Da tempo l’Italia nutre l’ambizione di divenire un attore di primo piano nel mercato energetico e l’Ente Nazionale Idrocarburi, non a caso, stringe accordi commerciali in più continenti. Il colosso dell’energia sarà protagonista della produzione di gas naturale al largo delle coste della Libia, mentre in Argentina darà forma a una partnership per l’estrazione di oro blu nel più vasto giacimento di fonti fossili del Paese.
Un piano di allargamento degli investimenti italiani a più latitudini con lo scopo di garantire approvvigionamenti energetici sicuri all’Italia e in più aree del mondo, oltre che a gettare le basi per un dialogo multipolare in una fase storica che per molti osservatori porta in grembo l’embrione della futura era post-globalizzata.
Le esportazioni da Tripoli verso Roma
Al largo delle coste della Tripolitania si trova il giacimento di Bahr Essalem, che dopo decenni sta esaurendo il suo potenziale a causa della diminuzione della pressione naturale che si verifica man mano che il gas viene estratto. Se si vogliono mantenere gli stessi volumi di produzione, è necessaria l’installazione di impianti di compressione ed è su questo orizzonte che si staglia l’accordo tra Eni e la National Oil Corporation libica. Le due società si impegneranno nella realizzazione del progetto di compressione denominato Sabratha, che prevede l’installazione di un modulo di compressione in grado di produrre circa 12,45 milioni di metri cubi di gas al giorno per arrivare entro un anno a circa 800 milioni di metri cubi di gas. Il surplus produttivo andrà a soddisfare il fabbisogno energetico richiesto dalle abitazioni e attività libiche ma sarà anche esportato verso l’Italia attraverso il gasdotto GreenStream.
L’iniziativa Sabratha è la terza iniziativa offshore in cui Eni ha investito dopo la messa in cantiere del Recupero del Gas di Bouri e dello Structures A&E il cui valore complessivo ammonta a circa 10 miliardi di euro. L’obiettivo è valorizzare e sfruttare gli asset energetici di cui è ricca la Libia vista la grande vicinanza con l’Italia.
L’Argentina alla volta delle esportazioni
Ai confini del mondo si fanno degli affari in una delle aree più ricche di risorse naturali: la regione argentina di Vaca Muerta. Eni ha comprato il 32% delle quote di tre giacimenti di gas – Meseta Buena Esperanza, Aguada Villanueva e Las Tacanas – mentre il resto delle azioni andrà alla società di investimenti XRG di Abu Dhabi e dalla YPF, azienda controllata a maggioranza dal Governo di Buenos Aires, la quale deterrà la maggioranza delle azioni. L’accordo commerciale prevede l’estrazione di gas naturale liquefatto che sarà successivamente lavorato tramite due navi galleggianti al largo delle coste della regione di Rio Negro.
L’esecutivo guidato da Javier Milei ha puntato al coinvolgimento di due società estere per attirare nuovi capitali stranieri affinché contribuissero alla produzione di oro blu per fare dell’Argentina un’economia esportatrice di risorse energetiche. I soldi ottenuti dalla vendita di GNL potranno essere utilizzati per ripagare il debito estero e le importazioni di macchinari industriali, componenti elettronici e farmaci di cui Buenos Aires ha bisogno. La calamita per attirare investimenti stranieri è il Régimen de Incentivo para Grandes Inversiones, il quadro di incentivi promosso dal presidente Milei volto a garantire delle esenzioni fiscali e doganali valide fino a 30 anni.
Eni ambisce a divenire ponte tra le nazioni del mondo assicurando una diversificazione delle fonti di approvvigionamento in un contesto globale dove il soddisfacimento dei fabbisogni energetici diventa centrale per la crescita di qualsiasi Paese.
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