Skip to content
Politica

Altro che sanzioni a Israele: l’UE elogia Tel Aviv e si rifiuta di rendere pubblici documenti su Gaza

L'Unione Europea mantiene rapporti privilegiati con Israele e nasconde documenti sui finanziamenti a Gaza

Le parole sono importanti, diceva qualcuno. Ma a Bruxelles sembrano essere diventate solo un esercizio retorico, un modo per apparire moralmente impegnati senza mai sporcarsi le mani. L’Unione Europea, che non esita a infliggere ventidue pacchetti di sanzioni alla Russia per l’invasione dell’Ucraina, mostra un volto completamente diverso quando si tratta di Gaza. E il confronto è impietoso.

Come ha recentemente sottolineato il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, «L’Unione Europea impone sanzioni economiche a un Paese e invia aiuti finanziari e armi a un altro; eppure non fa lo stesso di fronte ad altre invasioni, persino più gravi, con conseguenze ancora più brutali per intere popolazioni». Parole che dovrebbero fare riflettere, ma che evidentemente rimbalzano sulle pareti imbottite degli uffici di Bruxelles – ben condizionate, perlomeno ai pianti alti – senza trovare ascolto.

La commedia delle dichiarazioni

L’alta rappresentante per la Politica estera Kaja Kallas è stata recentemente accusata di aver paragonato, durante un incontro privato con funzionari messicani, il trattamento riservato da Israele ai palestinesi all’apartheid del Sudafrica. Un’affermazione che, se confermata, avrebbe un peso politico notevole. Eppure, davanti alle minacce del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar di interrompere i rapporti con i vertici Ue, Kallas ha prontamente fatto marcia indietro, appellandosi alla necessità di scambi «rispettosi e costruttivi».

Una “crisi” durata poche ore perché, pochi giorni dopo, il 22 giugno, la commissaria europea per il Mediterraneo Dubravka Šuica è stata accolta con tutti gli onori, a Gerusalemme dal presidente israeliano Isaac Herzog e dal ministro Sa’ar, dinanzi ai quali la commissaria ha ribadito il «pieno sostegno dell’UE al diritto alla sicurezza di Israele», definendolo «uno dei nostri partner chiave».

Parole che suonano come uno schiaffo in faccia ai milioni di cittadini europei che hanno firmato petizioni per sospendere l’Accordo di Associazione UE-Israele. Parole che acquisiscono un sapore ancora più amaro se lette alla luce del fatto che la stessa Šuica ha partecipato al cosiddetto Board of Peace di Donald Trump, il quale, tra le varie nefandezze, sta progettando di concedersi piena immunità legale.

Il muro di gomma di Bruxelles

Ma la commedia non finisce qui. Mentre Šuica stringeva mani a Gerusalemme, la Commissione Europea, rende noto EuObserver, rifiutava di rendere pubblici diciassette documenti sui finanziamenti UE a Gaza, sostenendo che non esiste «un interesse pubblico prevalente» per la loro divulgazione. La firma è di Michael Karnitschnig, capo ad interim dell’ufficio della Commissione per il Medio Oriente. Chissà cosa intende Bruxelles per «interesse pubblico», perché, molto probabilmente, gli europei meriterebbero di essere messi al corrente rispetto alle infrastrutture finanziate con con i loro soldi: pannelli solari, impianti di dissalazione, progetti di energia rinnovabile, ospedali e scuole.

Gran parte di queste strutture sono state probabilmente distrutte dai bombardamenti israeliani. Ma sapere cosa è stato distrutto e quanto è costato ai cittadini europei sembra non essere considerato di «interesse pubblico».Verrebbe da pensare che sia imbarazzo, ma davanti a tanta spavalderia e tracotanza, probabilmente è solo ignavia.

Le parole e i fatti

Come nota Euobserver, il rifiuto della Commissione è peraltro arrivato lo stesso giorno in cui l’ufficio Onu per i diritti umani ha parlato di genocidio a Gaza. Una sfortunata coincidenza che la dice lunga sulle priorità dell’Ue.

Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: ventidue pacchetti di sanzioni contro Mosca da una parte, e relazioni diplomatiche inossidabili con Tel Aviv, dall’altra. Decine di miliardi di euro per armare Kiev, silenzio assordante sulla distruzione di infrastrutture pagate dai contribuenti europei a Gaza. Parole durissime contro Putin, sussurri imbarazzati su Netanyahu.

L’Unione Europea si è trasformata in un organismo che parla il linguaggio dei diritti umani quando conviene, ma che nei fatti applica una moralità a geometria variabile. Una doppia morale insopportabile che mina qualsiasi credibilità internazionale e tradisce i valori che dice di rappresentare.

Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.