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Guerra

Israele si prepara a una nuova offensiva su larga scala a Gaza: nel 2026 oltre 1000 palestinesi uccisi

Israele si prepara a una possibile nuova offensiva a Gaza, mentre i bombardamenti israeliani continuano nonostante il cessate il fuoco.
Israele Idf Gaza

Mentre l’attenzione mondiale è concentrata sui fronti di Iran e Libano, l’esercito israeliano si sta preparando attivamente per un possibile ritorno a combattimenti su larga scala nella Striscia di Gaza. Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, funzionari delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno dichiarato che Hamas avrebbe sfruttato gli ultiomi mesi per ricostruire in modo significativo le proprie capacità militari e organizzative.

Da qui il pretesto per una nuova offensiva, con buona pace degli appelli di Trump. Il Capo di Stato Maggiore delle Idf, Eyal Zamir, ha recentemente approvato diversi piani operativi presentati dal Comando Sud come parte delle discussioni per la ripresa delle operazioni di terra. Secondo fonti militari, il generale Yaniv Asor, comandante del Comando Sud, ha sostenuto che nessun organismo internazionale finora emerso è in grado, disposto o effettivamente in condizione di disarmare Hamas, rendendo quindi inevitabile una nuova grande offensiva israeliana.

Gaza, Israele prepara l’offensiva. L’ennesima

Fonti della sicurezza israeliana hanno rivelato che i servizi di intelligence hanno presentato al governo valutazioni secondo cui Hamas è riuscita a ripristinare parte delle sue infrastrutture, inclusi segmenti della rete di tunnel sotterranei danneggiati durante la guerra. Le Idf ritengono inoltre che il gruppo palestinese abbia ricostruito i suoi quartieri generali e i sistemi di comando e controllo dopo l’uccisione di molti alti ufficiali nei raid israeliani.

Nonostante ciò, fonti politiche israeliane hanno sottolineato che il governo non ha ancora approvato piani per espandere i combattimenti, sebbene il Primo Ministro Benjamin Netanyahu spinga per i preparativi. Le Idf ritengono che, in caso di decisione favorevole, le truppe dovranno entrare in aree finora in gran parte evitate per il timore che vi siano tenuti ostaggi, inclusi parti dei campi profughi nel centro di Gaza, l’area di Muwasi nel sud – dove molti sfollati sono stati concentrati – e ampie sezioni di Gaza City.

Colloqui in corso

Parallelamente, mentre si agita lo spettro di una nuova offensiva, sono in corso negoziati al Cairo tra le fazioni palestinesi sotto mediazione egiziana per cercare di raggiungere accordi sul futuro governo di Gaza e sul disarmo di Hamas. Secondo bozze di testo in discussione, si ipotizza che Hamas «deponga» le sue armi, terminologia che sostituirebbe il precedente linguaggio che parlava di «consegnare» le armi. Il cambiamento è significativo perché implica che Hamas non consegnerebbe le sue armi direttamente a Israele, ma piuttosto le trasferirebbe a un organismo palestinese concordato.

Il dott. Mustafa Barghouti, presidente dell’Iniziativa Nazionale Palestinese e una delle fazioni che partecipano ai colloqui, ha dichiarato ad Haaretz che le fazioni stanno cercando di promuovere un quadro graduale. «Non ci si può aspettare che le persone rinuncino a tutti i loro mezzi di difesa mentre cinque bande armate continuano a operare sul terreno sotto la protezione di Israele», ha affermato Barghouti, accusando Israele di sostenere queste milizie.

Il prezzo che i civili continuano a pagare

Va precisato, tuttavia, che i bombardamenti israeliani nel frattempo non si sono mai fermati, nonostante un cessate il fuoco formalmente in vigore da ottobre 2025. Un reportage di Drop Site News descrive una situazione drammatica, con maggio scorso che è stato il mese più letale dell’anno per i palestinesi a Gaza, con almeno 119 uccisi, inclusi 19 bambini.

L’8 giugno, un bambino di otto anni, Jad Suleiman, è stato ucciso mentre tornava a casa da scuola nel campo profughi di Jabaliya, nel nord di Gaza. Un frammento di shrapnel gli si è conficcato nel collo, uccidendolo all’istante. Il padre, Youssef Suleiman, è stato ripreso in un video mentre piangeva in modo incontrollabile sul corpo senza vita del figlio, stringendo al petto lo zaino ancora macchiato di sangue. «Mio figlio ha 8 anni. Qual era il suo crimine? Stava tornando da scuola», ha detto il padre.

Secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza, almeno 46 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani nei soli primi nove giorni di giugno, inclusi diversi bambini. Da quando è stato firmato l’accordo di cessate il fuoco il 10 ottobre 2025, Israele ha ucciso quasi mille palestinesi, con più di 1.400 raid e attacchi di artiglieria, e oltre 1.200 incidenti con sparatorie, secondo un rapporto condiviso dalla parte palestinese con i mediatori.

La popolazione vive nell’incubo della “linea gialla”, la linea di controllo israeliano all’interno di Gaza. Netanyahu ha recentemente annunciato l’intenzione di portare il controllo israeliano al 70% del territorio, mentre attualmente già oltre il 60% è sotto controllo militare di Tel Aviv. I residenti vicini a questa linea raccontano di essere sotto tiro costante, senza accesso agli aiuti umanitari. Il tutto accade nel silenzio dei grandi media internazionali che hanno girato gli occhi dall’altra parte.

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