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Difesa

Il caccia europeo di sesta generazione non si fa: Francia e Germania pronte a divorziare

Il programma europeo FCAS per un caccia di sesta generazione è sul punto di collassare dopo anni di veti e divergenze tra Francia e Germania.
Fcas, Francia e Germania divorziano sul caccia

Il più ambizioso programma di difesa europeo, il Future Combat Air System (FCAS) – in francese SCAF (Système Aérien du Futur) – è ormai sull’orlo del collasso. Dopo otto anni di trattative, veti incrociati e incomprensioni tecniche, il sogno di un caccia di sesta generazione franco-tedesco-spagnolo rischia di dissolversi definitivamente, lasciando sul terreno una voragine strategica e finanziaria da circa 100 miliardi di euro.

A confermare il gelo tra i due partner principali è il Berliner Zeitung, che cita fonti governative tedesche: il cancelliere Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron avrebbero ormai preso atto dell’impossibilità di far coesistere i colossi Dassault Aviation (Francia) e Airbus Defence (Germania e Spagna). Secondo informazioni dell’agenzia Deutsche Presseagentur, ai massimi livelli dei due esecutivi si respira ormai un «realismo amaro»: i rispettivi campioni nazionali non trovano alcun punto d’incontro.

Solo due settimane fa, il numero uno di Airbus Defence, Michael Schoellhorn, aveva escluso un «completo fallimento» del programma. Ma persino lui ha dovuto ammettere, citato da Reuters, che tra Airbus e Dassault esistono «divergenze parzialmente insormontabili». Il nodo è antico e noto: la Francia ha sempre rivendicato la leadership progettuale e costruttiva del futuro caccia, arrivando a chiedere, nella scorsa estate, l’80% del carico di lavoro complessivo. Una richiesta giudicata inaccettabile da Berlino, che ha sempre preteso una ripartizione equa di competenze, brevetti e linee di assemblaggio.

Un fallimento annunciato?

Trattasi di un epilogo annunciato. Già lo scorso novembre, sulle colonne di InsideOver, Paolo Mauri aveva tracciato con precisione lo scenario che si sarebbe concretizzato nei mesi successivi. «Quelle che, alcuni mesi fa, erano apparse solo voci di corridoio, ora si sono concretizzate: la Germania intende perseguire un proprio progetto per un caccia di sesta generazione abbandonando, di fatto, il programma franco-tedesco-spagnolo SCAF», scriveva Mauri.

Secondo l’analista, lo SCAF (Système Aérien du Futur) si era già «quasi del tutto dissolto come neve al sole», portando a una frammentazione di sistemi che nessuno aveva preventivato al momento del lancio nel 2017. La Germania, preso atto delle minacce di uscita di Dassault (arrivate al culmine a luglio), ha iniziato a correre ai ripari: prima sondando l’ingresso nel consorzio trinazionale GCAP (Regno Unito, Giappone, Italia), poi riformulando lo SCAF come un semplice quadro di riferimento per l’interoperabilità.

Il piano B di Berlino: un “sistema di sistemi”

La vera scommessa tedesca si chiama ora Combat Fighter System Nucleus (CFSN). Come spiegato da Paolo Mauri si tratta di «un sistema di sistemi del tutto nuovo» che vedrà probabilmente un caccia di nuova generazione, ma soprattutto il primo Combat Cloud operativo in Europa e una famiglia di droni CCA (Collaborative Combat Aircraft) senza pilota. Un approccio radicalmente diverso da quello francese, incentrato invece su un velivolo abitato di punta (il futuro NGF) fortemente voluto da Dassault.

Il programma FCAS era nato nel 2017 con l’obiettivo di sostituire dal 2040 in poi l’Eurofighter Typhoon (tedesco) e il Rafale (francese). Oggi, a distanza di otto anni, l’Europa della difesa torna a essere frammentata: da un lato la Francia, che potrebbe proseguire da sola o con partner minori; dall’altro la Germania, che punta su una piattaforma più modulare e digitale. E nel mezzo, Spagna e Italia osservano, pronte a ridisegnare le alleanze.

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