisola rappresenta naturalmente il punto di collegamento tra Europa continentale, Balcani e Mediterraneo, potendo intercettare sia le future reti elettriche sia i corridoi dedicati all’idrogeno. Tuttavia il vantaggio geografico non basta. Servono investimenti nella rete nazionale, procedure autorizzative più rapide, maggiore capacità di distribuzione e un rafforzamento delle infrastrutture interne. Diversamente, il rischio è che l’Italia rimanga semplicemente un territorio di transito, senza trasformare questa posizione in un reale vantaggio competitivo.
La nuova sovranità europea passa dai cavi elettrici
La transizione energetica sta modificando il concetto stesso di potere. Nel XXI secolo non sarà sufficiente produrre energia rinnovabile a basso costo. Sarà decisivo poterla distribuire rapidamente, proteggerla da minacce fisiche e informatiche e renderla disponibile all’industria europea nei momenti di maggiore domanda. Le Energy Highways rappresentano quindi molto più di un progetto infrastrutturale: costituiscono il tentativo dell’Unione europea di costruire una nuova architettura della propria autonomia strategica. Se questo piano riuscirà, l’Europa potrà trasformare la frammentazione energetica in un mercato realmente integrato, rafforzando competitività industriale e sicurezza continentale. Se invece le reti continueranno a crescere più lentamente della produzione rinnovabile, il continente rischierà un paradosso geopolitico: disporre di energia abbondante ma non riuscire a utilizzarla dove serve. Ed è proprio in questa sottile differenza che si giocherà una parte decisiva del futuro economico e strategico europeo.
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