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Società

Corsa ai lavoratori thailandesi: Italia e Israele a caccia di manodopera low cost

Secondo fonti thailandesi l’Italia starebbe valutando l’ingresso di numerosi lavoratori thailandesi nell’ambito del Decreto Flussi.

Alle nostre latitudini nessuno ha parlato di questo dossier. La vice portavoce del governo della Thailandia, Patdarat Thongsaluaykorn, ha invece dichiarato che l’Italia si è offerta di assumere tra i 20.000 e i 30.000 lavoratori thailandesi all’anno per sopperire alla carenza di manodopera nei settori agricolo e sanitario oltre che nei servizi. L’alta funzionaria di Bangkok ha aggiunto un altro particolare rilevante, ossia che Roma intenderebbe importare circa 500.000 lavoratori da Paesi extra Ue. La notizia è stata riportata dal Bangkok Post, il principale quotidiano in lingua inglese pubblicato in Thailandia.

Il ministro del Lavoro thailandese, Julapun Amornvivat, avrebbe auspicato la firma di un memorandum ad hoc tra Italia e Thailandia per confermare il tutto. Che cosa sta succedendo? La ricostruzione è questa: la terza economia dell’Unione Europea ha bisogno di manodopera e avrebbe manifestato l’interesse ad accogliere lavoratori thailandesi. Il media thailandese Thairath ha aggiunto un particolare interessante: Roma ha formalmente incluso Bangkok nel suo Decreto Flussi 2026-2028, un programma triennale in materia di immigrazione che disciplina l’ingresso legale dei lavoratori extracomunitari.

Lavoratori thailandesi per l’Italia?

La Thailandia ha confermato la propria disponibilità a sostenere lavoratori qualificati e stagionali per contribuire all’economia italiana. I due Paesi hanno già avuto i primi colloqui sul tema ed entrambe le parti hanno concordato di ampliare la cooperazione in quattro aree chiave: lo sviluppo della formazione professionale e di centri di formazione congiunti, lo scambio di conoscenze sui sistemi pensionistici, la tutela dei diritti dei lavoratori e del benessere familiare e l’incremento delle opportunità di inserimento dei lavoratori thailandesi nel mercato del lavoro europeo.

Non solo: la Thailandia ha espresso interesse a studiare il modello di istruzione tecnica e il sistema di istruzione duale italiano, lo stesso che collega la formazione con il mondo del lavoro e dell’industria. Qualora il protocollo d’intesa dovesse essere finalizzato come previsto, l’Italia diventerà un importante mercato del lavoro europeo per i lavoratori thailandesi, in un contesto di crescente domanda di manodopera straniera.

Dal punto di vista di Bangkok, questa cooperazione non solo apre nuove opportunità di lavoro per i lavoratori thailandesi, ma riflette anche il ruolo della Thailandia come fonte affidabile di manodopera qualificata, riconosciuta dai partner internazionali.

L’opzione Israele

Nel frattempo, a quasi tre anni dallo scoppio della guerra di Gaza, la forza lavoro thailandese in Israele è aumentata. Prima dell’attacco il loro numero in Israele si aggirava intorno alle 30.000 unità; adesso è salito a circa 50.000, con addetti impiegati nei settori dell’agricoltura, dell’edilizia, della manifattura e dei servizi.

Con l’aggravarsi della carenza di manodopera interna, si stima che oltre 50.000 lavoratori provenienti dall’Asia ricoprano ruoli fondamentali per il funzionamento delle catene di approvvigionamento israeliane. Se in passato Israele faceva affidamento sui lavoratori palestinesi, in seguito alle tensioni generate dalla Prima Intifada (tra il 1987 e il 1993) Tel Aviv ha iniziato a sostituirli con un elevato numero di migranti.

Migranti per lo più provenienti dalla Thailandia – che hanno formato al gruppo più numeroso di braccianti agricoli stranieri presenti sul territorio israeliano – ma anche da Bangladesh, Sri Lanka e India.

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