In attesa che prendano forma i contorni del tanto atteso accordo provvisorio di libero scambio con l’Unione Europea, il Mercosur punta a rafforzare le sue relazioni con l’Asia. Il Mercato Comune del Sud, e cioè il principale blocco economico dell’America Latina, ha avviato le discussioni per firmare un’intesa commerciale con il Giappone, sta intensificando i dialoghi con India e Vietnam, e spera di raggiungere presto una fumata bianca con la Cina.
“Stiamo facendo progressi. Abbiamo avviato i negoziati per un partenariato economico con il Giappone. Presto faremo lo stesso con la Cina e continueremo ad avvicinarci ai mercati più dinamici del pianeta”, ha dichiarato il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva in occasione del recente vertice dei capi di Stato del Mercosur, svoltosi lo scorso 30 giugno ad Asuncion, in Paraguay.
Il Mercosur, formato da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, con Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù e Suriname nei panni di membri associati, comprende circa 281 milioni di persone e ha un Pil combinato di quasi 3.000 miliardi di dollari. Dal 1991 al 2025, gli scambi commerciali all’interno del gruppo sono passati da 4,5 a 50 miliardi. C’è dunque ancora tanto margine di crescita e la via asiatica è una delle più allettanti per riuscire nell’intento.

Il dialogo tra il Mercosur e il Giappone
Abbiamo parlato del Giappone. Un accordo tra Tokyo e il Mercosur creerebbe un’area di libero scambio di circa 400 milioni di persone con un Pil complessivo di 7 trilioni di dollari. Pare che tra gennaio e marzo i rappresentanti del blocco abbiano avuto due incontri riservati con i funzionari giapponesi, e che Lula e la premier nipponica Takaichi Sanae abbiano discusso dell’avvio dei negoziati durante un bilaterale all’ultimo G7 andato in scena a giugno. “Le due parti cercheranno di ampliare l’accesso ai mercati per i prodotti agricoli e non agricoli, nonché la cooperazione e gli investimenti reciproci, integrando le catene del valore tra le loro due economie”, si legge in una nota congiunta che conferma l’avanzamento dei lavori.
Ma perché sta crescendo la necessità di creare nuove partnership commerciali? Lo spauracchio dei dazi di Donald Trump ha spinto i governi di tutto il mondo a diversificare i legami economici. Da questo punto di vista, il Giappone si è fin qui dato da fare espandendo la portata del suo libero scambio attraverso accordi con i membri dell’Asean, con l’Australia e con l’Unione Europea. Il Mercosur è uno dei pochi grandi mercati con cui il Giappone non ha ancora concluso un accordo di libero scambio.
I dati suggeriscono tuttavia un potenziale significativo: nel 2025 Tokyo ha esportato verso il blocco beni per circa 950 miliardi di yen (5,96 miliardi di dollari) e ne ha importati per circa 1.500 miliardi di yen. Calcolatrice alla mano si tratta rispettivamente dello 0,8% e dell’1,3% del commercio estero complessivo del Giappone. Come detto, il margine di crescita è piuttosto grande.

Gli ostacoli per un’intesa con la Cina
Il grande promotore del pivot del Mercosur verso l’Asia, in particolar modo la Cina, si chiama Lula. Certo, il Brasile ha a lungo posto il veto ai negoziati formali con Pechino per proteggere i produttori nazionali dall’ondata di prodotti Made in China. L’avvento della stagione dei dazi di Trump ha tuttavia convinto il gigante sudamericano a fare una netta inversione a U. Il leader brasiliano ha esortato il blocco ad avviare negoziati con la Repubblica Popolare Cinese per raggiungere un accordo commerciale con il Dragone e piantare così solide radici nell’epicentro della regione più dinamica del mondo. La strada non è però completamente in discesa per almeno due ragioni.
La prima: qualsiasi accordo del Mercosur richiede il consenso di tutti i suoi membri. La seconda: il Paraguay è uno dei soli 12 Paesi al mondo a mantenere relazioni diplomatiche formali con Taiwan. Dal canto suo, il presidente paraguaiano Santiago Pena ha affermato di non opporsi a un patto tra il blocco e Pechino, a condizione però che venga rispettato il diritto del Paraguay a mantenere relazioni diplomatiche con Taipei.
Ci sarebbe anche un terzo punto: l’Argentina, terza economia dell’America Latina, potrebbe rendere difficile il raggiungimento di un consenso in merito a un deal con il Dragone. Sotto la presidenza di Javier Milei, insediatosi nel 2023, Buenos Aires si è avvicinata a Washington e Milei ha dato la massima priorità al rafforzamento dei legami con gli Stati Uniti.

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