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Religioni

Guerre e riarmo, il Vaticano non fa sconti all’Unione Europea

Un "doppio standard" europeo su guerre, sanzioni e crisi internazionali: il Vaticano stigmatizza la politica della Ue.

Un “doppio standard” europeo su guerre, sanzioni e crisi internazionali? Secondo Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, è la prassi da parte dell’Unione Europea nel confronto delle crisi internazionali. Le parole dell’importante cardinale argentino, responsabile della Chiesa Cattolica per quanto riguarda tutta l’attività teologica e di promozione della fede, mostrano come con Papa Leone XIV il tema del ripudio della guerra e dell’appello universale alla pace non sia, in Vaticano, receduto rispetto a quanto avveniva con Francesco. Anzi, sotto molti punti di vista la critica si è fatta più radicale, e lo confermano le parole pronunciate da Fernandez, che per fare un paragone occupa l’incarico che Joseph Ratzinger detenne per 24 anni durante il pontificato di Giovanni Paolo II, nella giornata di venerdì in apertura del concistoro straordinario convocato da Leone XIV per saldare i rapporti interni al collegio cardinalizio.

“Se un Paese è nemico, viene condannato come antidemocratico e sanzionato in vari modi; ma se è un alleato, il fatto che manchi di libertà di espressione, diritti umani o democrazia viene ignorato”, ha affermato Fernandez, che ha richiamato poi, senza nominare alcun Paese, un esempio di doppio standard in cui non è difficile leggere l’approccio di Bruxelles a due crisi, quella russo-ucraina e quella mediorientale. L’Ue, ha detto “impone sanzioni economiche a un Paese e invia aiuti e armi a un altro” ma non fa lo stesso “di fronte ad altre invasioni, perfino più gravi”, ha detto il cardinale,citato da Politico.eu. Parole ribadite dal messaggio del Papa che, del resto, ha convocato il concistoro in nome della sinodalità e di un principio espresso chiaramente nel discorso di apertura: “ascoltare, discernere e assumere insieme la responsabilità delle scelte che il Signore ci affida”.

Del resto, Leone XIV ha ricordato che è necessario denunciare la “cultura della potenza” che alimenta la guerra nel mondo e in cui vede la convergenza dello sfruttamento di economia, tecnologia, religione al servizio di progetti egemonici. A suo modo Leone, invitando a far sì che la violenza “non abbia l’ultima parola”, prosegue e amplifica un canovaccio che lo accompagna dalla sua elezione al soglio pontificio, avvenuta quattordici mesi fa, e basato sulla cultura del disarmo.

Disarmo delle coscienze, disarmo delle intenzioni negative verso il prossimo, ma anche disarmo materiale e concreto in un mondo che sta, invece, celebrando il riarmo, ritenuto soprattutto in Europa garanzia di sopravvivenza di fronte a un mondo pericoloso. Riarmo, peraltro, che sta procedendo in maniera incerta combinando una difficile governance economico-industriale con una ben più accelerata enfasi cultural-identitaria su presunti “nemici alle porte” da cui difendersi. Tutto si tiene: quando parla Fernandez a parlare è l’istituzione Chiesa, ma anche il Vaticano e, dunque, il Papa.

Il Santo Padre, poi, aggiunge l’enfasi sul “disarmo” e la corsa alla pace come chiave di volta per una rinnovata concordia umana. Il messaggio è all’Europa: in un mondo di predatori, può e deve essere agente di pace in nome dei suoi valori. Il doppio standard e il riarmo sono visti in controtendenza con questa necessità. Un pontefice statunitense, un cardinale argentino e, prima di lui, un defunto Papa suo connazionale sono stati le coscienze dell’Europa in un mondo in fiamme? Iconico sottolinearlo. Ma il doppio standard è qui, sotto gli occhi di tutti. E sarà difficile confutare le parole potenti provenienti dall’Oltretevere.

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