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La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan

La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan al summit Nato.

Una vittoria per il presidente siriano Ahmad al-Sharaa, un trionfo per il suo patrono, Recep Tayyip Erdogan, e per la Turchia: Donald Trump, incontrando il leader di Damasco a margine del summit Nato di Ankara, ha annunciato che gli Usa rimuoveranno la Siria dalla lista di Stati ritenuti “sponsor del terrorismo” dal Dipartimento di Stato.

Uno scenario importante che può accelerare l’avvicinamento tra l’Occidente e la Siria da un lato e mostra l’influenza del Reis turco su Washington, che Erdogan intende giocare per massimizzare la posizione di forza della Repubblica anatolica in Medio Oriente e nella Nato. La lista è stata istituita nel 1979 e dal punto di vista americano mira a sanzionare e isolare dal sistema globale quei Paesi che hanno condotte ritenute ostili alla proiezione di potenza statunitense. La lista ad oggi contiene Siria, Iran, Cuba e Corea del Nord dopo aver in precedenza visto anche la presenza dell’Iraq nell’epoca di Saddam Hussein, del Sudan e della Libia di Muhammar Gheddafi.

L’analista Shaiel Ben-Ephraim su X ha definito questa manovra come strategicamente importante per accelerare l’ingresso di capitali stranieri nella ricostruzione della Siria e ampliare con maggior forza i contatti economici dopo che già l’anno scorso la rimozione di molte delle sanzioni unilaterali americane ed europee, riferite all’epoca di Bashar al-Assad, aveva fatto respirare il nuovo governo di Damasco. L’organizzazione islamista che Al-Sharaa, col nomme de guerre di Abu Mohammad al-Jolani, guidava, Hay’at Tahrir al-Sham, è stata rimossa nel luglio 2025 dalla lista delle organizzazioni terroristiche da Washington dopo essersi di fatto trasformata nel nuovo Stato siriano, dopo la vittoria nella guerra civile ottenuta nel dicembre 2024 col sostegno turco e la caduta di Damasco.

La rimozione dalla lista di Washington è la ciliegina sulla torta per il presidente siriano. Politicamente, il passaggio era atteso ma resta molto importante: si chiude un’epoca durata quasi mezzo secolo per la Siria, si apre la strada al reintegro di Damasco nel sistema finanziario internazionale e al circuito Swift, che permetterà di utilizzare il dollaro come sistema di pagamento. Iconicamente, ora nella lista resterà Cuba, del cui regime di governo molte critiche si possono fare ma che sicuramente poco c’azzecca con il sostegno a qualsiasi forma di terrorismo, e non ci sarà più un Paese guidato da un ex membro di Al-Qaeda divenuto capo ribelle prima e leader nazionale poi.

Una metamorfosi affascinante, quella di Al-Sharaa, ben accompagnata dal netto sostegno della Turchia che manda, così, un triplice messaggio politico. Vedere gli Usa puntare sulla Siria di Al-Sharaa significa, per Erdogan, vederli avallare un progetto strategico che consolida la prospettiva di una Siria unita e, in secondo luogo, accettare che nel Levante Washington deve guardare agli interessi di due Paesi, non solo del suo alleato chiave, e cioè Israele. Il riconoscimento della sfera d’influenza turca e all’espansione politica del governo di cui Ankara è patrona, in sostanza, è, venendo al terzo punto, un messaggio anche a Tel Aviv.

Israele teme che via al-Sharaa la Turchia possa bussare ai suoi confini nel quadro di una partita a scacchi che va dal Corno d’Africa ai Balcani e disegna la via di una nuova forma di confronto regionale, e Washington sta dando sponde non secondarie al tentativo turco. A Israele faceva comodo la Siria di Assad, divisa e logorata. Ogni mossa che possa accelerare un’integrazione dello storico rivale è visto come fumo negli occhi. E i fondi che la rimozione dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo potrebbe garantire fanno sicuramente parte di questo tipo di mosse. Al netto dell’ipocrisia sul ruolo effettivo di queste liste unilaterali, una serie di segnali politici interessanti dovranno, in prospettiva, essere letti con attenzione.

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