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Politica

Regno Unito, ecco Andy Burnham: iscritto a Labour Friends of Israel e contrario a definire “genocidio” Gaza

Keir Starmer si è dimesso da premier e gli subentra Andy Burnham, ma senza un vero cambio di rotta su Israele e Palestina.
Andy Burnham Uk

Dopo mesi di tensioni e polemiche, nella giornata di ieri Keir Starmer ha – finalmente – ceduto alle pressioni e si è dimesso da primo ministro del Regno Unito, ammettendo di non essere più la persona giusta per guidare il Paese. Al suo posto, il “Re del Nord” Andy Burnham, ex sindaco di Greater Manchester, è ormai certo di succedergli, dopo che l’altro papabile successore, Wes Streeting, ha rinunciato alla corsa. Burnham inizierà la prossima settimana a delineare le sue politiche, con un’attenzione particolare all’economia e al decentramento, e starebbe valutando la possibilità di nominare Ed Miliband cancelliere dello Scacchiere, nonostante le possibili resistenze di imprese e sindacati.

La disastrosa eredità di Starmer

Chi si aspetta una netta discontinuità sul piano della politica estera – in particolare su Medio Oriente e Ucraina – rimarrà deluso. È bene ricordare, infatti, che l’impopolare Starmer ha promosso, in patria, una durissima repressione contro il mondo “pro-pal”, delegittimando le critiche contro il genocidio di Israele a Gaza e nei confronti della politica estera aggressiva di Netanyahu. Nel maggio 2026, Starmer ha invocato azioni severe contro i corti pro-Palestina e slogan come «Globalise the Intifada», definendoli «razzismo estremo» e «chiamata al terrorismo contro gli ebrei», sostenendo il controverso divieto di Palestine Action etichettato come gruppo terroristico, autorizzando centinaia di arresti nel Regno Unito. Non a caso i Kneecap, popolarissima band hip-hop di Belfast, la cui musica e i messaggi incendiari spopolano tra i giovani di tutta Europa, hanno festeggiato le dimissioni di Starmer con un video pubblicato sui social immediatamente diventato virale, definendo l’ormai ex leader Labour un «cagnolino di Netanyahu».

La posizione ambigua di Burnham su Israele e Palestina

Come già accennato, le idee di Andy Burnham su Israele e Palestina non sono affatto diverse da quelle di Starmer. Anzi. Recentemente si è apertamente rifiutato di definire «genocidio» le azioni militari israeliane a Gaza, limitandosi a esprimere «preoccupazioni sulla natura sproporzionata» della distruzione e invocando indagini e responsabilità, mentre nel 2015 si è iscritto a Labour Friends of Israel, gruppo che, fra le varie cose, sostiene Israele come «patria storica del popolo ebraico» e lavora per una «soluzione a due Stati».

Nel 2015, durante la corsa alla leadership laburista, disse che la prima visita di Stato da leader sarebbe stata in Israele, definendolo una «democrazia» che protegge minoranze e diritti civili. D’altra parte, a onor del vero, è un sostenitore della soluzione a due Stati e ha criticato degli insediamenti israeliani in Cisgiordania (che ha visitato nel 2012 con una delegazione parlamentare), oltre a essere stato tra i tre esponenti laburisti che nell’ottobre 2023 si sono distinti dalla linea di Keir Starmer, chiedendo pubblicamente un cessate il fuoco a Gaza. Troppo poco, però, per ipotizzare una netta discontinuità rispetto alla disastrosa eredità di Starmer, benché a primo impatto Andy Burnham possa essere più scaltro e politicamente abile del suo predecessore. Segnale che, tolta la parentesi Corbyn, il Labour non si è mai più risollevato dalla malefica «cura» blairiana, quella che lo ha irrimediabilmente appiattito su posizioni centriste.

Perché la posizione di Burnham sul Medio Oriente e Israele è importante? La successione a Downing Street accade mentre il parlamento britannico sta esaminando la richiesta di un’inchiesta sull’influenza israeliana nella politica del Regno Unito. Il dibattito, trasmesso su YouTube, è stato attivato da una petizione che ha raccolto oltre 118.000 firme (superando la soglia di 100.000 necessaria per il dibattito parlamentare). Lanciata a gennaio, la petizione chiede al Parlamento di valutare l’attività di lobbying filo-israeliana nel Regno Unito e, in generale, l’ingerenza di Tel Aviv nella politica interna nel Paese. L’opinione pubblica è schierata con i palestinesi: un recente sondaggio YouGov per l’ong MAP rivela che il 62% dei britannici è contrario alle azioni militari israeliane a Gaza e in Cisgiordania, contro appena il 13% di favorevoli. Il dato sottolinea un forte distacco tra l’opinione pubblica e l’esecutivo di Londra, tanto che oltre la metà dei cittadini (54%) chiede al governo di sospendere tutte le esportazioni di armi verso Israele. Se non vuole essere impopolare come Starmer, Andy Burnham ne dovrà tenere conto. A meno che non voglia essere, citando i Kneecap, un altro «cagnolino di Netanyahu», almeno agli occhi dei giovani e dell’opinione pubblica.

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