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Politica

Cipro e la Francia, intesa anche militare al crocevia tra Europa, Medio Oriente e Africa. E la Turchia…

L'accordo è un nuovo passo nella costruzione di una rete di presenza francese nel Mediterraneo orientale con Grecia e Cipro.
Cipro

«La Grecia, a noi francesi, fa battere il cuore da centocinquant’anni». Così scriveva Louis Aragon presentando una raccolta di poesie di Yannis Ritsos, evocando quel filellenismo che per oltre un secolo aveva alimentato l’immaginario culturale francese. Un amore fatto di miti, di antiche memorie elleniche e di una solidarietà romantica verso la terra che aveva dato origine alla civiltà europea. Oggi, però, il legame tra Francia e mondo ellenico si manifesta in forme ben diverse. Non più soltanto poesia e cultura, ma geopolitica, sicurezza e presenza militare. Lo dimostra l’accordo firmato l’8 giugno tra Parigi e la Repubblica di Cipro, un’intesa destinata a rafforzare la cooperazione militare tra i due Paesi e che ha immediatamente provocato le proteste della Turchia e delle autorità turco-cipriote. L’accordo, uno Status of Forces Agreement (SOFA), disciplina il quadro giuridico della presenza delle forze armate francesi sull’isola e di quelle cipriote in Francia. A prima vista potrebbe sembrare un documento tecnico. In realtà esso rappresenta un tassello significativo della crescente presenza francese nel Mediterraneo orientale, una regione che negli ultimi anni ha acquisito un’importanza strategica senza precedenti.

Per comprendere il significato dell’intesa occorre partire dalla geografia. Cipro si trova al crocevia tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. Dall’isola è possibile raggiungere rapidamente il Levante, il Canale di Suez, il Mar Rosso e le principali aree di crisi che hanno dominato gli ultimi anni, dalla guerra a Gaza alle tensioni in Libano e Siria. Non è un caso che Nicosia sia diventata uno dei principali hub logistici per le evacuazioni di cittadini europei provenienti dal Medio Oriente e per numerose operazioni umanitarie. Per la Francia, che mantiene interessi strategici dall’Africa occidentale al Golfo Persico, la possibilità di disporre di un quadro stabile per l’utilizzo delle infrastrutture cipriote assume quindi un valore considerevole. L’accordo si inserisce inoltre nella partnership strategica sottoscritta nel dicembre 2025 dal presidente francese Emmanuel Macron e dal presidente cipriota Nikos Christodoulides, confermando una convergenza che negli ultimi anni è diventata sempre più evidente.

La reazione di Ankara non si è fatta attendere. Il ministero degli Esteri turco e le autorità della Repubblica Turca di Cipro del Nord hanno denunciato l’accordo come una presunta violazione del diritto internazionale e come un fattore di destabilizzazione dell’isola. Dal punto di vista turco, qualsiasi rafforzamento della cooperazione militare tra Nicosia e potenze straniere viene osservato con sospetto, soprattutto in un contesto nel quale la questione cipriota rimane irrisolta a oltre mezzo secolo dall’intervento militare turco del 1974. Il governo turco sostiene che la Repubblica di Cipro non avrebbe titolo a firmare accordi militari con la Francia, richiamandosi al sistema dei trattati di garanzia del 1960 che attribuiva a Grecia, Turchia e Regno Unito il ruolo di potenze garanti dell’isola. Su questa base Ankara continua a giustificare l’intervento del 1974 seguito al colpo di Stato dei colonnelli greci contro Makarios, presentato come operazione di ripristino dell’ordine costituzionale ma sfociato nella divisione de facto dell’isola. Una lettura che si contrappone a quella greco-cipriota ed europea, secondo cui la Repubblica di Cipro esercita piena sovranità e può quindi stipulare autonomamente accordi di cooperazione militare.

Tuttavia sarebbe un errore interpretare il SOFA franco-cipriota come una replica dell’accordo firmato da Francia e Grecia nel 2021. Le differenze tra i due strumenti giuridici meritano di essere evidenziate. L’intesa franco-greca del 2021 aveva una natura eminentemente politica e strategica. Essa conteneva una clausola di assistenza reciproca in caso di aggressione armata, prevedeva una cooperazione militare strutturata e accompagnava importanti programmi di acquisizione di armamenti francesi da parte di Atene. Una chiara risposta indiretta alle tensioni greco-turche nel Mar Egeo e nel Mediterraneo orientale. L’accordo firmato con Cipro ha invece una portata diversa. Non introduce alcuna clausola di mutua difesa e non obbliga Parigi a intervenire militarmente in caso di crisi. Esso definisce piuttosto lo status giuridico del personale militare, le condizioni operative per esercitazioni, addestramento e cooperazione tecnica, creando una cornice stabile per attività che già esistevano ma che ora vengono istituzionalizzate. Allo stesso tempo non chiarisce il numero di eventuali truppe permanenti transalpine sull`isola di Afrodite. La Francia sta consolidando una presenza che potrebbe rivelarsi cruciale in una regione sempre più instabile con Ankara e Tel Aviv sempre più in rotta di collisione.

Il nuovo SOFA si inserisce in una dinamica già evidente negli ultimi anni. Dopo gli attacchi contro le basi britanniche di Akrotiri e la visita di Macron a Nicosia, il presidente francese aveva affermato che «chi attacca Cipro attacca l’Europa». Sebbene la dichiarazione fosse stata formulata nel contesto delle tensioni regionali seguite alla guerra in Medio Oriente, il suo significato politico sembrava rivolgersi soprattutto ad Ankara più che a Teheran o a Hezbollah. La Francia confermava così la propria disponibilità a fungere da garante politico della sicurezza della Repubblica di Cipro, una postura che si inserisce perfettamente negli interessi strategici di Israele e nel progressivo consolidamento dell’asse tra Parigi, Atene e Nicosia nel Mediterraneo orientale. 

