La settimana più lunga di Papa Leone XIV dall’ascesa al soglio pontificio si è aperta con la rottura della Fraternità Sacerdotale San Pio X con la Chiesa di Roma nella giornata del 1° luglio, che ha portato i lefebvriani a replicare il distacco conclamato nel 1988 con la scomunica ad opera di Giovanni Paolo II con l’ordinazione di vescovi non in comunione con Roma, e si chiuderà sabato con la visita a Lampedusa in una data simbolica per il Paese di provenienza del Santo Padre, gli Usa.
Leone XIV celebrerà il giorno in cui, a Washington, Donald Trump guiderà il cerimoniale per i 250 anni dell’indipendenza statunitense, con toni ben diversi: al cuore dell’impero si parlerà di nazionalismo, trionfi e retoriche magniloquenti; Leone XIV sarà invece sull’isola simbolo della frontiera tra mondo del benessere e mondo inquieto, nella porta d’Europa divenuta troppo spesso tomba dei migranti che attraversavano il Mediterraneo. Lo scisma dei lefebvriani interferisce con la preparazione finale di un viaggio con cui il successore di Pietro intende mandare un messaggio di unità.
Nel giorno in cui l’America intenderà celebrare una sua supposta unicità tra le nazioni del mondo, Leone XIV a Lampedusa ricorderà all’imperatore che è, a sua volta, umano. La visita si inserisce in un canovaccio consolidato che porta spesso il Santo Padre a ribadire l’uguaglianza tra popoli, la necessità dell’accoglienza e in un certo senso l’esistenza di un’America diversa da quella rinchiusa nella torre d’avorio del movimento Maga e dei suoi accoliti. Un’America ancora “crogiolo” capace di accogliere e unire le diversità, in cui la frontiera deve diventare segno di speranza e non barriera insuperabile, il mare aprire a un futuro migliore e non a un destino tragico.
Un’America unita e unitariamente leggibile come parte di un sistema-mondo coeso, in cui evitare doppi standard e trattamenti preferenziali: Leone XIV l’ha fatto ribadire dall’alta struttura vaticana anche all’Unione Europea, circa il suo approccio verso guerre e conflitti, Il mondo si fa pericoloso, e Robert Francis Prevost vuole che la Barca di Pietro possa navigare in acque agitate con coesione e solidità e contribuire a far sì che in questo modo dialoghino i popoli, le nazioni, i governi, si “disarmi” la competizione globale e si costruisca la via della pace.
Uno scisma inatteso
Un mondo unito ha bisogno di una Chiesa unita, questo è il senso del pensiero di Leone XIV. Ragion per cui la Santa Sede ha reagito, preoccupata, alla fuga in avanti della Fraternità, che seppur riguardante circa mezzo milione di fedeli pone il precedente dello scisma nell’era del pontificato leonino. Uno scisma non provocato, inatteso fino a pochi mesi fa, ritenuto dannoso come simbolo prima ancora che nella concretezza. Leone XIV lo sa bene: come ha ricordato il vaticanista Matteo Matzuzzi, Leone XIV è agostiniano e “gli agostiniani si ricordano quel che fece il loro confratello Lutero, rompendo l’unità della Chiesa”.
Una rottura nella Chiesa nella settimana in cui da Lampedusa Leone XIV intende mandare un messaggio unificante al suo Paese d’origine, al sistema-mondo diviso tra Occidente e Sud Globale e a una comunità internazionale frammentata è un messaggio ritenuto dannoso per il disegno conciliatorio della Santa Sede. Chissà come sarà letta questa mossa a Washington, dove da mesi ormai emerge sempre più chiaramente come Prevost sia il vero contropotere morale, culturale e, sotto certi punti di vista, ideale rispetto al movimento Maga. Dai migranti all’IA, dove anche la recente enciclica Magnifica Humanitas ha presentato una lettura distante dalla tecno-oligarchia americana della rivoluzione tecnologica in atto, Leone XIV non ha mancato di smarcarsi dal mainstream nazional-populista dominante a Washington.
Il potenziale simbolico della visita a Lampedusa del 4 luglio è un’ulteriore conferma di ciò. Il Papa ci arriverà con la grana lefebvriana appena emersa. Un’interferenza alla rotta della Chiesa cattolica le cui conseguenze “politiche” prima ancora che concrete andranno valutate nel quadro di un progetto unitario interno ed esterno che vede Leone XIV adoperarsi e muoversi contro trend globali che spingono il sistema internazionale verso una crescente parcellizzazione. Anche per il contributo decisivo del suo Paese d’origine.
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