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Società

Il Mondiale c’è, l’Italia no: è questa l’unica triste verità

Inutile girarci intorno: anche se in nord America la kermesse è partita all'insegna delle polemiche, il mondiale c'è. A mancare è l'Italia
mondiale

L’Italia calcistica si era illusa di aver trovato la giusta consolazione: la pessima immagine dei mondiali del 2026, tra problemi organizzativi e problemi politici dell’immediata vigilia, hanno fatto pensare che, tutto sommato, la terza mancata qualificazione consecutiva a una rassegna iridata non rappresentava necessariamente un dramma. Andando così a ridimensionare parzialmente la delusione per la nuova assenza degli azzurri. Così non è stato: quando il torneo è partito, la palla rotonda ha fatto di nuovo la sua magia. Tutti a rincorrerla, chi sul campo con i piedi e chi da dietro lo schermo con gli occhi. Il fatto sportivo ha ripreso il sopravvento e a noi italiani non resta che la rassegnazione a un’amara verità: il mondiale esiste e, purtroppo, ancora una volta lo si sta guardando da semplici spettatori.

Il fascino dell’Azteca, le prime sorprese: nonostante tutto, il Mondiale c’è

Giovedì scorso, a poche ore dall’inizio della partita inaugurale tra Messico e Sudafrica, la maggioranza degli abitanti del Bel Paese era senza dubbio disinteressata al mondiale. Un atteggiamento però in comune con quello di buona parte del pubblico internazionale, almeno in Europa. Le immagini dei controlli minuziosi e invasivi ad alcuni giocatori scesi dai bus per raggiungere il loro ritiro, le notizie dell’interrogatorio di 7 ore al calciatore irachenoAymen Hussein, il respingimento alla frontiera dell’arbitro somaloOmar Artan, sono stati tutti elementi che hanno tenuto il calcio giocato lontano dal mondiale. A questo occorre aggiungere il discorso legato alla guerra in Medio Oriente, al quasi paradosso legato alla presenza della nazionale iraniana, alle varie notizie negative di questi ultimi mesi. Poi però, quando davanti a ottantamila spettatori all’interno dell’iconico stadio Azteca si è avuto il primo fischio d’inizio, la situazione è iniziata a cambiare.

L’interesse verso la kermesse non solo è tornato protagonista, ma è di fatto virato subito verso i calciatori in campo. Merito forse dello stesso Azteca, uno dei pochi stadi “vintage” della rassegna di quest’anno e per questo anche il più iconico di tutti. Rivedere una partita del mondiale lì dove si è giocata la semifinale Italia-Germania del 1970, definita la partita del secolo, e dove Maradona ha prima segnato di mano e poi con la sua famosa cavalcata in Argentina-Inghilterra nel 1986, ha come permesso alla kermesse di fare i conti con la sua storia. E ha fatto capire al pubblico internazionale che, alla fine, un mondiale è sempre un mondiale. La sorpresa della vittoria dell’Australia sulla Turchia, il gioco espresso in Brasile – Marocco, la curiosità di vedere in campo Curacao e Haiti, oltre che le altre nazionali che ancora devono esordire, costituiscono tutti elementi ed episodi che hanno rimesso il torneo più ambito al mondo al centro della scena.

A mancare è l’Italia

Quello in Nord-America per lungo tempo, e per distacco, probabilmente sarà il mondiale più discusso e discutibile per i motivi sopra richiamati. Questo però non sembra oggi rompere “l’incantesimo” attorno la manifestazione. Si parla delle squadre, dei possibili accoppiamenti nelle fasi a eliminazione diretta, dei possibili nuovi talenti. Lo si fa all’estero e lo si anche in Italia. Lì dove, per l’appunto, non resta che richiamare nuovamente il rammarico per non essere presenti. La cruda e nuda verità, è che l’assenza della nazionale altro non è cheun duro colpo per il movimento, per i tifosi e per il senso di attaccamento alla maglia. Perché il mondiale nel nostro Paese verrà sempre visto, pur se da non partecipanti. Le attenuanti legate all’aver giocato in trasferta la partita decisiva per la qualificazione, sono cadute subito dopo il fischio finale della sfida in Bosnia. La consolazione relativa al fatto di non essere presenti in un mondiale con più polemiche che squadre (nonostante l’aumento di queste ultime alla soglia di 48), è precipitata subito dopo le prime partite.

Anzi, proprio guardando la prestazione della sfida della Bosnia contro il Canada il rimpianto non ha fatto altro che aumentare. La nostra nazionale, di fatto, a marzo ha sofferto per 120 minuti contro una squadra che a Toronto ha pensato soltanto a difendersi e poco più. L’Italia manca al mondiale e il mondiale manca all’Italia: occorre ammetterlo per provare, ancora una volta, a ripartire e a ritornare nel novero delle squadre qualificate. Anche per evitare di sentire nuovamente gli sfottò di leader e dirigenti della Fifa, così come accaduto nei giorni scorsi.

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