In questo quadro emerge anche una dimensione storica raramente richiamata nel dibattito contemporaneo. Se il filollenismo ha profondamente influenzato la cultura politica francese sin dal XIX secolo, il rapporto tra Francia e Cipro possiede radici ancora più antiche. Per quasi tre secoli l’isola fu governata dalla dinastia francese dei Lusignano, protagonista dell’epopea crociata nel Mediterraneo orientale. La presenza dei sovrani franco-lusignani lasciò tracce profonde nelle istituzioni, nell’architettura e nella memoria storica dell’isola.

Da questo punto di vista il legame storico tra Francia e Cipro appare persino più diretto di quello con la stessa Grecia moderna. Le grandi cattedrali gotiche di Nicosia e Famagosta, i simboli araldici dei Lusignano e la lunga stagione del Regno di Cipro costituiscono ancora oggi testimonianze di una presenza francese che precede di secoli la nascita degli Stati nazionali contemporanei. Naturalmente la geopolitica del XXI secolo non si fonda sulle memorie medievali quanto piuttosto sul lungo filoellenismo francese, dall’appoggio alla guerra d’indipendenza greca del 1821, le cui eco, anche Cipro, dove non mancarono tentativi insurrezionali contro il dominio ottomano (repressi brutalmente nel sangue) , fino alla fascinazione per l’eredità classica ellenica che ha attraversato la cultura francese moderna. Eppure il lascito dei secoli franco-lusignano conserva ancora oggi un suo significato storico. Furono infatti i Lusignano, dinastia di origine francese giunta nell’isola all’epoca delle Crociate, a trasformare Cipro in un regno autonomo e in un attore politico distinto nel Mediterraneo orientale. Un elemento tutt’altro che secondario se si considera che tale costruzione statale fu realizzata da una monarchia cattolica che governava una popolazione in larghissima maggioranza greco-ortodossa. Da questa complessa convivenza emerse una realtà politica originale, capace di sviluppare istituzioni proprie e una specifica identità insulare.

Interessante è anche l’atteggiamento delle forze politiche cipriote. Se il governo ha presentato l’accordo come un passo importante per il rafforzamento della sicurezza nazionale e della cooperazione europea, l’AKEL ha mantenuto una posizione relativamente prudente. Il principale partito della sinistra cipriota non ha lanciato una campagna di opposizione contro l’intesa né ha adottato le critiche provenienti da Ankara. Allo stesso tempo continua a considerare prioritaria la ricerca di una soluzione negoziata alla questione cipriota e invita alla cautela rispetto a qualsiasi sviluppo che possa complicare il dialogo tra le comunità greco-cipriota e turco-cipriota.

Per l’AKEL la situazione appare particolarmente complessa. Il relativo raffreddamento del ruolo russo nella questione cipriota dopo la guerra in Ucraina ha indebolito uno dei tradizionali punti di riferimento internazionali della sinistra dell’isola, pur senza cancellare l’influenza che Mosca continua a esercitare attraverso i suoi legami economici, culturali e migratori con Cipro. Al tempo stesso il partito guarda con cautela sia al rafforzamento della cooperazione con Israele, in ragione delle proprie posizioni tradizionalifilopalestinesi(almeno sulla carta), sia alla crescente presenza francese nel Mediterraneo orientale, senza tuttavia riuscire a delineare una credibile alternativa geopolitica. A ciò si aggiunge la difficoltà di rilanciare una forte cooperazione sindacale tra greco-ciprioti e turco-ciprioti, storicamente rappresentata dalla PEO e da altre organizzazioni dei lavoratori, uno dei pochi terreni sui quali le due comunità erano riuscite a mantenere canali di dialogo anche nei momenti di maggiore tensione.

In definitiva, il significato dell’accordo franco-cipriota va ben oltre il suo contenuto giuridico immediato. Esso rappresenta un nuovo passo nella costruzione di una rete di presenza francese nel Mediterraneo orientale che si appoggia su Grecia e Cipro, due Paesi destinati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nelle strategie europee verso il Medio Oriente.

Per Parigi si tratta di consolidare la propria capacità di proiezione in una delle regioni più instabili del pianeta per presentarsi ancora come paese guida dell’Europa fuori dai propri confini. Per Nicosia significa rafforzare il proprio peso internazionale in un momento in cui l’isola è tornata a essere un crocevia essenziale tra Europa e Levante. Per Ankara, infine, è il segnale che la competizione geopolitica nel Mediterraneo orientale continua a evolversi. A distanza di decenni dalle parole di Aragon, il legame tra Francia e mondo ellenico continua dunque a manifestarsi, ma la dimensione simbolica lascia ormai spazio a una realtà più concreta, fatta di basi, esercitazioni militari e competizione strategica nel Mediterraneo orientale, uno degli spazi più sensibili dello scenario contemporaneo. 

In questo quadro, Cipro si configura sempre più come un nodo di un vero e proprio “condominio strategico” affollato, dove operano tra presenze formali e informali diverse potenze militari, europee e non solo, cui si aggiungono le dinamiche legate alla sicurezza marittima e alla partita energetica dei giacimenti di gas offshore. Resta tuttavia un punto aperto: al di là della convergenza politico-simbolica tra Parigi e l’ellenismo, resta da verificare fino a che punto la Francia sia disposta a tradurre tale postura in un impegno effettivo in uno scenario in cui un eventuale confronto con la Turchia, dove per quest’ultima la portata dello scontro avrebbe dimensione esistenziale per lo stato anatolico.

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