Abelardo de la Espriella ce l’ha fatta: ha, secondo i risultati preliminari, battuto Ivan Cepeda al ballottaggio presidenziale assicurandosi la possibilità di succedere al leader uscente di Bogotà, Gustavo Petro, dopo una competizione serrata e che, come spesso accade nel Paese, si è risolta all’ultimo voto. Il candidato conservatore e di destra, apertamente favorevole a una svolta liberista in economia e a un rafforzamento securitario contro criminalità, violenza e gruppi paramilitari, dopo aver vinto il primo turno è riuscito a riportare a destra, alla sua coalizione Difensori della Patria, la presidenza.
In un secondo turno molto più partecipato del primo (affluenza in crescita al 63,6% rispetto al 57,9 del primo turno) de la Espreilla ha staccato Cepeda, senatore e alleato stretto del progressista Petro, di 250mila voti, assicurandosi il 49,66% dei voti totali espressi contro il 48,7% dell’avversario. Un voto che si inserisce, dunque, in un trend che vede la Colombia spesso divisa tra campi di destra e di sinistra che si contendono gli esiti elettorali all’ultimo voto.
“El Tigre” ha fatto la zampata decisiva per la vittoria puntando soprattutto sui desideri di una classe media che riteneva defraudata dalle politiche di Petro, sulla critica per l’agenda di “pace totale” con i militanti e gli ex narcotrafficanti del presidente, sui legami stretti con i partner regionali della Colombia. Marco Rubio, Segretario di Stato dell’amministrazione Usa di Donald Trump che ha apertamente sostenuto de la Espriella, ha dichiarato che per la Colombia stanno arrivando “giorni migliori” quando de la Espriella si insedierà. “Trump ha un presidente”, nota non a caso El Pais facendo riferimento alla somiglianza tra lo stile del 48enne avvocato e uomo d’affari con interessi in Italia, ove produce vino in Toscana, divenuto leader della destra conservatrice e asceso a front-runner nelle ultime settimane, e quello del tycoon.
De la Espriella intende introdurre delle mega-prigioni sul modello dell’El Salvador e rilanciare la guerra alla droga, anche utilizzando le forze armate. Liberista in economia, si ispira al presidente argentino Javier Milei come stile di governo e leadership in economia e intende tagliare il governo, il welfare e diversi ministeri. Sul piano geopolitico, propone di rafforzare i legami tra Bogotà e Washington, di far entrare la Colombia nella coalizione “Scudo delle Americhe” contro i rivali degli Usa e di spostare l’ambasciata in Israele a Gerusalemme, rafforzando i rapporti con lo Stato Ebraico. Supporta, poi, l’idea che Cuba debba subire un regime change. Chiaramente, tutte queste proposte dovranno essere vagliate dal Parlamento, dove il presidente-eletto al suo insediamento, il prossimo 7 agosto, si troverà senza alcun esponente facente riferimento al suo movimento, dato che le ultime elezioni si sono tenute prima delle presidenziali. Questo imporrà a de la Espriella o di utilizzare lo strumento della decretazione d’urgenza o di cercare compromessi con la destra storica della Colombia, come il Partito Conservatore che l’ha sostenuto al ballottaggio o il Centro Democratico.
L’America Latina consolida, intanto, la sua svolta a destra: dopo Nasry Asfura in Honduras e José Antonio Kast in Cile, anche la Colombia passa da un governo progressista a uno di destra, attendendo l’esito poi del Perù dove sembra essere in testa la conservatrice Keiko Fujimori. A Washington si esulta. La Colombia è l’ultimo tassello del domino prima della madre di tutte le battaglie: il Brasile. Appuntamento a ottobre, per capire dove andrà un continente intero. Nel frattempo, si sarà già capito quante delle proposte del presidente eletto sono passabili di applicazioni e quanto de la Espriella dovrà, invece, fare i conti con la realtà.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

